Cambia il tributo di bonifica in Toscana: bollettini più equi e maggiore sicurezza

Bollettini più uniformi in base alla legge regionale 79/2012 che diventa pienamente operativa

[21 marzo 2017]

Stanno iniziando ad arrivare 1,6 milioni  di  nuovi bollettini con il tributo di bonifica per il  2016, elaborato in base a parametri diversi rispetto al passato. «In particolare – spiega l’Anbi Toscana – l’80% dei toscani pagherà meno di 50 euro. Le cifre sono basse soprattutto per le famiglie medie, mentre pagano somme maggiori i grandi proprietari immobiliari (solitamente enti pubblici, holding immobiliari, grandi proprietari terrieri, ecc). L’ammontare totale del tributo 2016 è di circa 80 milioni di euro. A pagare l’avviso bonario, senza bisogno di ulteriore solleciti è (in base ai dati dell’ultimo invio) oltre il 90% dei toscani».

In base alle linee guida dettate dalla legge regionale 79/2012, cambiano i criteri individuati per ripartire fra i consorziati il tributo di bonifica e le modalità di organizzazione dell’intero settore della bonifica e della difesa del suolo. Infatti, da quest’anno infatti diventa interamente operativa la riforma che in Toscana ha portato alla  razionalizzazione degli enti che si occupano di bonifica e difesa del suolo, passando dai precedenti 26 (13 Consorzi di Bonifica e 13 Comunità Montane) a 6 Consorzi di Bonifica.

«E’ stata così data una risposta concreta all’esigenza di snellimento del settore – dicono all’Anbi Toscana –  un passaggio nel quale la Regione Toscana ha fatto da apripista e modello a livello nazionale. Non solo: proprio per rispondere all’esigenza di una manutenzione sempre più attenta dei corsi d’acqua, necessaria a maggior ragione per le mutate condizioni climatiche e per evitare problemi nelle zone collinare che registrano una minor presenza umana, un numero più alto di corsi d’acqua sarà soggetto a manutenzione da parte dei Consorzi di Bonifica».

A  Consorzi di Bonifica toscani sono affidati circa 39.000 Km di fossi, canali e corsi d’acqua, con un aumento del 30% rispetto al passato. Non rientrano nelle competenze dirette dei Consorzi i grandi fiumi, classificati in prima e seconda categoria idraulica. Su questi competenze, poteri decisionali e progettuali restano affidati a Comuni, Province e Regione, che comunque si avvalgono quotidianamente di mezzi e personale dei Consorzi di Bonifica, per l’esecuzione materiale dei lavori.

Secondo i Consorzi di Bonifica, il loro nuovo assetto  in Toscana «garantisce anche più equità fra i contribuenti, prevedendo pagamenti più omogenei in tutta la Regione. Fino allo scorso anno infatti i parametri per la definizione del tributo di bonifica non erano sempre uguali e c’erano alcune zone in cui questo non veniva pagato. Adesso le procedure sono state uniformate sulla base di stringenti direttive emanate dalla Giunta Regionale, anche se rimane ovviamente la dovuta proporzione (prevista e dovuta per legge) fra il tributo e il beneficio ricevuto dal bene immobile (terreno o fabbricato) grazie ai lavori e all’attività del Consorzio di Bonifica. Questo significa che comunque, a parità di dimensioni dell’immobile e di rendita catastale (entrambi da valutare per calcolare il tributo) la somma da pagare può essere diversa per il tipo di beneficio che l’immobile riceve dai lavori del Consorzio».

Fra novità, sono particolarmente significative quelle relative alle province di Firenze, Siena e Lucca: «Nel primo caso, il tributo di bonifica, che fino allo scorso anno si pagava nell’hinterland e solo in alcune zone della città, è stato ripartito su tutta la città e tutta la provincia, incrementando il reticolo gestito, potenziando i lavori sull’Arno. Questo ha portato a un aumento del 65% del numero dei bollettini (da 244mila a 403mila) inviati a Firenze e provincia. Nella città di Firenze si passerà da 31mila bollettini a 182mila. Questo porterà a un abbassamento della somma media da pagare del 6% nelle zone che già pagavano. Processo simile su Lucca dove si registra un dato generale di abbassamento del tributo, in modo differenziato in base alle zone. A Siena, ugualmente, il tributo di bonifica, che veniva pagato nei comuni dell’hinterland senese, è arrivato ora anche in città (con 23mila avvisi nuovi), anche in questo caso con una ripartizione più equa fra capoluogo e provincia e con un aumento del reticolo del Consorzio che viene più che raddoppiato».

La riforma ha snellito anche gli organi di gestione del Consorzio e i relativi compensi: attualmente, l’unica carica retribuita è quella del presidente, che riceve una indennità di circa 37.500 euro l’anno lordi. Il 75% delle entrate derivanti dal tributo si trasforma direttamente in interventi sul territorio. Il restante 25% serve per le spese di gestione dell’ente (pari al 24%) e i costi per gli organi di governo (inferiori all’1%).

Marco Bottino,  presidente di Anbi Toscana, conclude: «Il principio è pagare equamente tutti con le stesse regole, perché la sicurezza idrogeologica non può essere a macchia di leopardo. Il nuovo assetto della bonifica in Toscana ha portato anche a un aumento del reticolo affidato ai Consorzi, unendo quindi l’omogeneizzazione e ottimizzazione delle spese a un aumento dei lavori e della sicurezza. Adesso il lavoro dei nuovi Consorzi di Bonifica copre tutta la Regione, garantendo standard di attività uniformi. In alcune zone della Toscana, i nuovi Consorzi hanno cominciato a gestire per la prima volta, in modo sistematico nuovi corsi d’acqua che, fino ad oggi interessati solo a interventi straordinari (magari dopo eventi calamitosi). Questo significa controlli e pulizia periodici, sfalcio della vegetazione e verifiche sulle opere idrauliche presenti, come paratoie, idrovore, chiaviche e chiuse. Il tutto viene finanziato come sempre la propria attività con il tributo di bonifica. La riforma ha anche portato a una profonda razionalizzazione del settore, aumentando l’operatività dei Consorzi e snellendo tutti quei retaggi del passato che spesso erano oggetto di critiche».