Acqua, lavoro e il fondamentale ruolo delle donne: il caso Freddas

In Senegal il progetto di Green cross ha sottratto terreni alla desertificazione, introdotto nuove tecnologie e ribaltato il ruolo tradizionale della figura femminile

[22 marzo 2016]

Freddas_Elena-Seina_low04

Nel Nord del Senegal, Green cross ha reso coltivabili 600mila metri quadrati di terreno contribuendo alla sicurezza alimentare e portando reddito ai coltivatori delle comunità rurali di Bokhol e Gouriki Samba Diom. Con il supporto dei tecnici Enea, ha installato due impianti fotovoltaici da 100 kWp e 50 kWp, permettendo agli agricoltori di limitare la dipendenza dal gasolio, con una riduzione del 35% dei costi totali di produzione e delle emissioni di CO2. E ha introdotto i nuovi sistemi d’irrigazione “goccia a goccia”.

Sono questi alcuni dei notevoli risultati ottenuti attraverso il progetto “Freddas” in Senegal, un lavoro durato tre anni che ha contribuito ad assicurare acqua, sostenibilità energetica, lavoro e pari dignità alle donne. Co-finanzianziato dalla Cooperazione italiana allo Sviluppo del ministero degli Affari esteri e dall’azienda fito-cosmetica L’Erbolario, “Freddas” ha sottratto terreni alla desertificazione, introdotto nuove tecnologie per l’irrigazione e ribaltato il ruolo tradizionale della donna.

«Abbiamo installato sui terreni centinaia di chilometri di tubi e creato impianti di micro-irrigazione che consentono di ridurre dell’80% il consumo di acqua e risparmiare circa 800 milioni di litri ogni anno – spiega il presidente di Green Cross Italia Elio Pacilio – L’accesso e lo sfruttamento delle risorse naturali per generare lavoro e prosperità sono spesso fonte di conflitti tra le comunità e con la natura. Per questo abbiamo realizzato un progetto sostenibile a 360 gradi».

Ma la vera innovazione di questo progetto è stata mettere in discussione la scarsa presenza femminile negli incarichi più importanti: adesso le donne non solo lavorano ma prendono anche parte ai processi decisionali e ricoprono ruoli di responsabilità all’interno delle imprese sociali che sono state costituite. Sono diventate proprietarie di parcelle di terreno e per di più si occupano della vendita dei prodotti agricoli, viaggiando alla volta dei mercati regionali a bordo di carri a trazione animale forniti dall’Ong. Una cosa prima impensabile.

«Fino a quando il progetto non è arrivato in queste terre – racconta Ramatoulaye Kane, responsabile delle attività delle agricoltrici dei villaggi beneficiari – le donne si dividevano tra il lavoro nei campi e la cura della casa. E se chiedevamo loro di parlare anche solo di come fosse andata la giornata, molte incaricavano un uomo di farsi portavoce oppure rispondevano “domani, domani”. Non erano abituate a prendere parte alle decisioni, pur essendo molto attive nella vita della comunità».

«Grazie a Freddas ad oggi circa mille persone hanno trovato lavoro o consolidato occupazioni precarie, sia sui terreni che nella gestione degli apparati tecnologici – racconta Elena Seina, coordinatrice delle attività di genere di Green Cross Italia – Di queste, 650 sono donne». Donne protagoniste di cambiamenti economici e culturali di cui hanno beneficiato gli oltre 11.000 abitanti delle comunità coinvolte in Freddas.