Il confronto con l’assessore Fratoni durante l’assemblea annuale dell’associazione

Cispel: «Ai servizi pubblici locali della Toscana occorre una politica industriale»

Allarme dalle imprese, presidio ambientale che vale 16mila posti di lavoro: «Sembra che ormai le "decisioni" politiche siano sempre più materia dei tribunali»

[30 giugno 2017]

Quello dei servizi pubblici locali è un settore che per la Toscana vale 16mila posti di lavoro e 3 miliardi di euro di fatturato, oltre 400 milioni di euro in investimenti all’anno. In altre parole, i numeri garantiti dalle 150 aziende associate a Confservizi Cispel Toscana valgono il 2-3% del Pil regionale, ma soprattutto rappresentano un presidio fondamentale che non si misura coi soli parametri economici: in materia di clima, acqua, rifiuti, energia e trasporti molte delle partite cruciali si giocano proprio sul tavolo dei servizi pubblici locali. Un sistema da valorizzare, che si trova invece a lanciare un grido d’allarme.

«Ai servizi pubblici locali della Toscana occorre una politica industriale, il Governo regionale e le forze politiche devono comprendere dimensione dei rischi che stiamo correndo – ha spiegato ieri il presidente Cispel Alfredo De Girolamo, durante l’assembla annuale dell’associazione, rivolgendosi all’assessore regionale all’Ambiente Federica Fratoni – Lo stallo che stiamo vivendo ha portato a criticità importanti e la politica sembra incapace di orientare la crescita, preferendo spesso cavalcare la dimensione identitaria anziché dare concretezza e visione futura, che è invece ciò che serve».

Un immobilismo che unito all’incertezza del quadro nazionale e alle scadenze elettorali, sta rallentando l’aggancio alla più che flebile ripresa economica che si inizia ad avvertire. Non che sul piano nazionale vada meglio – come testimonia la riflessione del presidente in merito agli esiti della riforma Madia – ma a livello locale De Girolamo denuncia «un corto circuito dentro la macchina regionale. Ad un anno e mezzo dalla riforma conseguente all’abolizione delle competenze delle province in materia ambientale, le cose non funzionano», ad esempio, con i «tempi di rilascio delle autorizzazioni si stanno spesso allungando o addirittura paralizzando». Dalla sua, l’assessore Fratoni ribatte che «la Regione dal primo gennaio 2016, a seguito del passaggio di competenza dalle Province, ha avviato ex novo 5756 procedimenti autorizzativi di cui 4026 sono già conclusi (1730 in corso)», ovvero circa il 69,9% del totale.

Passando però in rassegna i diversi settori in cui operano i servizi pubblici locali, i motivi di frizione rimagono. Sull’energia, ad esempio: «Da un lato salutiamo con grande entusiasmo i risultati di Parigi e Marrakech, i target europei, poi – evidenzia De Girolamo – troviamo tutti i giorni in rassegna stampa i no ad impianti geotermici, a parchi eolici, a centrali a biomassa, ad impianti di recupero energetico da rifiuti, ad impianti di digestione anaerobica. Persino no ai led per l’illuminazione pubblica. Un controsenso, uno strabismo dell’opinione pubblica e anche della politica».

Lo stesso dicasi per l’economia circolare. Da una parte l’esaltazione delle potenzialità, tra l’altro in un territorio che già vanta eccellenze in materia di riciclo «con le esperienze di Revet, Valcofert, Rimateria», come ricordano da Cispel. Dall’altra parte le difficoltà pratiche che vive il sistema integrato per la gestione dei rifiuti: «La stabilità del sistema è a rischio – avverte il presidente Cispel – Impianti chiusi o sequestrati, riciclo a rischio e conferimenti illegali, in mancanza del Piano Regionale di gestione, rendono ingovernabile il flusso di speciali e urbani. Aumenta l’export e i costi di smaltimento». Pronta la replica dell’assessore Fratoni: «Il Piano regionale rifiuti e bonifiche esiste, è stato approvato ed è pienamente vigente». Si tratta però di un testo che appare destinato a decadere presto: dopo la modifica al Prb del 2014 adottata dal Consiglio regionale lo scorso 29 marzo, è stato lo stesso organismo regionale a impegnare (con atto del 26 aprile) la Giunta a «redigere celermente, e comunque non oltre settembre 2017, il documento preliminare al nuovo Prb».

E di questi tempi, come dovrebbe essere chiaro, è proprio la stabilità normativa necessaria a programmare gli investimenti il bene più scarso a disposizione delle imprese italiane.

Le critiche non risparmiano neanche l’Arpat, che secondo De Girolamo sta «diventando di fatto un organo di polizia giudiziaria,  finalizzata soltanto ormai a “scovare reati” presso le aziende più aperte e trasparenti. Un risultato facilmente raggiungibile in un Paese con normative incomprensibili ed incoerenti e difficili da applicare. Se utile e possibile abbiamo spesso proposto ad Arpat di aprire uffici stabili nelle nostre aziende, in modo da condividere direttamente i problemi e le soluzioni. Una proposta che ancora è senza risposta». Accuse di fronte alle quali l’Arpat precisa: «Il personale dell’Agenzia svolge il proprio lavoro con competenza, rigore e “buon senso” rilevando, quando si presentano, le violazioni delle norme, ma anche fornendo un  supporto, tecnicamente qualificato, alle Amministrazioni competenti. Da sempre Arpat assicura la propria collaborazione  alle aziende, pur nella distinzione dei ruoli e sempre nel rispetto della legge, per individuare le soluzioni più indicate per risolvere le problematiche che emergono».

Ma cosa chiedono dunque, in definitiva, i servizi pubblici locali? «A livello regionale – chiosa il presidente Cispel – ci preoccupa prima di tutto una deriva perversa che si sta aggravando nel rapporto fra legalità, politica ed imprese. Da un lato sembra che ormai le “decisioni” politiche siano sempre più materia dei tribunali (amministrativi e penali) e non più degli istituti democratici del governo e delle assemblee elettive. Tutti i principali dossier regionali sono in mano al Tar, al Consiglio di Stato, ed infine alla Corte di giustizia europea: gara per il trasporto pubblico locale, gare per la gestione dei rifiuti, autorizzazione del nuovo impianto di termovalorizzazione di Firenze, aeroporto, sottopasso ferroviario». Alla politica nazionale come locale i servizi pubblici locali chiedono un impegno concreto: «Basta scegliere e decidere».