Ma non in Italia: troppe perdite

Come ottenere di più dalle falde acquifere europee

Membrane in ceramica per filtrare l’oro blu: il progetto Iwec si sperimenta in Olanda

[19 settembre 2013]

Come si sente dire sempre più spesso, le prossime guerre saranno per l’acqua e probabilmente qualcuna di quelle che si stanno combattendo (a cominciare dal Medio Oriente) con l’acqua hanno già molto a che vedere. Gli esperti sostengono che entro il 2050 circa 4 miliardi di persone vivranno in Paesi con scarsità d’acqua. E’ quindi urgente trovare tecniche innovative per spremere ogni goccia dalle risorse disponibili senza intaccare le risorse e gli ecosistemi che garantiscono il ciclo dell’acqua e la ricarica delle falde.

Tutelare la risorsa idrica tutta, ed in particolare l’acqua di falda, in teoria la più pregiata da destinare ad usi più “raffinati” senza comprometterne lo stato quali-quantitativo, è un imperativo che la stessa normativa europea impone. Del resto in molti paesi dell’Unione, l’acqua potabile proviene dalle falde acquifere: ciò accade per oltre l’80% dell’acqua di rubinetto in Danimarca, Austria, Islanda, Italia e Svizzera.

Semplificando, il processo di adduzione avviene tramite il pompaggio in superficie dell’acqua che poi  viene filtrata, per rimuovere metalli come ferro e manganese ed altri elementi “indesiderabili” per l’utilizzo previsto. La filiera di questo  processo produttivo prevede ovviamente anche la pulizia dei filtri, attraverso il risciacquo con acqua, operazione in cui si perde fino al 10 per cento della potenziale acqua potabile che finisce negli scarichi.

Con il progetto Iwec (Increased water efficiency with ceramic membrane technology), finanziato dall’Ue e coordinato da André Reigersman funzionario capo della Rwb Water Services, si intende introdurre delle membrane ceramiche nel processo, e valutare la loro efficacia  in un impianto dimostrativo nei Paesi Bassi.

«Usare delle membrane potrebbe far risparmiare fino a due chilometri cubi d’acqua ogni anno, che equivale al consumo di acqua potabile dei Paesi Bassi e Svezia messi insieme- ha dichiarato Reigersman- Sono state valutate anche delle alternative ai vari tipi di membrane. Ma le versioni plastiche, che sono congiunte mediante pressione o suzione e non rimuovono per forza tutti i batteri nocivi, sono soggette a rottura e sono piuttosto costose da produrre».

Un altro problema da superare è stato appunto quello dei costi. Rwb Water Services ha iniziato a testare le membrane nel 2009, mentre il progetto Iwec, che riunisce anche un’azienda olandese di acqua potabile e una manifatturiera polacca, ha avuto inizio tre anni più tardi. «Produrre le membrane in Polonia aiuta a mantenere bassi i costi- ha spiegato Reigersman-Dobbiamo essere innovativi, e la nostra soluzione non sarà innovativa se è troppo costosa».

Il progetto, che ha ricevuto oltre 847 000 euro di finanziamenti, si concluderà nel mese di giugno del 2015 e prima della fine dovrà essere messo a punto un altro elemento chiave di Iwec: il riciclo delle membrane ceramiche. Infatti questi “filtri” hanno una vita utile di 15 o 20 anni (in confronto a una media di 5 anni per quelli convenzionali) e una volta giunti a “fine vita” possono essere riciclati, ad esempio nella produzione di piastrelle. Finora il maggiore ostacolo al progetto non è stato di tipo tecnologico, ma è stato rappresentato dalle barriere del mercato. Nei Paesi Bassi vi era una tassa sulle acque freatiche, anche se adesso è stata abolita mentre nei paesi dell’Ue non è ancora applicata una legislazione comune sul riutilizzo dell’acqua e sui metodi di controllo.

Reigersman è comunque ottimista e spera di far diventare le membrane ceramiche la soluzione standard per il riutilizzo dell’acqua nei Paesi Bassi, per poi trasferire la tecnica in Europa. Non nella parte meridionale del continente però, dato che – come sappiamo bene in Italia – in questa area le perdite di acqua durante la distribuzione sono molto elevate, in alcuni casi tra il 10 e il 30 per cento. «Non ha senso investire in qualcosa per risparmiare il 5%, quando da qualche altra parte le perdite sono così alte», ha concluso Reigersman.

Nonostante questo “buco” nel sud dell’Ue, Cordis è convinto che «Molto presto altri Paesi sentiranno di sicuro parlare del lavoro di Iwec. Il team sta già guardando al mercato tedesco ed ha fatto un inventario dei mercati che comprende diversi Paesi. L’idea è di iniziare nei Paesi in cui l’acqua potabile è ancora costosa, come per esempio la Danimarca».