Acqua, pubblicati i criteri di valutazione del costo ambientale e quello della risorsa

[9 aprile 2015]

Sono arrivati i criteri di valutazione del costo ambientale e del costo della risorsa “acqua”, coerentemente con quanto previsto dalla direttiva quadro sulle acque. Con decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di ieri, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha approvato le linee guida per la definizione del costo ambientale e del costo della risorsa per i vari settori d’impiego dell’acqua e la proposta metodologica per la rendicontazione (reporting) degli aspetti economici.

Lo scopo del nuovo documento è quello di fornire un riferimento tecnico per le Amministrazioni competenti al fine di effettuare la ricognizione dei costi ambientali e dei costi della risorsa già internalizzati negli esistenti strumenti di recupero dei costi e di effetuare l’identificazione di quelli da internalizzare e di  quelli residui.

I costi ambientali sono i costi legati ai danni che l’utilizzo delle risorse idriche causa all’ambiente, agli ecosistemi o ad altri utilizzatori. Sono anche quei costi legati alle alterazioni e riduzioni della funzionalità del sistema acquatico o al degrado della risorsa sia per le eccessive quantità adottate sia per la minore qualità dell’acqua, tali da danneggiare gli usi dei corpi idrici o il benessere derivante dal valore assegnato al non uso di una certa risorsa.

Quindi il costo ambientale è qualsiasi spesa, intervento o obbligo per il ripristino, la riduzione o il contenimento del danno. Il tutto per raggiungere gli obiettivi di qualità delle acque previsti nei piani di gestione, imputabili direttamente al soggetto che utilizza la risorsa.

I costi della risorsa, invece, sono i costi delle mancate opportunità imposte ad altri utenti in conseguenza dello sfruttamento intensivo al di là del livello di ripristino e di ricambio naturale della risorsa tenendo conto di una serie di fattori. Ossia della disponibilità idrica spazio-temporale, dei fabbisogni attuali e futuri, della riproducibilità della risorsa e della qualità della stessa, dei vincoli di destinazione e degli effetti economici, sociali e ambientali prodotti dall’utilizzo della risorsa, la qualità della stessa e la rinuncia ai benefici dell’uso alternativo rispetto a quello scelto.

Il costo della risorsa esiste, dunque, solo se l’alternativa d’uso dell’acqua genera un valore economico maggiore rispetto all’uso corrente dell’acqua ed è determinato dallo spaziamento che gli usi attuali determinano in rapporto a due fattori: domanda inevasa e maggiore valore aggiunto e valori presuntivamente utili al raggiungimento degli obiettivi di qualità.

E’ su tali costi insieme a quello finanziario – ossia quello legato alla fornitura e alla gestione degli usi e dei servizi –  che si articola l’analisi economica che la direttiva quadro prevede.

La direttiva (2000/60), infatti, stabilisce obiettivi di qualità e disciplina le modalità per conseguirli, anche attraverso l’attuazione di una idonea politica dei prezzi dell’acqua. In questo modo cerca di incentivare un uso razionale della risorsa idrica e in applicazione del principio chi inquina paga cerca di consentire un adeguato contributo al recupero dei costi compresi quelli ambientali e della  risorsa. E lo fa ritenendo l’analisi  economica  uno  degli  strumenti fondamentali per agevolare un utilizzo idrico sostenibile.