Acque inquinate da nitrati, dietro la lavagna dell’Ue stavolta va la Francia

[5 settembre 2014]

La Corte di Giustizia Ue ha condannato la Francia per non aver adeguatamente protetto le acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole. Lo Stato ha omesso di adottare le misure necessarie per garantire interamente e correttamente l’attuazione di tutti i requisiti previsti dalla direttiva sui nitrati per la redazione dei programmi d’azione per quanto riguarda le zone vulnerabili designate.

La direttiva del 1991, la numero 676 cerca di ridurre l’inquinamento delle acque causato direttamente o indirettamente dai nitrati di origine agricola e cerca di prevenire qualsiasi ulteriore inquinamento di questo tipo. Quindi mira a creare gli strumenti necessari affinché sia garantita, nell’Unione europea, la protezione delle acque dall’inquinamento.

Per conseguire tali obiettivi, gli Stati membri sono tenuti ad elaborare e a mettere in atto programmi d’azione per quanto riguarda le zone vulnerabili designate. Tali programmi – la cui attuazione spetta agli Stati – devono comportare misure intese a limitare l’applicazione sui terreni di tutti i fertilizzanti contenenti azoto e, in particolare, a stabilire restrizioni specifiche all’applicazione di effluenti da allevamento. E devono tenere conto delle migliori conoscenze scientifiche e tecniche disponibili nonché delle condizioni fisiche, geologiche e climatiche di ciascuna regione .

Sebbene gli Stati membri dispongano di un certo margine discrezionale nella scelta delle modalità precise di attuazione delle prescrizioni della direttiva essi sono comunque tenuti a fare in modo che gli obiettivi della direttiva, e pertanto gli obiettivi della politica dell’Unione nel settore dell’ambiente, siano realizzati.

Quindi gli Stati membri sono particolarmente tenuti, per soddisfare pienamente il requisito della certezza del diritto, a fare in modo che la loro normativa destinata a garantire la trasposizione di tale direttiva sia chiara e precisa.