In esclusiva per greenreport.it l’analisi di Alfredo De Girolamo

Le aziende partecipate tra ideologia e buoni propositi: il documento Cottarelli visto dalla Toscana

Si pone al centro la riduzione dei costi ma senza puntare sul ruolo di motore di sviluppo

[11 agosto 2014]

Il documento predisposto dal Commissario Cottarelli denominato “Programma di razionalizzazione delle partecipazioni locali”, rappresenta un dossier complesso che contiene aspetti di riforma del settore interessanti, inseriti in una logica generale che ritengo “ideologicamente punitiva” e poco adatta a valorizzare un settore economico che dovrebbe essere posto al centro del rilancio del Paese, della crescita e dell’occupazione.

Inizio dai fattori positivi:

Il documento “classifica” con una certa puntualitàle varie tipologie di aziende partecipate, premessa indispensabile per un ragionamento serio e lucido su un settore molto variegato e complesso. La distinzione fra aziende che erogano servizi locali a rilevanza economica e non, aziende strumentali e aziende che operano su mercati concorrenziali vendendo beni e servizi mi sembra finalmente corretta (anche se non mancano negli elenchi alcuni errori: i parcheggi non sono sempre attivitàin concorrenza, le farmacie sono trattate in modo non chiaro). La proposta di incentivare forme di aggregazione delle aziende che operano nei servizi pubblici locali a rilevanza economica è condivisibile e finalmente il Commissario si è reso conto che esiste già da tre anni una norma che obbligherebbe ad affidare i servizi sulla base di ambiti territoriali ottimali. Le forme di incentivo economico e fiscale poi sono abbozzate e potrebbero essere descritte meglio, ma a questo penserà il Ministero dello sviluppo economico con un proprio provvedimento.

E’ evidente che il punto è il sostegno agli investimenti pubblici, argomento centrale in queste aziende e che non sembra particolarmente al centro delle attenzioni del Commissario, attento più a ridurre alcuni costi (per altro non rilevanti) invece che a valutare l’effetto positivo sul Pil di un’azione efficace di questi settori e di una corretta regolazione.

Anche l’individuazione di specifici interventi per le aziende “particolarmente” in perdita (una ventina, nessuna delle quali in Toscana) è un approccio corretto, teso a distinguere un piccolo gruppo di aziende mal gestite dal grosso delle partecipate che invece presenta conti in ordine e svolge bene il proprio compito istituzionale.

Gli aspetti negativi:

Il Documento continua a presupporre (e lo fa scegliendo una delle due scuole di pensiero esistenti, quella più restrittiva) che l’azionista pubblico non possa svolgere attivitàsul libero mercato, proponendo così di restringere il “perimetro” delle attivitàdelle partecipate ai soli compiti istituzionali degli enti. Questo approccio è discutibile per vari motivi, di carattere giuridico (l’Unione Europea non fa questa distinzione) e di carattere economico (una maggiore concorrenza fatta anche di operatori pubblici non può che far bene al sistema).

Pure l’ipotesi di ridurre gli affidamenti in house, anche al di là dei limiti comunitari, appare problematica e foriera di contenziosi e incertezze: l’Unione Europea, infatti, regola i contratti “in house”ma non li proibisce. Meglio operare, quindi, con strumento di incentivo e disincentivo piuttosto che con scelte di “proibizione” giuridica.

In generale sarebbe preferibile definire regole chiare e non “ingessare” il settore con adempimenti, autorizzazioni e pareri, come sembra voler fare il Documento. Ad esempio dubbi si possono avere sulla necessaria caratteristica patologica delle “partecipate indirette”, fenomeno che in molti casi risponde a corretti criteri di gestione.

I capitoli dedicati a Trasporto pubblico locale e Farmacie pubbliche andrebbero approfonditi meglio, per dare al settore del TPL un assetto di efficienza ma anche di rilancio, e per sfatare l’idea (non chiaramente espressa nel documento) che le farmacie pubbliche non abbiano più motivo di esistere.

Nel complesso comunque sembra difficile che i provvedimenti indicati da Cottarelli raggiungano gli obiettivi di riduzione della spesa (2-3 miliardi di euro) ma molte delle indicazioni sembrano ragionevoli per definire un “mondo” variegato e complesso certo non privo (come tutti i settori, anche quello privato o delle partecipate nazionali) di aspetti patologici e di distorsioni.

Quello che ancora sorprende è come il “decisore” politico ponga al centro del settore dei servizi pubblici locali il tema della razionalizzazione e della riduzione di alcuni costi e non invece il suo ruolo di motore dello sviluppo e della crescita nei prossimi anni, generatore di investimenti pubblici essenziali con un forte indotto sui sistemi locali, produttore di nuova occupazione di innovazione e ricerca, di Pil. Per fare questo servono politiche di settore forti, incentivi, sostegno agli investimenti e un corretta regolazione del settore (nei rifiuti si fa riferimento a sprechi ma non si dice che non esiste un’autorità nazionale di regolazione). L’augurio è che questa parte propositiva di strategia sul settore sia contenuta al più presto nei provvedimenti del MISE o in interventi normativi del Governo.

di Alfredo De Girolamo, presidente Confservizi Cispel Toscana