Carrara come il Piemonte: 20 anni dopo ancora una bomba d’acqua, di nuovo sfollati

[6 novembre 2014]

Nel Piemonte del 5 novembre 1994 un’alluvione colpì duramente la regione con le inondazioni del Po e del Tanaro: 70 le vittime, 2mila gli sfollati. Esattamente 20 anni nuove bombe d’acqua hanno colpito rilevanti parti del Paese – Carrara in primis –, col risultato che stavolta i cittadini sfollati sono più che raddoppiati, arrivando a quota 7mila. Altro che commemorazione: le polemiche di allora, ricordano i geologi, furono le stesse di oggi e a distanza di 20 anni oggi in Italia fanno paura persino le previsioni meteo.

Nel corso di questi 20 anni non si è fatto nulla per cambiare la situazione  – ha duramente denunciato Gian Vito Graziano, il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi –  per rendere sicuro il territorio e più moderno questo Paese, ma abbiamo continuato solo ad inseguire le emergenze e a spendere capitali ingentissimi per tamponare  le emergenze, condendo il tutto con qualche condono edilizio. Il 23 gennaio 1969 i deputati Sangalli, Vaghi, Mattarelli, Calvetti e Lobianco presentarono un disegno di legge per l’istituzione su tutto il territorio nazionale di una figura, quella del geologo di zona, che molto probabilmente avrebbe cambiato, almeno sotto il profilo culturale, lo scenario del nostro territorio. Proprio perché capaci di leggere ed interpretare le dinamiche del territorio e la sua evoluzione morfologica, di analizzare e di definire modelli ed ipotizzare scenari di evoluzione, i geologi avrebbero saputo applicare i propri saperi a quelle istanze di sicurezza che oggi sono imprescindibili. Sono passati 35 anni, della proposta non se ne fece nulla e delle conseguenze non occorre neanche accennare. Eppure anche oggi in Parlamento ci sono mozioni e proposte che vanno nella direzione della prevenzione, ma giacciono nei meandri della burocrazia o nei cassetti delle istituzioni, mentre l’Italia è sotto il continuo attacco di alluvioni, frane e distruzioni».

Ma non si pensi che sia oggi troppo tardi per agire; un atteggiamento rinunciatario è la sola via certa verso il fallimento. «C’è ancora spazio per agire – chiosa Graziano – ma bisogna fare in fretta. Fare prevenzione significa trovare copertura finanziaria per interventi di mitigazione del rischio, per la sicurezza di scuole ed edifici pubblici, significa divulgare la conoscenza dei rischi naturali per imparare a conviverci, significa portare nelle scuole la cultura ambientale, significa progettare qualunque opera ben conoscendo preventivamente il contesto entro cui sarà realizzata e valutandone le interazioni».