Acqua, un kit anti sprechi per le imprese agroalimentari

[26 giugno 2013]

La scarsità di acqua, ne abbiamo avuto prova nell’ultimo decennio in cui sono stati rilevati tre anni fortemente siccitosi, è un elemento sempre più tangibile, condizionato dai cambiamenti climatici, anche in realtà come quella italiana e più in generale del bacino del Mediterraneo, per le quali i  climatologi prevedono nei prossimi anni, condizioni ancora di maggiore aridità e irregolarità delle precipitazioni.

Tutti i settori produttivi quindi sono chiamati a risparmiare acqua non solo per le priorità di carattere ambientale ma anche per rimanere competitivi. Questo vale specialmente per il settore agroalimentare italiano, ed in particolare per quello della pianura padana che ha caratteristiche di grande bacino produttivo e di trasformazione dell’agroalimentare nazionale, che vede la coesistenza di produzioni fortemente intensive e industrializzate e di realtà che fanno del presidio territoriale e della valorizzazione di produzioni tipiche la loro attività principale.

In base a queste evidenze, nell’ambito del progetto Life+ AQUA, a cui tra gli altri hanno partecipato Arpa Emilia-Romagna e Regione Emilia-Romagna, è stato creato un kit per il risparmio idrico nella filiera agroalimentare.

Si tratta di un insieme di strumenti, pensati per le imprese e le aziende di tutto il comparto, volti a monitorare i consumi idrici e a definire una strategia per l’efficientamento dell’attività dal punto di vista del fabbisogno di acqua. Uno strumento ciclico, che permette cioè una valutazione periodica ed una rendicontazione dei cambiamenti raggiunti, suddiviso in 6 step: il punto di partenza è la valutazione della conformità normativa: rispondendo ad alcune domande chiave il programma restituisce un’immagine dello stato di rispondenza dell’azienda alle norme riguardanti le risorse idriche.

Il secondo step prevede la valutazione dei propri consumi idrici correnti e dell’uso dell’acqua all’interno dell’azienda: i consumi della singola azienda vengono anche confrontati con valori medi definiti a livello europeo ed italiano.

Il terzo gruppo di strumenti entra nelle specificità delle diverse filiere agroalimentari: ortofrutticola, carni, lattiero-casearia, vitivinicola, seminativa e grandi colture. Per ognuna si possono visualizzare i processi produttivi tipici, le aree di maggior intensità idrica e i consumi medi previsti dalle Bat (il documento che racchiude le migliori tecnologie italiane e europee, utilizzato anche come indicatore di confronto nello strumento di valutazione dei consumi al punto 2).

Il quarto step raccoglie tutte le tecnologie e gli interventi che possono essere adottati per risparmiare acqua, divisi per settore produttivo. Questo compendio può essere tenuto in considerazione nella definizione delle propria strategia di risparmio idrico.

Il quinto step: per facilitare la scelta delle azioni e degli investimenti da implementare per ridurre il consumo idrico, sono stati costruiti due strumenti di valutazione dell’opportunità e della convenienza delle diverse alternative individuate al punto 4. Il primo è uno strumento di valutazione del tempo di ritorno dell’investimento e il secondo calcola invece i risparmi idrici, e di conseguenza economici, ottenibili dall’applicazione delle diverse tecnologie. Questi due strumenti permetteranno all’azienda di prendere decisioni ponderate sugli interventi da pianificare.

Infine con l’ultimo e sesto step si arriva alla redazione di un Piano d’azione che potrà essere scaricato e compilato dalle imprese, e che dovrà essere condiviso all’interno dell’Alleanza per l’Acqua (la rete degli aderenti e promotori del progetto Aqua) come elemento di impegno concreto per la tutela della risorsa idrica sul territorio. Il Piano d’azione dovrà essere rivisto annualmente per verificare il raggiungimento degli obiettivi fissati e il miglioramento dell’eco-efficienza dell’azienda. Si tratta inoltre di uno strumento di comunicazione e trasparenza verso gli stakeholder chiave, clienti, fornitori, soci, ecc., rispetto all’impegno e alla responsabilità sociale e verso il territorio dell’azienda.

Il kit che è già stato adottato, sperimentato e testato dalle imprese promotrici del progetto e da altre 15 coinvolte successivamente, è stato realizzato con il contributo di un panel di 19 esperti di livello internazionale che comprende, oltre ai promotori, alcuni istituti di ricerca – CNR, CRPA, CRPV, ENEA, Laboratorio Enviren, Nomisma – le Università Bocconi, di Ferrara e di Padova, CER, CEVICO, Geetit, Granarolo e Unipeg.

Le imprese agroalimentari possono iniziare il percorso collegandosi al sito http://kit.life-aqua.eu