Bombe d’acqua, come mitigarne gli effetti? La sfida più difficile per il reticolo idraulico minore

[6 giugno 2013]

Si alza la pressione atmosferica sulla Toscana ma permangono possibilità di piogge che in realtà possono trasformarsi in veri rovesci d’acqua e grandine associati a vento, come è accaduto ieri in quasi tutto il Chianti fiorentino. «Ieri in poco meno di due ore grandine e pioggia battente hanno scatenato l’inferno su quasi tutto il Chianti- hanno spiegato dal Consorzio di bonifica della Toscana centrale- la situazione più preoccupante a Sambuca Val di Pesa, nel comune di Tavarnelle, dove non sono mancati disagi dovuti alle difficoltà di scolo delle acque superficiali».

Alla Sambuca in 2 ore sono piovuti 60 mm, a Bagno a Ripoli 40 mm a Lamole 30 mm,  sono i dati a disposizione del Consorzio che dimostrano che le cosiddette “bombe d’acqua” si sono riversate anche sulla valle del torrente Ema e del fiume Greve. Dopo le piogge anche i corsi d’acqua principali hanno visto innalzarsi rapidamente i propri livelli idrometrici, per poi ridiscendere lentamente e tornare ai livelli precedenti o di poco superiori. La Pesa a Turbone, tra le 17 e le 20, è passata da 1.10 m a 2.40 m per poi attestarsi nuovamente a 1.3 m; tra le 16 e le 17 l’idrometro sull’Ema a Strada in Chianti ha fatto un gran balzo come la Greve a Scandicci che intorno alle 18 si è alzata improvvisamente di quasi un metro, mentre l’Elsa ha registrato il passaggio dell’onda di piena più tardi, tra la mezzanotte e le 2.

«Le opere idrauliche hanno retto e i corsi d’acqua principali hanno ben ricevuto: il più preoccupante il torrente Terzona, che si è ingrossato rapidamente ma che allargandosi naturalmente sulle sponde è riuscito comunque a smaltire la massa d’acqua proveniente dai monti del Chianti. Non è stato sovrastato nemmeno il guado di Ponte a Ema, dove grazie all’intervento della protezione civile locale sono stati spostati un tronco e qualche ramo, che provvederemo a  rimuovere definitivamente», hanno informato dal Consorzio.

Le piogge intense e localizzate sono sempre più frequenti anche a causa dei cambiamenti climatici, sono difficili da prevedere e le attività di pianificazione per la riduzione di pericolosità e rischio idraulico almeno fino ad oggi non le hanno prese in seria considerazione. Di fatto, invece, il contrasto e la mitigazione di questi fenomeni dovrebbe avvenire attraverso la cura diffusa del territorio al fine di aumentarne la “resilienza”, attraverso interventi che sono utili anche per fornire opportunità di lavoro.