Istat: 37,4% nel 2012, nel 2008 era il 32,1%

Acqua potabile, sempre più perdite dalle condotte

Depurato solo il 57,6% dei carichi inquinanti di origine civile

[1 luglio 2014]

Secondo il report  “Censimento delle acque per uso civile pubblicato dall’Istat, «Nel 2012 il volume complessivo di acqua prelevata per uso potabile è pari a 9,5 miliardi di metri cubi, con una crescita del 3,8% rispetto al dato censito nel 2008. Il 30,6% dell’acqua prelevata esce dai trattamenti di potabilizzazione, per un totale annuo di 2,9 miliardi di metri cubi. Il volume immesso nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile è pari a 8,4 miliardi di metri cubi, 385 litri al giorno per abitante. Il valore risulta superiore del 2,6% rispetto a quanto registrato nel 2008». In media ogni italiano consuma 241 litri di acqua al giorno, per un totale di 5,2 miliardi di m3 erogati, 12 litri al giorno in meno rispetto all’ultimo dato censito nel 2008».

Non sembra invece essere cambiato molto per quanto riguarda  le  dispersioni delle reti di distribuzione dell’acqua potabile che arrivano a 3,1 miliardi di m3, « Pertanto – dice l’Istat –  il 37,4% dei volumi immessi in rete non raggiunge gli utenti finali. Si registra un peggioramento rispetto al 2008, quando le dispersioni di rete erano del 32,1%». A questo va aggiunto che «Il volume immesso nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile è pari a 8,4 miliardi di metri cubi, 385 litri al giorno per abitante», quindi superiore del 2,6% rispetto ai dati 2008, mentre il volume erogato agli utenti è di 5,2 miliardi di m3, corrisponde a un consumo giornaliero di  241 litri per abitante.

«Nel complesso – sui legge nel report –  le dispersioni delle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile ammontano a 3,1 miliardi di metri cubi. Pertanto il 37,4% dei volumi immessi in rete non raggiunge gli utenti finali».  A livello regionale, per quanto riguarda la dispersione di acqua le maggiori criticità si registrano  nelle Isole e nel Centro-Sud, con le eccezioni di Abruzzo e Puglia, che negli ultimi anni hanno sanato alcune situazioni di forte dispersione.  Ma l’Istat sottolinea che «Seppur con livelli più bassi, anche nelle regioni del Nord si registra un generale peggioramento della dispersione di rete, ad eccezione della Valle d’Aosta».

In Italis l’Ista ha censito 18.786  impianti di depurazione delle acque reflue urbane, dei quali  18.162 in esercizio, concentrati con il maggior numero al nord, ma anche qui il report avverte che «Gli impianti di depurazione con trattamento avanzato, pur rappresentando soltanto il 10% degli impianti complessivi, trattano più del 60% dei carichi inquinanti convogliati nei depuratori delle acque reflue urbane. Nella maggior parte dei casi tali impianti sono a servizio dei grandi centri urbani».  Invece nel Sud e nelle Isole è più alta la percentuale di impianti con trattamento almeno secondario.

Il nord-ovest è in testa per la depurazione, chiudono la classifica Sicilia e Friuli-Venezia Giulia

In Italia negli impianti di tipo secondario o avanzato viene trattato solo Il 57,6% dei  carichi inquinanti di origine civile, una quota di poco superiore   al 56,5% del 2008. La buona notizia è che «Rispetto al 2008, si riduce del 27,8% il carico di inquinanti di origine industriale che affluisce agli impianti di depurazione delle acque reflue urbane con trattamento secondario o avanzato. Una riduzione dovuta non solo alla crisi economica ma anche ad un miglior sviluppo di infrastrutture».