Coca Cola e Banca Mondiale sul landgrabbing non convincono

Per la multinazionale problemi in Guatemala e Cambogia, BM coinvolta nell’accaparramento delle terre

[27 marzo 2015]

La Coca Cola ha rinnovato il suo impegno per la tolleranza zero verso I suoi fornitori abituali che praticano il landgrabbing  e, secondo la Thomson Reuters Foundation, «Ha preso una buona iniziativa vietando ogni esproprio di terre lungo la sua catena di approvvigionamento, ma il gruppo delle bevande gassose dovrà lavorare di più per provare che i suoi imbottigliatori ed i suoi fornitori di zucchero non violano il diritto fondiario».

La multinazionale statunitense due anni fa ha dichiarato che il landgrabbing è inaccettabile e che, come compratore di colossali quantità di zucchero, si impegnava a proteggere i terreni di proprietà delle comunità locali e soprattutto a fare, entro il 2020, una valutazione delle attività di landgrabbing dei suoi principali fornitori di canna da zucchero in 16 Paesi.

All’inizio di marzo Coca Cola ha pubblicato il primo rapporto sull’accaparramento di terre ed ha detto di non aver trovato prove di violazioni dei diritti fondiari da parte dei 5 zuccherifici del Guatemala dove si approvvigiona. Conclusioni che, visto la lunga storia di violenze e violazione dei diritti umani legate allo sfruttamento terriero in Guatemala,   hanno sollevato non poche domande durante una recente conferenza su terre e povertà organizzata dalla Banca mondiale a Washington.

Intervenendo alla conferenza, Karol Boudreaux, un’esperta di proprietà fondiaria del   Cloudburst Group, ha detto alla Thomson Reuters Foundation che il rapporto della Coca Cola è «Troppo superficiale, perché si basa sulle proposte degli operatori delle fabbriche di zucchero, senza cercare di scavare in profondità sui loro metodi di acquisizione dei terreni. I proprietari come hanno acquisito il titoli fondiari? Quali comunità sono state consultate? Sono state indennizzate per le loro terre? La proprietà delle donne è stata tenuta di conto? Se mi baso sui dati forniti da Coca Cola, non ho alcuna risposta a queste domande».

Ed Potter, direttore Global Workplace Rights di CocaCola Company, ha risposto che terrà conto di questi rilievi per migliorare il procedimento di esame delle imprese fornitrici in Guatemala.

Ma la Coca Cola è sotto accusa anche in Cambogia per aver approfittato dei massicci furti di terra organizzati da uomini del governo di Phnom Penh per conto di grandi imprese agricole, tra queste, a detto David Pred di Inclusive développement international,  c’è anche uno dei principali fornitori di zucchero del gigante delle bollicine. Pred ha raccontato che «Migliaia di cambogiani sono stati sloggiati violentemente dalla polizia e dai militari, che hanno rubato i loro raccolti, bruciato le loro case e spianato con i bulldozer le loro terre a beneficio delle imprese zuccheriere  – ha detto il direttore generale dell’Ong californiana che si batte per i diritti umani –  Quello di cui stiamo parlando è un furto di massa. Coca Cola non ha proceduto ad una valutazione seria dei suoi fornitori».

Potter ha riconosciuto che alla multinazionale che rappresenta «Resta ancora da fare molto lavoro per pervenire all’obiettivo della tolleranza zero sull’espropriazione delle terre adottato nel 2013. Ma la company è determinata a fare del suo meglio».

Ma è stata addirittura l’organizzatrice della Conferenza su terre e povertà, la Banca mondiale, ad essere messa sotto accusa da parte di alcune associazioni del Belgio che hanno organizzato una contro-manifestazione di protesta davanti alla tour des finances a Bruxelles, nel quadro della  campagna internazionale “Our land our business”. I manifestanti, vestiti da contadini, hanno simbolicamente rovesciato della terra sull’ufficio della Banca Mondiale dicendo: «Voi fate del business sulla nostra agricoltura. Noi facciamo agricoltura sul vostro business».

Il blitz è stato organizzato con il sostegno di Oxfam da CNCD 11.11.11, Foodfirst Information and Action Network, Africa Europe Faith & Justice Network, Quinoa, SOS Faim e Comité pour l’annulation de la dette du tiers monde, che  hanno denunciato il coinvolgimento dalla Banca Mondiale nell’accaparramento delle terre dei piccoli contadini a favore dell’agribusiness. Stéphane Desgain, che si occupa di ricerca sull’agricoltura per CNCD 11.11.11. ha sottolineato che «La funzione della Banca mondiale è quella di finanziare lo sviluppo. La Banca mondiale è in ritardo.  Rimaneggia vecchie ricette. Pensa che bisogna basare lo sviluppo su un’agricoltura industrializzata. Ma è poco produttiva in rapporto ad un’agricoltura familiare. Genera pochi posti di lavoro e crea povertà nelle regioni non industrializzate. Ha bisogno di deforestare grandi spazi e di distruggere i suoli».

Mentre a Washington la Banca mondiale teneva la sua conferenza e la Coca Cola si giustificava, a Tunisi il World social forum discuteva di come far convergere le lotte per difendere l’accesso alle terre ed all’acqua  e in un documento si legge: «Noi, i movimenti sociali ed i loro alleati, ci siamo riuniti/e nel quadro del Forum Social Africain nell’ottobre 2014 a Dakar, con l’obiettivo di unire tutte le lotte per l’acqua e la terra e contro la criminalizzazione degli/delle militanti e impegnati/e in questo. Abbiamo elaborato una dichiarazione intitolata “Droits à l’eau, à la terre, une lutte commune”. Questa dichiarazione è stata redatta nello spirito della solidarietà e dell’unità e mira ad essere il punto di partenza per lo sviluppo di una Convergenza  globale delle lotte per l’acqua e la terra».

La Via Campesina, Forum Mondial des Populations des Pêcheurs, Convergence Malienne contre l’Accaparement des Terres, Grain, Cospe, Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’acqua, Transnational Institute, Habitat International Coalition, Terra Nuova, Les Amis de la Terre International, FIAN International, hanno organizzato a Tunisi delle sessioni comuni il 25, 26 et 27 marzo e domani terranno una “assemblée de la convergence” per scambiare esperienze di lotta per l’acqua e la terra a livello nazionale ed internazionale e «Per costruire insieme il futuro di questa Convergenza globale».