Arrestato l’ex ministro Corrado Clini, c’è di mezzo l’Iraq

[26 maggio 2014]

Arresti domiciliari per l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Lo si apprende dall’Ansa che spiega che la misura cautelare è stata fatta dalla Guardia di Finanza relativamente all’inchiesta aperta sulla bonifica del bacino del Tigri e dell’Eufrate in Iraq. Stessa misura per un ingegnere del padovano, socio dello studio che ha curato il progetto di bonifica. In questo contesto Clini – secondo l’accusa formulata nell’indagine dei finanzieri del Nucleo speciale spesa pubblica e del Comando di Ferrara – avrebbe distratto fondi per oltre 3 milioni di euro, in concorso con l’altra persona arrestata. L’ipotesi di reato è peculato ai danni del ministero dell’Ambiente.

Questa indagine ha l’aspetto di un altro frutto avvelenato dell’intervento della coalizione dei “volenterosi” in Iraq, con la dichiarata intenzione di Berlusconi di spartirsi le spoglie economiche del Paese. Una guerra insensata che ci è costata lacrime e sangue, che ha consegnato il potere in mano agli sciiti filo-iraniani, che ha reso l’Iraq un Paese ancora più insicuro con  l’infiltrazione dei tagliagole di Al Qaeda e che ora avrà i sui inevitabili strascichi affaristico/giudiziari, tenendo conto che ovviamente su tutta la vicenda che riguarda l’ex ministro saranno i tribunali a dare la sentenza. Mentre sul resto il giudizio politico e non solo non può che essere fortemente negativo.

Le misure restrittive – spiega sempre l’Ansa – sono state eseguite per l’accusa di peculato sulla base di “un’ipotesi distrattiva di 3,4 milioni di euro, relativa a un finanziamento di complessivi 54 milioni destinato dal Ministero a un progetto volto alla protezione e preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche, da realizzarsi in Iraq”. L’indagine è stata condotta in collaborazione con la Procura della Repubblica di Roma, il Nucleo Speciale Tutela Spesa Pubblica della Guardia di Finanza di Roma, la Procura Federale Svizzera di Lugano e la Polizia Giudiziaria Federale elvetica.

Da segnalare che la questione era salita già alla ribalta della cronaca grazie al Il Tempo che nel 2013 aveva raccontato alcune apparenti anomalie di quella operazione. E già allora l’ex ministro si era difeso con una lettera dove spiegava tra le altre cose che «Il programma è stato avviato nel 2003, nell’ambito di una iniziativa multilaterale che ha visto la partecipazione delle Agenzie e dei Ministeri dei paesi «della coalizione» (Australia, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Olanda, USA) oltreché della Banca Mondiale e del Programma delle Nazioni Unite sull’Ambiente (UNEP)». In particolare, aggiungeva, «il Ministero dell’Ambiente italiano ha avuto la leadership del progetto per la ricostruzione delle zone umide della Mesopotamia, desertificate dal regime Saddam Hussein con danni ambientali gravissimi al sistema climatico locale e del Golfo Persico, al prezioso ambiente naturale delle paludi che costituiva il «filtro» naturale per le acque del Tigri e dell’Eufrate, agli insediamenti sociali ed all’agricoltura». In quello stesso articolo spiegava anche come e quanti soldi erano stati usati. Evidentemente quelle sue spiegazioni non hanno convinto la guarda di finanza che oggi lo ha messo agli arresti domiciliari.