Dal governo 64 milioni di euro, 1,3 miliardi per tutta Italia: ne servirebbero 40

Alluvione a Firenze, dopo 49 anni 106 milioni di euro per dire: mai più

Circa il 70% delle risorse destinate su tutto il territorio regionale servirà per completare le casse di espansione di Figline

[4 novembre 2015]

alluvione firenze copyright Joe Blaustein 1

Arriva oggi, non a caso nel 49esimo anniversario dell’alluvione che nel 1966 devastò Firenze, quella che dovrebbe essere l’ultima firma per il finanziamento delle opere contro il dissesto idrogeologico previste dal Piano nazionale;  il presidente della Regione Enrico Rossi quale commissario di governo e il sindaco metropolitano di Firenze Dario Nardella hanno firmato a Roma  l’Accordo di programma quadro tra Regione Toscana, ministero dell’Ambiente, presidenza del Consiglio dei ministri con la struttura #Italiasicura e la città metropolitana di Firenze per l’assegnazione dei fondi stanziati dalla delibera Cipe 32/2015.

Nel concreto, si tratta di 106.682.238 euro, di cui 64 milioni assegnati dal ministero e 42 milioni dalla Regione, che andranno a finanziare opere “tempestivamente cantierabili” prevalentemente a Firenze e nella sua area metropolitana, con interventi previsti anche nel resto della Toscana. In particolare, sono dieci gli interventi individuati: 5 riguardano l’Arno nella e sono il completamento delle casse di espansione di Figline (74 milioni, l’operazione in assoluto più onerosa), gli interventi sui torrenti Mensola e Ema (15 milioni) e l’adeguamento dell’alveo del torrente Mugnone alle Cure di Firenze (5 milioni). Gli altri cinque sono relativi a lavori urgenti su corsi d’acqua o zone di elevata pericolosità idraulica del territorio toscano: la risagomatura del torrente Carrione a Carrara (2 milioni e 800mila euro), le casse di espansione sul fiume Era a Pontedera (7 milioni) e sul torrente Bicchieraia ad Arezzo (2 milioni e 300mila euro), il potenziamento dell’impianto idrovoro a Pisa (800mila euro).

Dal 1966 a oggi – sottolineano dalla Regione – le opere realizzate sull’asta dell’Arno ammontano già a circa 200 milioni, mentre la gran parte degli interventi che partiranno ora in Toscana (compreso il mega-progetto di Figline) si stima arriveranno a conclusione nel 2019. Se questo si verificasse sarebbe la testimonianza di una grande e importante accelerata nello stanziamento dei fondi e nel loro effettivo utilizzo.

«Siamo giunti a un punto di decisione importante – ha dichiarato il sindaco Dario Nardella – in un giorno non casuale, il 4 novembre, che evoca la strage dell’alluvione del 1966 sentita non solo dalla nostra città ma da tutto il Paese e anche al di fuori dei suoi confini. Sono grato a nome di tutti i fiorentini per questo accordo che aiuta a mettere in sicurezza Firenze e la città metropolitana sotto il profilo idrogeologico, con progetti e cronoprogrammi bene identificati».

Purtroppo lo stesso non può essere rivendicato dal governo per molte altre parti dell’Italia, che – come testimoniano le condizioni disastrose in cui versa la costa jonica in questi giorni – sono sottoposte a forte stress sotto il profilo del dissesto idrogeologico e presumibilmente lo rimarranno ancora per molto tempo. In tutto le risorse stanziate dall’esecutivo (comprese quelle per la Toscana) a oggi previste ammontano a 1,3 miliardi di euro in 5 anni, per la gran parte senza aggiunta di finanziamenti freschi ma andando a ripescare tra quelli non spesi in passato: per mettere quantomeno in sicurezza l’Italia, secondo lo stesso ministero dell’Ambiente di miliardi ne servirebbero almeno 40.