Big Jump 2015: il 12 luglio tuffo collettivo per la salute di fiumi e laghi

Solo il 10% dei fiumi e laghi italiani soddisfa tutti i requisiti della Direttiva Ue

[10 luglio 2015]

Big Jump

Il 2015 doveva essere l’anno in cui poter fare il bagno senza problemi anche nei fiumi e laghi del nostro Paese, ma l’Italia non ha centrato gli obiettivi di buona qualità delle acque previsti dalla direttiva 2000/60.

Ad oggi, la percentuale dei corpi idrici superficiali italiani che riesce a soddisfare tutti i requisiti è pari solo al 10%. Lo stato ecologico superiore al buono è stato raggiunto solo dal 25% dei corpi idrici superficiali, mentre lo stato chimico buono è stato raggiunto solo dal 18%. Legambiente dice che le previsioni per il futuro non sono migliori, la Commissione europea ha comunicato al nostro governo che «nel 2015 la percentuale dei corpi idrici superficiali in stato buono (o superiore) dovrebbe salire solo al 29%. Per le acque sotterranee, dal 49% in buono stato del 2009 dovremmo passare al 52,7%, con una prospettiva assolutamente insoddisfacente e ancora troppo lontano dagli auspicabili obiettivi della direttiva, che richiedono che tutti i corpi idrici significativi raggiungano il buono stato di qualità».

Ma gli ambientalisti non mollano ed anche quest’anno, domenica 12 luglio, organizzano in tutta Italia il Big Jump, l’iniziativa internazionale dell’European Rivers Network (ERN), un tuffo simbolico di massa per attirare l’attenzione sullo stato di fiumi e laghi,.

Il 12 luglio alle ore 15,0 si svolgeranno in contemporanea una dozzina di tuffi in diverse regioni. In Lombardia sarà possibile tuffarsi nel torrente Masino ai Bagni di Masino (SO) o cimentarsi in una regata in canoa seguita da un tuffo nella diga della Paladella a Lonate Pozzolo (VA), oppure ancora partecipare ai tuffi simbolici nell’Olona presso Fagnano Olona (VA) e nel Lambro a Melegnano (MI) dove verrà anche effettuato un “laboratorio di fiume”. A Sorico (CO), invece, si gioca d’anticipo l’11 luglio con un’escursione in canoa e un tuffo nel fiume Mera. In Piemonte ci si tufferà nel torrente Chiusella aGauna (TO) e in piena città a Torino nel Po. In Veneto sarà un Big Jump a suon di musica e di letture quello organizzato sul torrente Musestre a San Giacomo di Musestrelle, Carbonera (TV). Tra i tuffi simbolici in programma c’è anche quello nelle acque del Rio Santa Marina a Sarno (SA) in occasione del quale saranno organizzate escursioni in bicicletta e a piedi e degustazioni di prodotti tipici. Restando al Sud, ci si tufferà anche in Sicilia a Ragusa nel fiume Irminio dove sarà inoltre possibile fare snorkeling per monitorare la fauna ittica dell’Oasi della Trota macrostigma. Big Jump in programma anche nel Lazio nel fiume Velino a Rieti e, il 19 luglio, in Emilia Romagna nel Po a Torricella di Sissa (PR).

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, l’associazione che organizza l’evento per l’Italia, spiega: «Con il Big Jump vogliamo lanciare un appello a tutti i livelli istituzionali per un salto di qualità nella gestione delle risorse idriche Una seria politica di tutela dei fiumi dovrebbe prevedere azioni e strumenti concreti: piani che coinvolgano tutti gli attori interessati e perseguano l’obiettivo di ridurre i prelievi e i carchi inquinanti; un’azione diffusa di riqualificazione dei corsi d’acqua e di rinaturalizzazione delle sponde; fermare i numerosi scarichi industriali e civili che ancora oggi inquinano la risorsa idrica e realizzare la bonifica delle falde contaminate. Occorre, infine, applicare strumenti di partecipazione adeguati come i Contratti di Fiume, che, come dimostrano le esperienze già attuate, consentono di coniugare la qualità dei corpi idrici con la mitigazione del rischio e lo sviluppo socio economico delle comunità locali. Da tempo ormai l’Europa richiama l’Italia ad avere corsi d’acqua in buono stato. Il 22 dicembre 2015 scadrà il termine per il raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dalla direttiva, in termini di conseguimento del “buono stato ecologico” per tutti i corpi idrici. Ma continuano ad essere pochi in Italia i casi in cui si è investito sui corsi d’acqua con interventi di riqualificazione, rinaturalizzazione, prevenzione e mitigazione del rischio e insieme di tutela degli ecosistemi».