Ai repubblicani non piace l’acqua pulita. Il Senato Usa boccia il Clean water rule dell’Epa

Ma i democratici chiedono lo stop all’estrazione di petrolio, gas e carbone dalle terre federali

[5 novembre 2015]

Repubblicani

I senatori repubblicani statunitensi non sono riusciti a far passare un disegno di legge che avrebbe obbligato l’Environmental protection agecy (EPA) a riscrivere il suo Clean Water Rule  e quindi hanno messo in piedi, subito, un’altra votazione che blocca il regolamento sulle acque in base al Congressional Review Act.

La risoluzione, proposta dal repubblicano Joini Ernst è stata approvata a stretta maggioranza, 55 sì contro 43 no,  da tutti i repubblicani che hanno ricevuto il sostegno di  tre democratici: Joe Donnelly, Heidi Heitkamp e Joe Manchin.

Il voto è avvenuto  appena un’ora dopo che il senato non era riuscito a far passare una legge proposta da  John Barrasso che avrebbe annullato il Clean Water Rule, che prevede parametri rigorosi per l’EPA e l’Army Corps of Engineers.  Se fosse passata la proposta di Barrasso, l’EPA avrebbe dovuto riformulare tutto il regolamento e consultarsi con l’industria privata e con i governi locali e statali.

Teoricamente la risoluzione di Ernst è molto peggio: eliminerebbe del tutto il Clean Water Rule , ma è stata approvata con un meccanismo parlamentare che prevede il consenso del Presidente USA e l’amministrazione di Barack Obama ha già fatto sapere che metterà il veto. Si tratta quindi di un tiro a salve per mettere in difficoltà Obama e per dare un contentino alla lobby degli inquinatori che finanzia i repubblicani e qualche democratico.

Il Clean Water Rule, la cui versione definitiva è stata approvata a maggio, punta a chiarire quali siano le acque di competenza dell’EPA all’interno del Clean Water Act. Quello he non va giù ai repubblicani è che il regolamento estenderebbe la protezione dell’EPA, e quindi del governo federale, a 2 milioni di miglia di corsi d’acqua e a 20 milioni di acri di zone umide, che forniscono acqua potabile ad un terzo del Paese.

Gli oppositori sostengono che il regolamento è troppo ampio, che comprende anche rogge e stagni stagionali. Il regolamento non piace soprattutto all’agroindustria che sostiene che così gli agricoltori dovrebbero sottostare a requisiti gravosi che riguarderebbero la costruzione di recinzioni o l’applicazione di fertilizzanti. L’EPA nega e sostiene che il regolamento non richiederebbe obblighi supplementari e che mantiene tutte le esenzioni  previste dal Clean Water Act.

Nonostante la risoluzione di Ernst abbia scarse probabilità di successo, la decisione del Senato Usa ha fatto arrabbiare gli ambientalisti. Secondo Dalal Aboulhosn,  che rappresenta Sierra Club a Washington, ha detto che «Anche in circostanze normali, utilizzare il Congressional Review Act per abrogare iniziative sarebbe una scelta estrema, ma il suo utilizzo per minare le garanzie per l’acqua potabile dimostra un livello non comune di totale indifferenza per la salute delle famiglie americane. Questo voto dimostra che la leadership repubblicana si preoccupa di più di permettere agli inquinatori di fare ciò che vogliono con le nostre acque che di proteggere i 17 milioni di americani la cui acqua e luoghi di ricreazione sono protetti dal Clean Water Rule».

Gli industriali invece si congratulano con i senatori repubblicani e annunciano che avranno tutto il loro sostegno se cercheranno di far bocciare il Clean Water Rule  sia dal Congresso che nei tribunali. Ross Eisenberg, vice presidente e responsabile politica energetica e risorse della National Association of Manufacturers ha detto: «Proteggere le acque della nostra nazione è una priorità per i produttori, ma abbiamo bisogno di un approccio regolamentare equilibrato che produca un regolamento conforme al diritto e alla politica. Il waters rule definitivo non soddisfa questo standard. I produttori continueranno a combattere questa norma nei tribunali e sosterranno il Congresso che cerca di rinviare questo regolamento  all’amministrazione Obama e all’Environmental Protection Agency». La National Association of Manufacturers è uno dei numerosi  business groups che hanno fatto causa al governo federale,  insieme a 27 Stati Usa, contro il  Clean Water Rule . Alla fine di agosto, un giudice federale del Nord Dakota ha emesso un’ingiunzione temporanea contro il regolamento EPA che ha impedito la sua attuazione in almeno 13 stati.

I democratici rispondono a questa offensiva  rilanciando con i senatori Jeff Merkley e il “socialista” Bernie Sanders, candidato alle primarie per la presidenza, che colpiscono i repubblicani e i loro finanziatori dove fa loro più male: il petrolio, il gas e il carbone.

Infatti Merkley e Sanders hanno presentato oggi la proposta di legge Keep it in the Ground Act of 2015, che vieterebbe nuovi contratti di locazione o il rinnovo di  quelli in scadenza, per estrarre carbone, petrolio e gas in tutte le  terre e le acque federali, sottolineando che i combustibili fossili nascosti nelle terre e nelle acque federali sono valuta in 450 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, che così rimarrebbero sotto terra, invece di finire in atmosfera.

Marissa Knodel, di Friends of the Earth USA si è subito complimentata con i due climate leaders del Senato: «Questa legge è uno dei pezzi più significativi della legislazione sul clima nella storia degli Stati Uniti. Dobbiamo mantenere i combustibili fossili sotto terra nei terreni e nelle acque federali per evitare i peggiori impatti dello sconvolgimento climatico e salvaguardare il nostro patrimonio naturale. Il gruppo di senatori firmatari di questo disegno di legge stanno dimostrando una vera leadership climatica quando ne abbiamo più bisogno. La Keep it in the Ground Act of 2015 indica la strada per quello che gli Stati Uniti possono e dovrebbero raggiungere nella lotta globale per prevenire la catastrofe climatica».

Ma per gli ambientalisti statunitensi c’è anche un’altra buona notizia: il Dipartimento di Stato ha respinto la richiesta di TransCanada di sospendere la valutazione della pipeline Keystone XL, per continuare a rivedere in proprio il progetto che dovrebbe portare il petrolio più sporco del mondo, quello delle sabbie bituminose canadesi, fino alle raffinerie e ai porti del Texas.

Il direttore esecutivo di Sierra Club Michael Brune, è molto soddisfatto: «Ci complimentiamo con il segretario John Kerry per aver respinto il palese tentativo di TransCanada di far perdere tempo all’amministrazione Obama, nella speranza di ottenere l’approvazione per la pipeline Keystone XL da una successiva amministrazione che potrebbe non fare affidamento sulla scienza del clima. Il futuro dell’oleodotto Keystone XL dovrebbe essere deciso, come il presidente Obama ha detto in precedenza, per il suo effetto sul nostro clima, non per la politica. Il Presidente Obama ha tutte le informazioni di cui ha bisogno di bocciare il Keystone XL, e siamo fiduciosi che lo farà». Anche perché tutti i candidati democratici alla presidenza Usa, compresa per ultima Hillary Clinton, si sono espressi contro la realizzazione del  Keystone XL