Riceviamo e pubblichiamo

Carrara, da Legambiente il punto delle idee a tre anni dall’alluvione

[8 novembre 2017]

A tre anni dall’ultima alluvione, facciamo il punto delle idee e delle proposte, cercando di integrare il pur imprescindibile approccio idraulico in un approccio urbanistico-territoriale e in una visione complessiva del futuro uso del territorio.

Il Masterplan del Carrione

In primo luogo richiama in sintesi l’approccio strategico del Masterplan, illustrato nella relazione Seminara. Per il tratto di valle, da Carrara alla foce, è previsto l’adeguamento alla sola piena trentennale (Q30), trattenendo al monte la differenza tra questa e la duecentennale (Q200). Nel centro storico la situazione è veramente drammatica: il Carrione, infatti, riesce a veicolare solo 60-90 m3/s, mentre la Q30 è 220 m3/s e la Q200 addirittura 320 m3/s! Il massimo che si può fare, con un modesto scavo e demolendo o rialzando il ponte del Mulino Forti e quello della Bugia, è far passare 140 m3/s.

I restanti 80 m3/s della Q30 si prevede di dirottarli a valle della città, sottraendoli al ramo di Torano e scaricandoli sul ramo di Gragnana con un’apposita galleria di bypass.

Per le Q200 restano altri 100 m3/s da trattenere nel bacino montano. In quest’ultimo occorre quindi realizzare invasi (mediante sbarramenti), eliminare strettoie, ripristinare gli alvei occupati da strade e sistemare i ravaneti.

Masterplan: studio del tubo?

La principale critica rivolta allo studio Seminara riguarda l’approccio strettamente idraulico, che tratterebbe i corsi d’acqua come tubi e non terrebbe in adeguata considerazione il valore storico e affettivo di alcuni elementi architettonici (con l’indi­cazione di abbattere o sollevare alcuni ponti, in particolare ponte Mulino Forti e ponte della Bugia).

Legambiente condivide solo in parte questa critica: se è vero, infatti, che i corsi d’acqua non possono essere concepiti solo come tubi, è altrettanto vero che, se vogliamo evitare alluvioni, devono funzionare ANCHE come tubi. Non si tratta dunque di contrapporre il soddisfacimento dei requisiti idraulici alla tutela del patrimonio storico-architettonico, degli ecosistemi fluviali e delle sorgenti, ma di fare ogni sforzo per soddisfare TUTTI i requisiti.

Invita pertanto a un atteggiamento costruttivo che, prendendo atto dei dati idraulici (previa loro verifica), individuai ogni possibile soluzione per salvare (se possibile) i ponti storici e, più in generale, per conseguire la riqualificazione fluviale e quella urbanistica dell’intero territorio, dai monti al mare. Da questo atteggiamento scaturiscono le proposte dell’associazione.

Portate di piena previste: rivedere i calcoli

Approfondendo l’analisi del modello idraulico Mobidic, Legambiente ha scoperto che è stato alimentato con dati errati: inspiegabilmente, infatti, nonostante la loro elevata permeabilità, i ravaneti sono stati considerati impermeabili.

L’individuazione di questo errore è un contributo importante: significa infatti che le portate di piena che sollecitano il centro storico, pur restando molto elevate, non sono così mostruose come quelle previste dallo studio MOBIDIC. Sarà dunque possibile rimodulare gli interventi previsti o, a parità di essi, conseguire una maggior riduzione del rischio alluvionale.

Trattenere acque al monte: i ravaneti-spugna

Considerato che i ravaneti attuali, ricchi di terre, accrescono il rischio idraulico, ecco l’idea di Legambiente: trasformarli da fattore di rischio in fattore di sicurezza: un vero uovo di Colombo.

Si tratta di smantellare i ravaneti, ripulirli dalle terre (che ne innescano la franosità) e ricostruirli con sole scaglie pulite. I ravaneti, così ripuliti, si comporterebbero come grandi spugne che assorbono le acque meteoriche e le rilasciano poi lentamente, riducendo notevolmente i picchi di piena: questa “grande opera” potrebbe dare un contributo rilevante alla riduzione del rischio alluvionale.

Per questo, l’associazione ha chiesto al sindaco di sollecitare la Regione perché affidi un incarico che studi l’efficacia dei ravaneti-spugna. Affinché non sia vanificato, l’intervento di ripulitura dei ravaneti deve essere accompagnato, da un’ordi­nanza “cave pulite come uno specchio”.

Rallentati così i deflussi nella fase iniziale, ritardandone il tragitto lungo i versanti (cioè prima che le acque raggiungano l’alveo dei torrenti), non resta che rallentarne la velocità anche nel tragitto dai torrenti montani a Carrara.

Ripristinare gli alvei montani: larghi, scabri e sinuosi

Il rallentamento dei deflussi è un altro uovo di Colombo; in tal modo, infatti, il volume d’acqua caduto si distribuisce su un arco temporale maggiore: il picco di piena che arriverà a Carrara sarà pertanto più ridotto e transiterà senza esondare.

I calcoli idraulici mostrano che, passando da un canale in cemento (stretto, rettilineo e liscio) all’alveo naturale (largo, sinuoso e dotato di scabrezza) si ottiene una riduzione della velocità di ben 6-7 volte. Da queste ottime ragioni idrauliche (oltreché ecologiche) scaturisce la proposta di smantellare i canali in cemento montani e ripristinare gli alvei naturali.

Ripristinare gli alvei montani ora occupati da strade

Nel corso del tempo, numerosi alvei montani sono stati occupati da strade asfaltate: i bacini montani sono stati così trasformati in una vera e propria “fabbrica del rischio alluvionale” che sembra pensata proprio per far convergere rapidamente le precipitazioni a Carrara, sottoponendola a picchi di piena esasperati.

Ecco allora la proposta: ripristinare gli alvei originari, smantellando le strade che li occupano e ricostruendole a quota più elevata. Si otterrebbe così un’ulteriore sensibile riduzione del rischio alluvionale (assieme alla riqualificazione naturalistica dei corsi d’acqua).

Ampliare e rinaturalizzare l’intera asta fluviale

Dal punto di vista idraulico, assicurarsi che i corsi d’acqua si comportino da buoni tubi costituisce un importante traguardo. Dal punto di vista urbanistico, tuttavia, ciò è assolutamente insufficiente. Un fiume dall’aspetto desolante (rettificato, con sezione rettangolare, letto spianato, sponde verticali in cemento e privo di vegetazione), infatti, sarebbe visto dai cittadini come un luogo da evitare.

Pertanto, mentre diamo opportunamente la priorità alla sicurezza dei cittadini, dobbiamo individuare fin d’ora gli interventi per la successiva riqualificazione che restituisca ai carraresi un vero fiume dal gradevole aspetto naturale: un ambiente da amare, anziché solo un tubo.

Rinnoviamo quindi la nostra proposta di ampliare l’alveo di 3-4 volte, delocalizzando le segherie e altri insediamenti artigianali che fiancheggiano il Carrione. Salvo situazioni localizzate, ciò sarebbe possibile lungo l’intera asta fluviale, da Carrara al mare. La proposta non confligge con il progetto idraulico del masterplan, ma ne sarebbe un auspicabile completamento, poiché accrescerebbe notevolmente il livello di sicurezza.

Sarebbe ingenuo nasconderci i costi e le difficoltà della riqualificazione in grande stile che proponiamo, ma si tratta di una sfida che la nuova amministrazione e i carraresi tutti potrebbero accettare, realizzandone fin d’ora un primo breve tratto, magari partendo proprio dalla foce.

Accesso camionabile al porto: allargare la foce, rimuovere i piloni

Il nuovo accesso portuale previsto dal 1° lotto del Water Front è una vera e propria sfida alla prudenza. Infatti, alle criticità attuali (foce stretta e piloni in alveo), aggiunge un nuovo pennello per prolungare la foce in mare e una sua larga tombatura per realizzare, in mare, il nuovo ponte camionabile.

La nostra idea alternativa presenta grandi vantaggi idraulici e ambientali: si tratta di demolire il ponte di viale Da Verrazzano sostituendolo con uno a campata unica (quindi senza piloni in alveo) che, dalla rotonda di viale Zaccagna, entrerebbe direttamente in porto, a monte del ponte ferroviario.

La realizzazione del nuovo ponte sarebbe associata a un notevole allargamento della foce (dagli attuali 30 m a 120 m), con creazione di un’area umida golenale e di un’area verde, in continuità con il parco lineare costiero da realizzare.

Il parco lineare costiero

Per completare l’opera, riproponiamo la nostra idea (avanzata nel 2008) di realizzare un parco lineare costiero nell’area tra la foce del Carrione e quella del Lavello (il piazzale ex simposio). L’area, così riqualificata con scalinata d’accesso, sedute, siepi, punti ombra, percorsi, rivegetazione, postazioni pescatori, e restituita ai cittadini e ai turisti, diverrebbe partico­larmente attrattiva per lo svago.

Non solo idraulica: rispettare gli ecosistemi fluviali!

Com’è noto, al masterplan sono state rivolte accese critiche, soprattutto per la previsione di abbattere o rialzare alcuni ponti nel centro urbano, ai quali i carraresi sono particolarmente affezionati.

 

A nostro parere, un altro profondo limite del masterplan del Carrione è avere trascurato totalmente il valore ecologico-naturalistico (nonché paesaggistico-urbanistico) del nostro reticolo idrografico. Si tratta, purtroppo, di un limite culturale largamente radicato, se pensiamo che la richiesta più insistente di larghi strati di popolazione non riguarda certo la rinaturalizzazione dell’alveo ma, al contrario, il mantenimento di un alveo ben scavato e “pulito” (cioè completamente devegetato!).

La richiesta delle “pulizie fluviali”, peraltro, è il frutto di un pregiudizio tanto radicato quanto ottuso. I cumuli vegetali che ostruiscono i ponti favorendo l’esondazione, infatti, non provengono dall’alveo ma, in massima parte; dagli alberi trascinati in alveo dalle frane (oltre 500 nel 2003)! Contro le frane, ovviamente, le pulizie fluviali sono del tutto impotenti.

Legambiente propone pertanto di rivegetare e rinaturalizzare l’intero reticolo idrografico del Carrione, dai monti al mare, con l’unica esclusione del tratto di attraversamento della città, in cui è improponibile per l’estrema criticità della situazione idraulica.

Non solo idraulica: riappropriarsi del futuro!

Nonostante i limiti del masterplan, sarebbe sterile contrapporre l’approccio ecologico o urbanistico a quello idraulico. È infatti più costruttivo ringraziare tutti –progettisti idraulici, cittadini e le associazioni– per il loro contributo e porci l’obiettivo di soddisfare, per quanto possibile, tutte le esigenze emerse.

 

Non ci nascondiamo le grandi difficoltà d’attuazione di alcune nostre ambiziose proposte, come il generoso allargamento di tutta l’asta del Carrione da Carrara al mare, la rimozione delle strade di fondovalle per ripristinare alvei naturali, la conversione degli attuali ravaneti fonte di rischio in preziosi ravaneti-spugna. Sappiamo bene che occorreranno tempo e soldi.

È tuttavia fondamentale compiere una scelta strategica di lungo respiro e, coerentemente, muovere fin d’ora anche solo piccoli passi in questa direzione. Proprio per questo chiediamo all’ammini­strazione comunale di realizzare al più presto anche un piccolissimo lotto di questi interventi strategici, per dare un segnale che restituisca speranza alla nostra comunità e futuro al nostro territorio.

Considerato lo stretto legame tra la sistemazione idraulica del Carrione – oggi, di fatto, interamente delegata alla Regione – e il futuro assetto del territorio, chiediamo all’amministrazione di rivendicare la pianificazione strategica dell’intero territorio. Ben venga, infatti, il contributo tecnico e finanziario della Regione, ma il futuro del nostro territorio deve restare saldamente nelle nostre mani, non può essere delegato a nessuno!

In questa carrellata di idee ci siamo volutamente attenuti al livello delle grandi opzioni strategiche, senza scendere nel dettaglio dei singoli interventi puntuali previsti. È ovvio, tuttavia, che ciascuno di questi può dare il suo concreto contributo alla riduzione del rischio alluvionale: sarebbe perciò un segnale molto apprezzato la tempestiva emanazione, da parte dell’amministrazione, di ordinanze di rimozione delle passerelle private, eliminando così quelle strozzature idrauliche che sono state individuate come rilevanti fattori di rischio localizzato.

di Legambiente Carrara