Il ricercatore Italiano Guglielmo Stecca, vince una borsa Marie Curie con il progetto BraidSideEarth.

Come riqualificare i fiumi alterati dalle dighe in Italia e Nuova Zelanda

Uno strumento di difesa per i corsi d'acqua ad alveo intrecciato

[12 febbraio 2015]

Guglielmo Stecca, un ricercatore dell’università di Trento, è impegnato in un progetto sull’impatto delle dighe e sulla gestione e riqualificazione dei fiumi ed è in partenza per la Nuova Zelanda. Il progetto, The Braided Side of the Earth: modellazione dell’impatto di lungo termine dovuto alle dighe sulla morfologia degli alvei intrecciati dei fiumi a letto in ghiaia della Nuova Zelanda (BraidSideEarth), per sostenere la riqualificazione dei fiumi europei gravemente alterati” sarà finanziato con i 260.000 euro dalla borsa “Marie Curie – International Outgoing Fellowship” che Stecca ha vinto di recente. BraidSideEarth si svolgerà in collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento (DICAM), che è la sede principale del progetto, e il National Institute of Water and Atmospheric Research (NIWA), Christchurch, Nuova Zelanda. E’ di durata triennale e inizierà ad ‘aprile 2015Guglielmo Stecca spiega: «Durante i primi due anni sarò visiting research fellow al NIWA. Quindi ritornerò a Trento per il terzo anno. Lo scopo ultimo, al rientro in Italia, sarà la definizione di nuove strategie di gestione di alcuni fiumi europei interessati dalla presenza di dighe al fine di recuperarne la salute ambientale». . Il responsabile del progetto per l’Università di Trento sarà Guido Zolezzi, docente del DICAM e già direttore del dottorato europeo SMART in scienze fluviali. Mentre il supervisore neozelandese è D. Murray Hicks, un nome di spicco per la geomorfologia fluviale.

All’università di Trento sottolineano che «Lo scopo del progetto di ricerca è studiare come i fiumi, nella realtà, rispondano ai cambiamenti del regime delle portate e dei sedimenti indotti dalle dighe e sviluppare strumenti predittivi (un modello numerico) che permettano di quantificare, in anticipo, i possibili impatti delle dighe e quindi cercare di mitigarli oppure, dove i fiumi siano già alterati, proporre strategie di riqualificazione. L’uso delle dighe a scopo idroelettrico è sempre più cruciale nello scenario energetico di oggi, per i molteplici vantaggi che offre soprattutto in confronto alle fonti di energia tradizionali. Ci sono degli effetti sull’ambiente fluviale, che vengono studiati in molti Paesi grazie agli sforzi congiunti di ricercatori, produttori di energia ed enti locali per proporre strategie efficaci di riqualificazione ambientale. Molti aspetti sono però ancora poco chiari, soprattutto in relazione all’evoluzione morfologica degli alvei».

Lo studio riguarda i sistemi fluviali ad alveo intrecciato (braided rivers), cioè i fiumi che sono caratterizzati da molti canali, biforcazioni, confluenze, isole con presenza di vegetazione. «In passato – spiegano ancora al DICAM di Trento – i fiumi di questo tipo erano comuni in Europa. La situazione è cambiata con la canalizzazione degli alvei, l’estrazione di inerti e la costruzione di dighe. Esempi di fiumi italiani che sono stati trasformati nella loro morfologia sono il Brenta e il Piave. Mentre il Tagliamento, nel tratto pedemontano, rappresenta un caso unico in Europa di alveo intrecciato che ha mantenuto quasi intatte le sue caratteristiche. La situazione della Nuova Zelanda è diversa e per questo preziosa per i ricercatori».

Stecca spiega perché andrà agli antipodi: «La Nuova Zelanda (in modo particolare la South Island, che è la parte meno urbanizzata e abitata) fornisce, da un punto di vista europeo, l’opportunità di “tornare indietro nel tempo” e osservare i fiumi in condizioni quasi originarie. Il fatto che le poche alterazioni prodotte in Nuova Zelanda siano molto recenti dà inoltre la possibilità di studiare i mutamenti negli stili fluviali ancora in atto. Utilizzeremo un approccio che combina tra loro elementi di idraulica, di geomorfologia fluviale, di ecologia e di matematica applicata».

Per prima cosa sarà realizzato un database di fiumi ad alveo intrecciato dal letto in ghiaia, per studiarne l’evoluzione morfodinamica. Poi  sarà sviluppato un modello numerico eco-idraulico «in grado di predire gli effetti morfologici delle alterazioni nell’arco di alcuni decenni», la cui affidabilità del modello sarà verificata grazie ai dati raccolti nella prima attività. La terza fase impegnerà i ricercatori italiani e neozelandesi nell’applicazione del modello per quantificare questi impatti sulla morfologia degli alvei. L’ultima fase quantificherà la risposta del fiume a diversi scenari di gestione alternativa, attraverso l’uso del modello numerico. Questo servirà a «Proporre strategie di mitigazione laddove le dighe siano ancora da costruire (in Nuova Zelanda, ma anche nei vicini Balcani) e strategie di riqualificazione dove le dighe siano già in funzione da tempo (in Europa)».

Stecca conclude: «Il modello numerico che verrà utilizzato per il progetto è stato sviluppato inizialmente presso il DICAM durante il mio lavoro di tesi di dottorato (2009-2012). Nel progetto collaborerò, in particolare con il professor Guido Zolezzi (Ecoidraulica e Morfodinamica fluviale; responsabile per Università di Trento del progetto) e con il dottor Walter Bertoldi (Geologia e Morfologia fluviale)».
Il riferimento scientifico per questi temi all’Università di Trento è il GIAMT, Gruppo di Idraulica ambientale e Morfodinamica – Trento, creato nel 1999 al DICAM per iniziativa del professor Marco Tubino e composto da un nucleo stabile di docenti (Tubino, Zolezzi, Marco Toffolon e Bertoldi) e da un numero variabile di dottorandi, collaboratori e assegnisti di ricerca. Il GIAMT da quasi dieci anni sviluppa attività di ricerca interdisciplinare sui corsi d’acqua naturali. Uno degli obiettivi del progetto BraidSideEarth è stabilire all’interno del GIAMT un nucleo di postdoc, studenti magistrali e di dottorato che possa sviluppare le varie parti del modello e utilizzarne le potenzialità per applicazioni innovative di tipo eco-idraulico e bio-morfodinamico. Data la rilevanza del progetto, si prevedono numerose interazioni con partner del gruppo GIAMT nell’ambito della ricerca scientifica e della gestione dei corsi d’acqua, quali i servizi competenti a livello sia locale sia nazionale».