Legambiente fermamente contraria alla realizzazione

Campo da golf, a Capalbio non s’ha da fare

Un centro da 9 buche consuma fino a 1000 metri cubi al giorno d'acqua, l'85% dei consumi dell’intero Comune

[2 ottobre 2013]

Un ultimo “caso-scuola” si sta verificando a Capalbio dove si prevede di realizzare un agrialbergo di 22 ettari e un campo da golf, in uno dei contesti paesaggistici e territoriali meno antropizzati dell’intero territorio comunale: quello del Lago Acquato. Tutto questo, mentre la giunta regionale ha approvato un testo di riforma della Legge n°1 che parla, tra l’altro, di volumi zero e di particolare tutela delle aree rurali, sul territorio si continua a procedere con urbanizzazioni o insediamenti impattanti, secondo logiche di sviluppo che nulla hanno a che vedere con il rispetto del patrimonio paesaggistico e con la disponibilità di risorse primarie.

«Il progetto proposto per la costruzione dell’agrialbergo di enormi dimensioni –  ha spiegato Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – risulta un intervento urbanistico impattante e invasivo, totalmente estraneo al contesto paesaggistico, territoriale del luogo, come evidenziato dalle osservazioni presentate dalla rete dei Comitati per la difesa del territorio con le quali concordiamo anche come Legambiente. Non a caso nell’area in questione insistono numerosi vincoli per tutelare un ecosistema molto delicato e particolarmente sensibile. Gli interventi previsti sul lago Acquato non vanno certo nella direzione del recupero naturalistico dell’area umida, come invece dovrebbero. Inoltre- ha aggiunto Gentili- il green del centro golf che si vorrebbe costruire richiederebbe moltissima acqua per il mantenimento, con tutte le conseguenze negative per quanto riguarda la falda freatica sottostante. Un centro golf da 9 buche consuma infatti tra gli 800 e i 1000 metri cubi al giorno d’acqua: quasi l’85 per cento dei consumi idrici di Capalbio: una scelta del tutto insensata soprattutto in questo momento in cui la risorsa idrica è sempre più scarsa e preziosa».

Per ora non si intravedono margini per una marcia indietro rispetto a questo intervento. Secondo Legambiente, occorre avere il massimo rispetto per l’ambiente lacustre e qualsiasi progetto realizzato all’interno di questa area deve partire da un’attenta e scrupolosa verifica degli aspetti ambientali, naturalistici e legati all’evoluzione dell’area umida. «Queste fondamentali esigenze sembrano scontrarsi con le previsioni contenute negli elaborati presentati: il recupero del Lago è sostanzialmente un’operazione d’inserimento dello stesso nel circuito sportivo. Per questo appare difficile far coincidere queste ultime finalità con quelle di un recupero naturalistico».