Ferruzza a greenreport: «Il Parco Agricolo della Piana non può essere solo una cornice»

Aeroporto di Firenze, le proposte di Legambiente per unire ambiente e sviluppo

Per l’associazione revisioni da realizzarsi dentro una logica di “hub interregionale” che unisca Firenze, Pisa e Bologna

[29 ottobre 2013]

Attraverso un documento tecnico, Legambiente entra in modo circostanziato nel dibattito sulla qualificazione dell’aeroporto di Firenze, sul Parco agricolo e sui destini della Piana, che da sempre è stata oggetto di una particolare attenzione da parte dell’associazione.

Nella premessa politica alle osservazioni dell’Integrazione al Pit, inviate al presidente del Consiglio regionale della Toscana, l’associazione ambientalista specifica che «le due parti di cui si compone l’atto appaiono in evidentissimo contrasto tra loro, per l’assoluta alterità ed estraneità della “qualificazione” aeroportuale del Vespucci rispetto alla meritoria e mai tanto necessaria “definizione” ed implementazione del “Parco Agricolo della Piana”».

Le ragioni di questo contrasto sono evidenziate dai vari rilievi di criticità emersi nei mesi scorsi sull’ipotesi di fattibilità del nuovo scalo ad oggi più accreditata, con RWY ad inclinazione 12/30 (e cosiddetta “parallela convergente alla A11”). Un primo aspetto critico, per Legambiente, riguarda la strategia generale. Infatti il lavoro tecnico-politico della Regione, si basa sull’integrazione degli scali di Firenze e Pisa, in vista di una futura holding integrata detta Aeroporti della Toscana.

«Per il Vespucci stiamo parlando ancora di una funzione e di una statura da city airport? Oppure, come velatamente s’intuisce dalla documentazione di AdF e come, invece, negli ultimi giorni esplicitamente dichiara Enac, s’intende elevare la sua categoria da “3c” a “4d” (che si tradurrebbe nell’allungamento della pista a 2.400 mt e nell’accoglienza di aeromobili molto più grandi e inquinanti, quali, a puro titolo esemplificativo, gli Airbus A320 e A321)? Perché, se di questo si sta trattando, sfugge del tutto la logica con cui apparentemente si declama l’integrazione con lo scalo di Pisa e poi gli si fa concorrenza coi fatti», scrive Legambiente.

Il secondo punto critico riguarda gli aspetti ecologici e naturalistici, che a contrario di quanto si dichiara, per l’associazione ambientalista sono dimenticati. Qualora l’ipotesi di RWY12/30 andasse avanti, osserva Legambiente, il sedime aeroportuale del nuovo scalo cancellerebbe: il Sir Stagno di Peretola, l’Anpil Podere della Querciola e l’Oasi erpetologica Val di Rose (tutte aree site nel Comune di Sesto Fiorentino, con valenza di SIC-ZPS), oltre ad interferire con l’Oasi gestita dal WWF Stagni di Focognano (area SIC-ZPS sita nel Comune di Campi Bisenzio). «In altri termini, resta davvero arduo comprendere come si possano spacciare con vanto gli oltre 7.400ha di parco, senza spendere una sola parola sul peso ecologico specifico delle aree che scomparirebbero per sempre dall’ecosistema palustre della Piana», sottolinea Legambiente.

Altro aspetto, ritenuto sottovalutato dalla Regione Toscana nelle Integrazioni al Pit, riguarda le ulteriori pressioni ambientali che ricadrebbero su un’area tra le più antropizzate d’Italia. Per l’associazione ambientalista, in particolare, non sono fornite risposte soddisfacenti per  l’emergenza smog e l’inquinamento acustico in un territorio dove occorrerebbe invece un salto di qualità della politica per attuare un’epocale azione di riduzione delle pressioni ambientali.

«A questa logica e a queste aspirazioni, rispondeva (e, per quanto ci riguarda, continua a rispondere) la visione di un Parco Agricolo – ha ribadito Legambiente – Un parco che disinquina, che coltiva, che produce in filiera corta, che quindi distribuisce e poi commercia. In estrema sintesi, un parco che attua pienamente i principi dello Sviluppo Sostenibile, tanto citati nei PRS».

Un ultimo aspetto critico attiene l’assetto idraulico e trasportistico della Piana. In particolare, per Legambiente pare di difficilissima risoluzione tecnica, «sia lo spostamento forzoso del Fosso Reale, sia il sotto attraversamento dell’eventuale nastro 12/30 da parte di Via dell’Osmannoro, oggi unica arteria di collegamento nord/sud tra Sesto e l’area dei borghi occidentali di Firenze (Quaracchi, Petriolo, Peretola)».

A fronte di questo quadro greenreport ha chiesto lumi a Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana.

L’associazione intende mantenere lo status quo o se avanza alcune proposte alternative?

«A nostro avviso è possibile una “riqualificazione” dello scalo se e solo se il progetto si tradurrà e declinerà in una cornice di decisamente maggiore sostenibilità ambientale e di sicurezza. In altre parole, Legambiente contrappone con la massima forza e chiarezza all’ipotesi di allungamento, una proposta di revisione ed efficientamento dell’operatività dello scalo – dall’attuale 92% al 95% – così come imposto dalle regole internazionali Icao, misura che da sola scongiura il tanto temuto declassamento, sulla base di una pista che non superi i 1.700 mt attuali, e quindi la categoria “3c”. Questa revisione dovrà realizzarsi, rigorosamente, dentro una logica di “hub interregionale” Firenze/Pisa/Bologna. Inoltre il Parco Agricolo della Piana non può essere solo una cornice, un paravento, o, ancor peggio, uno specchietto per le allodole, per indorare la pillola del nuovo aeroporto. Può e deve essere, invece, il vero scenario di fondo, verso cui tutte le Istituzioni toscane remano all’unisono».

Anche per attuare la vostra proposta sono possibili ulteriori impatti ambientali su un territorio già fragile. Cosa chiedete a tutela?

«L’atto, in fase di approvazione, dovrà necessariamente arricchirsi di una serissima Valutazione d’impatto ambientale e di una altrettanto seria Valutazione d’impatto sanitario, entrambe solidamente incardinate ad una piattaforma di Piano industriale, che AdF dovrà produrre nel minor tempo possibile. Solo con questa clausola di sostenibilità, infatti, potranno intessersi i necessari legami patti tra Sat, AdF e Sab, in vista di una holding transappenninica che sappia reggere l’urto della competizione europea, senza cedere di un millimetro sul versante della qualità della vita e della salubrità ambientale della più popolosa area metropolitana della regione».