Cambiamenti climatici e territorio, il Cnr chiede un piano nazionale per gestire il rischio

[3 dicembre 2013]

L’amministrazione Obama per affrontare i cambiamenti climatici e i loro effetti ha elaborato un piano operativo e istituito una task force che, oltre al compito di gestire i rischi climatici immediati, dovrà lavorare in ottica di breve e lungo termine (entro un anno sono attese le prime indicazioni dal gruppo di lavoro). Preparazione, adattamento e resilienza sono i punti cardine del programma operativo Usa: “preparazione” è il complesso delle azioni previste per pianificare, organizzare, applicare e sostenere le misure necessarie per prevenire e proteggere dai danni la vita, la salute, i beni, gli ecosistemi e soprattutto la sicurezza nazionale; “adattamento” è utilizzare i sistemi naturali o umani per rispondere efficacemente ai cambiamenti dell’ambiente in modo da utilizzare efficacemente le nuove possibili e inedite opportunità e ridurre gli effetti negativi; “resilienza” è la capacità di anticipare, prepararsi e adattarsi alle condizioni mutevoli e soprattutto resistere e saper reagire per riprendersi rapidamente dalle possibili crisi.

Il tema è di attualità anche nel nostro Paese, che per la sua posizione geografica e la conformazione del territorio, è fortemente esposto a eventi di precipitazione intensa e ai conseguenti fenomeni alluvionali, che possono essere amplificati da una inadeguata gestione territoriale. Come ci confermano i numeri ricordati più volte anche in questi giorni, l’Italia è il paese europeo con i più alti costi socio-economici dovuti ai fenomeni meteo-idro-geologici.

Le vittime di frane e inondazioni sono le più numerose d’Europa e, considerando i soli numeri del bilancio pubblico, il costo annuo per interventi di ripristino e mitigazione è pari a 2,5 miliardi di euro per anno.  In questo contesto, dal punto di vista scientifico,  ci si sta chiedendo se le caratteristiche dei fenomeni di precipitazione estrema, come la frequenza, l’intensità dei picchi di precipitazione e la durata degli eventi, possano essersi modificate in seguito ai cambiamenti climatici. Se conclusioni definitive sono premature, è senza dubbio vero che alcuni degli ultimi fenomeni di precipitazione estrema sono stati d’intensità eccezionale, un’eccezione che tuttavia sembra diventare sempre più frequente negli ultimi anni.

Quindi come affermano dal Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del Cnr, «cambiamenti climatici e ambientali e dissesto geo-idrologico sono intimamente connessi. Il clima modula la frequenza e l’intensità degli eventi meteorologici, che forzano i fenomeni geo-idrologici potenzialmente calamitosi (inondazioni, frane, valanghe, erosione, siccità, onde di calore, incendi) e le strategie di prevenzione e gestione del rischio geo-idrologico prevedono cambiamenti nell’uso del suolo e del territorio che possono avere una retroazione sul clima. Clima e fenomeni geo-idrologici a loro volta influiscono sull’ambiente, gli ecosistemi, la disponibilità di risorse idriche, energetiche, agroalimentari, turistiche e sulla qualità della vita».

Quindi, sostengono gli scienziati, per una pianificazione sostenibile, una gestione territoriale adeguata e per una difesa efficace delle vite umane e dei beni privati e collettivi, è indispensabile conoscere meglio i rapporti fra il clima e le sue variazioni, la frequenza e l’intensità degli eventi meteo-idro-geologici estremi, il loro impatto sul territorio, gli ecosistemi, le risorse energetiche rinnovabili e le comunità, a diverse scale geografiche e temporali. Inoltre è importante conoscere meglio il grado di vulnerabilità agli eventi estremi del territorio, della popolazione e delle strutture e infrastrutture, stimando anche il costo sociale ed economico degli eventuali danni.

«Per colmare queste lacune su un tema così cruciale per il nostro Paese, alcuni Istituti del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del Cnr, anche in collaborazione con altri enti esterni – ha spiegato Enrico Brugnoli, direttore del Dipartimento – stanno sviluppando un sistema integrato per la stima del rischio in condizioni di cambiamento globale, focalizzandosi sulla previsione in continuo delle condizioni meteo-climatiche e della risposta geo-idrologica dalla scala dei giorni (necessaria per la prevenzione e l’attuazione di misure di Protezione Civile) alla scala stagionale e multi-annuale, necessaria per la pianificazione territoriale e la stima degli interventi necessari. In questo ambito, sono disponibili tutte le competenze multidisciplinari necessarie».

Stabilito quel che è disponibile, dal Cnr fanno un elenco delle carenze e delle mancanze a partire da un grande progetto nazionale per la stima del rischio geo-idrologico che è ormai non più rinviabile. «Sono necessarie migliori conoscenze sulle variazioni del clima, dal breve periodo ai millenni passati, anche al fine di distinguere gli effetti naturali da quelli antropici; sono necessarie previsioni meteo-climatiche più accurate a diverse scale temporali (giornalieri, stagionali, decadali), ed è necessario migliorare la risoluzione dei modelli climatici e meteorologici, anche per prevedere meglio gli effetti al suolo. Sono poi necessari modelli idrologici e geomorfologici innovativi che incorporino le stime di variazione climatica, e siano in grado di produrre previsioni sulla probabilità degli eventi estremi e dei loro impatti. Sono indispensabili maggiori informazioni sulla vulnerabilità agli eventi estremi e strumenti innovativi per la valutazione integrata del rischio, a diverse scale geografiche e temporali, per tracciare strategie di mitigazione che siano efficaci, e socialmente ed economicamente sostenibili. Per migliorare la comprensione dei fenomeni e per validare i modelli e le previsioni, sono indispensabili sia il pieno utilizzo dei dati esistenti, sia lo sviluppo di nuove reti di misura e di nuovi sensori capaci misure più accurate e frequenti da satellite, al suolo e nel sottosuolo. E’ altresì indispensabile organizzare le misure e i prodotti in banche dati efficienti e interoperabili, favorendone l’utilizzo sinergico attraverso l’adozione di regole aperte per l’accesso e l’uso dei dati e dei prodotti».

Il libero accesso ai dati con archivi interoperabili secondo gli esperti del Cnr, consentirebbe di sviluppare modelli e strumenti previsionali direttamente applicabili, con un vantaggio significativo per le attività di sorveglianza e di allerta (“early warning” e “nowcasting”).  «La Comunità scientifica nazionale chiede quindi con forza un progetto nazionale sul rischio geo-idrologico, che con finanziamenti investiti in ricerca e prevenzione dei rischi, porti ad un significativo risparmio, non solo economico ma anche in termini di vite umane. Un progetto nazionale di ricerca renderà possibile più efficaci strategie di comunicazione e di informazione sui rischi, favorendo la formazione e il radicamento di una cultura della mitigazione del rischio e l’utilizzo consapevole del territorio e dell’ambiente», ha concluso Brugnoli.