Acqua, la multa sullo spreco delle reti idriche costa all’Italia 476 milioni di euro l’anno

Ad oggi sono ancora 110 gli agglomerati condannati secondo la prima procedura di infrazione

[21 settembre 2016]

Acqua radioattiva

La mancata gestione sostenibile dell’acqua sul territorio italiano, attraverso appropriate ed efficienti reti idriche, costa al Paese importanti sacrifici sia dal punto di vista ambientale sia economico. Come sottolineano da Watec Italy, il convegno internazionale (40 i Paesi coinvolti) sulle tecnologie per il trattamento dell’acqua e la salvaguardia dell’ambiente apertasi oggi a Venezia, ad oggi sono ancora 110 gli agglomerati condannati secondo la prima (in totale sono tre) procedura di infrazione inflitta all’Italia dall’Unione europea per mancato adeguamento di impianti e reti di depurazione. Da questo punto di vista, anche la gestione post-referendaria della risorsa idrica non ha certo contribuito a sanare le criticità.

Più in generale, in media in Italia – sono i dati raccolti dal Consiglio nazionale della green economy – le perdite nelle reti sono stimate tra il 30-40%, gli acquedotti e le reti fognarie soffrono di vecchiaia, il 24% delle condotte e il 27% della rete fognaria ha più di 50 anni, ed ancora esiste un 8% di condotte in cemento amianto, meno della metà degli impianti di depurazione (45%) assicura un trattamento dei reflui almeno secondario e sul fronte qualità, il 2,2% dei campioni è risultato fuori norma con un 9% sulle isole. E non a caso proprio in Sicilia sono 43 gli agglomerati di oltre 40.000 abitanti/equivalenti coinvolti nella querelle delle multe europee.

«I motivi dei ritardi sono legati alla pessima gestione delle rete idriche: manca il concetto di sistema idrico integrato – spiega a Watec Vania Contrafatto, assessore per l’Energia e i servizi di pubblica utilità Regione Sicilia – Ci sono ancora nella nostra Regione realtà che a Roma chiamano “i pozzettari”, reti idriche gestiti dai singoli cittadini che ostacolano le opere in atto. Nonostante questa anarchia di sistema, da quando la Presidenza del consiglio mi ha nominato Commissario Straordinario per la progettazione, l’affidamento e la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione, sono già stati avviati 10 interventi. Entro la fine dell’anno partiranno altri 10 e nei primi mesi del 2017 saranno avviati i restanti con l’obiettivo di avere una rete idrica funzionante entro il 2020. La Regione Sicilia è una terra meravigliosa con dei paesaggi che non hanno nulla da invidiare ai luoghi esotici, ma la mala gestione non ha dato un bel biglietto da visita. Siamo quindi qui a Watec Italy per trovare soluzioni innovative e tecnologiche per restituire alla Sicilia la bellezza che merita».

La priorità, in Sicilia come in Italia in generale, rimane quella degli investimenti. Che non ci sono. Secondo il Consiglio nazionale della green economy ammonterebbero a 5 miliardi di euro l’anno gli investimenti necessari per le infrastrutture idriche italiane, ma sono appena un quarto quelli – con riflessi nelle bollette dei cittadini – effettivamente pianificati (la metà concentrati in sole 3 regioni, Lombardia, Lazio e Toscana). Senza investimenti, però, l’acqua continuerà a divenire spreco, e le multe europee continueranno ad arrivare: una nuova versione, tutta italiana, dell’austerity idrica.