Cina, allarme per l’acqua potabile: a rischio arsenico le falde freatiche

Un problema mondiale che in nel gigante asiatico minaccia 20 milioni di persone

[26 agosto 2013]

La presenza di arsenico nelle falde freatiche utilizzate per l’acqua potabile minaccia la salute di circa 20 milioni di cinesi: è quel che emerge dallo studio Groundwater Arsenic Contamination Throughout China di un team di ricercatori dello Swiss Federal Institute of Aquatic Science and Technology (Eawag) e della Scuola di salute pubblica dell’università madica della Cina di Shenyang. La ricerca, pubblicata su Science, si basa su una modellizzazione dei rischi realizzata attraverso dati geologici ed idrologici e sui livelli di arsenico riscontrati nei pozzi di captazione.

I risultati sono stati subito utilizzati dal governo cinese nel suo programma di controllo delle acque sotterranee. I ricercatori dell’Eawag sottolineano: «Sappiamo dagli anni ’60 che le acque sotterranee di alcune province della Cina contengono importanti quantità di arsenico. Le cifre concernenti la popolazione colpita aumentano di anno in anno. Nel suo ultimo studio (2001-2005), il ministero cinese della sanità ha controllato 445.000 pozzi e captazioni: la soglia di 50 µg/l è stata superata in più di 20.000 tra loro (cioè il  5%). Il ministero stima in circa 6 milioni il numero di persone che consumano acqua contenente più di 50 µg di arsenico per litro ed a circa 15 milioni quelli esposti a più di 10 µg/l», cioè la soglia raccomandata dall’Oms, la Cina invece applica la soglia di 50 µg/l, ma diversi studi hanno trovato livelli superiori a 100 µg/l in alcune zone della Mongolia interna e in alcuni luoghi i dati raggiungono i 1.500 µg/l.

Ma, date le dimensioni della Cina ed il tempo medio necessario per i controlli, ci vorranno decine di anni prima che tutte le captazioni di acqua siano controllate, per questo i ricercatori dell’Eawag e dell’università di Shenyang hanno proposto un altro approccio, basato sulla modellizzazione ed hanno sviluppato un modello statistico utilizzando dati geologici, pedologici e topografici già esistenti per prevedere le aree a rischio e le hanno confrontate con le concentrazioni di arsenico già misurate. «I risultati indicano un’eccellente correlazione tra le previsioni e le zone contaminate  o risparmiate censite negli studi del governo – assicurano i ricercatori – ma il modello ha anche messo in evidenza delle zone potenzialmente sensibili che non erano state mai considerate come tali, in particolare i bacini del Tarim (Xinjiang), dell’Ejina (Mongolie interna) e dell’Hai He (Gansu) e la grande piana del Nord (Henan e Shandong)».

La contaminazione da arsenico è un problema mondiale, visto che è uno dei principali inquinanti inorganici dell’acqua potabile. E’ un metalloide presente naturalmente nei sedimenti e si dissolve nelle falde freatiche in seguito all’alterazione delle rocce, non alterando né il sapore né l’odore dell’acqua, ma è estremamente tossico per gli esseri umani. Anche a basse dosi, la sua ingestione prolungata può avere gravi conseguenze sulla salute: i sintomi sono anomalie nella pigmentazione della pelle, un’iper-cheratosi dei palmi delle mani e delle piante dei piedi e poi disturbi cardiovascolari, renali ed epatici, per finire con diversi tipi di cancro.

La gestione del problema è resa difficile dalle forti fluttuazioni geografiche dei livelli di arsenico ed i rischi vengono ancora ignorati in molte aree, dove le acque di falda non sono mai state analizzate.

La soglia di 10µg/l dovrebbe essere così superata in un’area di circa 580.000 km2 e sovrapponendo la carta prodotta dallo studio con i dati demografici, viene fuori che circa 20 milioni di cinesi vivono in zone a rischio.

La geochimica dell’Eawag, Annette Johnson, evidenzia: «Può darsi che questa cifra sovrastimi i rischi di intossicazione. Non sappiamo esattamente quante persone abbiano  accesso ad un’acqua trattata. Ma il fatto è che, soprattutto nelle sue regioni aride, la Cina resta molto dipendente dalla falde freatiche per il suo approvvigionamento di acqua potabile. Il modello costituisce quindi un complemento prezioso per i programmi di sorveglianza sulla qualità delle acque sotterranee. Il nostro metodo permette di mirare meglio le analisi e quindi di realizzare importanti risparmi di tempo e mezzi per identificare le popolazioni minacciate.

Il governo cinese utilizza già le nostre carte nel suo programma nazionale di sorveglianza. Sono persuasa che il modello troverà delle applicazioni in altri Paesi che si confrontano con il problema dell’Arsenico, per esempio in Africa o nell’Asia Centrale, dove a questo proposito non è stata ancora realizzata nessuna analisi dei rischi».