Carrara, dal dissesto politico a quello idrogeologico

[18 dicembre 2014]

Continuano le iniziative di Legambiente nell’Italia a rischio.  Dopo l’appuntamento di Genova il 9 dicembre scorso sulle delocalizzazioni dei beni esposti al pericolo di frane e alluvioni, lunedì 15 dicembre è stata la volta di Carrara, dove Legambiente e in particolare Giuseppe Sansoni, esperto del tema e profondo conoscitore del territorio carrarese, hanno presentato un’analisi approfondita delle cause dell’esondazione del torrente Carrione.

Dal documento si evince con chiarezza che l’argine costruito male su cui si è concentrato l’intero dibattito post evento (e c’è il rischio che si concentrino anche gli interventi post emergenza) non è che una tessera del complesso mosaico di concause di quel disastro. Si comincia con le politiche urbanistiche a discapito del corso d’acqua e dei suoi spazi, passate e future, perché nelle aree a rischio di Marina di Carrara sono previste nuove lottizzazioni. Per questo occorre che la nuova legge per fermare il consumo di suolo della Regione Toscana renda inedificabili anche le aree messe in sicurezza.

Ci sono poi le mancate delocalizzazioni di alcune strutture che permetterebbero di ridare spazio al corso d’acqua. Infine, quanto avviene nel reticolo idrografico minore all’interno e a monte della città di Carrara, dove si susseguono tombature, restringimenti dell’alveo, occupazioni di aree di pertinenza fluviale e soprattutto le numerose attività di cava. In particolare a far danno sono i ravaneti, gli accumuli dei detriti risultanti dagli scavi, la cui cattiva gestione oggi è tra le principali fonti di dissesto di quel territorio, come ha ricordato più volte anche Legambiente nelle scorse settimane.

I destinatari della denuncia delle criticità e delle proposte sono prima di tutto gli amministratori di quel territorio, perché riconoscano le  proprie responsabilità e siano artefici di un radicale cambio di passo. Serve un’altra modalità di gestione, da portare avanti con il coinvolgimento e la partecipazione di chi quel territorio lo vive, cosa che fino ad oggi non è avvenuta.

Per ridurre il rischio di esondazione in quell’area non c’è bisogno di nuovi argini o grandi cantieri, ma, come dimostrano le foto che si succedono nel documento di Legambiente, occorre un intervento complessivo, che da monte verso valle coinvolga tutto il territorio del torrente Carrione e del reticolo minore, restituendo gli spazi e la qualità al corso d’acqua e al suo ecosistema e riqualifichi quanto oggi è percepito come una minaccia per renderlo nuovamente un fiume. Per approfondimenti:www.legambientecarrara.it