Una centrale idroelettrica in Brasile minaccia la sopravvivenza delle comunità

Nel territorio della Reserva Extrativista Marinha da Baía do Iguape abitano circa 5.000 famiglie

[27 settembre 2017]

In Brasile, più precisamente nella regione del Recôncavo, nello stato di Bahia, l’impianto idroelettrico di Pedra do Cavalo funziona senza autorizzazione ambientale dal 2009. L’impianto è gestito dal gruppo Votorantim e si trova nel territorio della Reserva Extrativista Marinha da Baía do Iguape (Resex), un’area protetta sotto la responsabilità dell’Istituto Chico Mendes per la Conservazione della Biodiversità (ICMBio).

La costruzione della diga di Pedra do Cavalo venne promossa dal governo dello Stato di Bahia negli anni ’70, durante la dittatura militare. La realizzazione della struttura è iniziata senza previe consultazioni con le comunità locali appartenenti a quest’area, le quali oggi subiscono forti conseguenze negative derivanti dal funzionamento dell´impianto che nel 2005 è stato trasformato in centrale idroelettrica. Lo sbarramento del fiume Paraguaçu provoca un maggior afflusso di acqua marina nella regione dell’estuario, mettendo in pericolo l’esistenza di alcune specie acquatiche endemiche, a causa dell’alterazione della salinità nell’acqua. Inoltre, il rilascio aleatorio dell’acqua – in orari diversi e con variazioni di volume – provoca cambiamenti improvvisi nel Bacino dell’Iguape, non seguendo i cicli naturali delle maree: gli organismi acquatici non hanno tempo per adattarsi o muoversi, il che comporta la loro diminuzione, portandoli fino alla morte.

La regione della Resex è abitata da circa 5.000 famiglie che vivono in armonia con la natura e valorizzano le loro tradizioni culturali, religiose, organizzative e produttive attraverso l’economia solidale e il rispetto della sostenibilità: tutte le pratiche produttive hanno una grande importanza economica e socio-ambientale per la comunità e sono essenziali per la salvaguardia del territorio e delle pratiche ancestrali.

A causa della diga, i pescatori tradizionali del territorio sono stati quindi costretti a riadattarsi al nuovo ciclo dei mangrovieti, adottando nuove tecniche di pesca e di raccolta di molluschi. Attualmente l’impianto opera senza rispettare i vigenti standard e le normative per la tutela dell’ambiente e, secondo ICMBio e il Pubblico ministero brasiliano, le operazioni della centrale idroelettrica, con il conseguente impatto socio-ambientale, potrebbero compromettere l’esistenza delle comunità fluviali estrattiviste situate nei comuni di São Félix, Cachoeira e Maragogipe.

La creazione della Resex Baía do Iguape, nel’anno 2000, ha avuto proprio come obiettivo quello di preservare l’ecosistema estuario, la vita e la forma di vita dei pescatori e dei raccoglitori di molluschi della regione.

Il Reconcavo Baiano, che ospita molte comunità Quilombolas, è caratterizzato da africani che secoli fa furono resi schiavi durante la fuga, o da coloro che poi vennero liberati dalle piantagioni. Si tratta di un territorio che ha molta storia da raccontare: dalla schiavitù, ai saccheggi economici, fino alle depredazioni ambientali. Molte comunità Quilombolas si trovano nella Valle dell´Iguape, a pochi chilometri dall’impianto idroelettrico, diventando vittime dirette degli impatti che questa ha sull’ambiente.

Questi territori sono al centro del progetto Terra di Diritti, cofinanziato dall’Unione europea e realizzato dall’organizzazione italiana Cospe Onlus, in collaborazione con l’organizzazione locale Cecvi (Centro di educazione e cultura della Valle dell’Iguape) e l’Universidade Federal do Recôncavo da Bahia.

Il progetto intende promuovere la difesa dei diritti politici e civili degli abitanti delle comunità Quilombolas, la partecipazione di rappresentanti del Consiglio Quilombola Bacia e Vale do Iguape alle udienze pubbliche promosse dal Pubblico ministero brasiliano, nonché ad altri eventi ed azioni di denuncia, con l’intento di discutere gli impatti socio-ambientali causati dal funzionamento dell’impianto idroelettrico e di rivendicare l´accesso alla terra e all’acqua.

di Cospe per greenreport.it