C’è un giudice a Tirana… Salvo (per ora) il Vjosa, l’ultimo fiume selvaggio d’Europa

Corte albanese blocca il progetto di una grande diga. Prima vittoria ambientalista

[4 maggio 2017]

Riverwatch ed EuroNatur promotori della campagna “Save the Blue Heart of Europe”,  sostenuta da organizzazioni ambientaliste e sportive dei Paesi Balcanici, compresa Legambiente Albania, esultano e parlano di «Grande vittoria per la protezione dell’ultimo grande fiume selvaggio d’Europa, il Vjosa in Albania!»

Infatti, i giudici del Tribunale amministrativo albanese di Tirana si sono pronunciati contro la costruzione della centrale idroelettrica di “Poçem”, bloccando, per il momento, la diga che dovrebbe alimentarla.  Save the Blue Heart of Europe spiega che secondo la sentenza della Corte, la valutazione di impatto ambientale e il priocesso di consultazione pubblica erano fortemente carenti.

Gli ambientalisti sottolineano che il Vjosa è l’ultimo grande fiume selvaggio d’Europa al di fuori della Russia: scorre senza ostacoli, tra gole inaccessibili ed enormi banchi di ghiaia e isole lungo il suo corso di quasi 270 chilometri dalle montagne del Pindo al mare Adriatico. Il governo albanese del primo ministro socialista Edi Rama ha ha incaricato una compagnia turca di costruire una grande diga proprio nel tratto ecologicamente più prezioso del Vjosa, un  paradiso per i canoisti e il rafting.

EcoAlbania,  Riverwatch ed Euronatur e 38 residenti nell’area che verrebbero danneggiati dalla diga, hanno intentato una causa contro il progetto e  il loro avvocato , Vladimir Meçi, sottolinea che «Questo è un passo importante per la tutela del Vjosa e un giorno promettente per lo stato di diritto nel nostro Paese. Ciò significa che i residenti interessati e le ONG possono realmente aspettarsi che le loro preoccupazioni siano ascoltate e sinceramente esaminate nei tribunali albanesi».

Il caso Vjosa è davvero importante perché rappresenta la prima vera causa ambientale vinta in  Albania. Ora il ministero dell’ambiente e la compagnia di costruzioni turca hanno 15 giorni ricorrere in appello. La sentenza di secondo grado potrebbe arrivare a settembre/ottobre. lrich Eichelmann, coordinatore della campagna “Save the Blue Heart of Europe” per Riverwatch ha detto: «Siamo estremamente soddisfatti di questa decisione. Questa è, per lo meno, una vittoria di tappa. Se necessario porteremo questo caso fino alla Corte Suprema per salvare l’ultimo grande fiume selvaggio d’Europa».

Le associazioni ambientaliste ricordano che «I motivi di questa causa erano una Via inadeguata, nonché l’assenza di un’adeguata consultazione pubblica dei residenti colpiti. Per la legge albanese, Entrambe le procedure sono obbligatorie per progetti di questo tipo. Tuttavia, la loro applicazione è stata una farsa. Per la Via commissionata dai presentatori del progetto e approvato dal ministero dell’ambiente, non è ​​stato effettuato un esame in situ, non ci sono dati sulle presenze di specie o non sono state condotte indagini sugli impatti previsti sulle acque sotterranee e il 60% del testo è stato  semplicemente copia-incollato da altre valutazioni e quindi nemmeno sito-specifico».

Anche la procedura di consultazione pubblica ha mostrato grosse carenze: ha effettivamente luogo, ma senza coinvolgere la comunità interessate: non è stata semplicemente invitata. Denunciano gli ambientalisti, sono stati sentiti 20 dipendenti del Comune di Fier, una città distante 80 km da Poçem e che non è nemmeno sulle rive del Vjosa.

Nonostante tutto questo, i  ministeri albanesi interessati avevano concesso le licenze per costruire la grande diga, le associazioni ambientaliste e un gruppo di residenti hanno avviato un procedimenmto legale contro questa procedura e il giudice di primo grado ha dato loro ragione.

L’amministratore delegato di Euronatur, Gabriel Schwaderer, conclude: «Questa decisione dimostra l’importanza di combattere sul piano giuridico i progetti idroelettrici contestati, non solo in Albania, ma in tutta la regione dei Balcani. Molti – se non la maggior parte – del 2.700 piani idroelettrici progettati nei Balcani contraddicono la legislazione nazionale ed europea. Prepareremo ulteriori azioni legali nei confronti di ogni progetto che noi percepiamo come illegittimo».