Passa la mozione del Nuovo Centrodestra

Consorzi di bonifica, la Regione rivedrà i criteri delle nomine

[29 gennaio 2014]

Il mese scorso il gruppo regionale del Nuovo Centrodestra aveva presentato una  mozione per «Abrogare la disposizione che prevede l’elezione dei 90 componenti delle assemblee dei sei consorzi di bonifica toscani nelle forme attuali e sostituirla con nuove e meno costose modalità di selezione».

Alberto Magnolfi,  Marco Taradash,  Andrea Agresti e Roberto Benedetti, fecero  i conti e rilevarono che «Su 1 milione 441mila toscani chiamati ad eleggere i nuovi componenti dei Consorzi, hanno effettivamente partecipato al voto circa 40mila toscani, pari al 2,7% degli aventi diritto», poi constatarono che «Per lo svolgimento delle votazioni la Regione Toscana ha speso circa 650mila euro, circa 16 euro a voto».

Dalla mozione approvata è stato tolto il termine «abrogare», sostituendolo con «rivedere» per prendere voti anche dal centro-sinistra e l’operazione è riuscita, visto che il Consiglio regionale ha votato la mpozione dell’Ncd all’unanimità.

Ma, proprio mentre il Consiglio regionale si accingeva a votare le nomine di revisori e di componenti delle assemblee dei vari Corsorzi, Magnolfi ha annunciato che gli alfaniani non avrebbe votato per «Non avallare con il proprio voto procedure che disconosciamo e su cui abbiamo già formalizzato anche tramite mozione le nostre perplessità».  Tornando sulla scarsa affluenza al voto, il capogruppo Ncd ha detto: «Il Consiglio regionale non può non occuparsi di questi aspetti, perché così facendo rende buon servizio all’antipolitica. Numeri del genere dimostrano che quella delle elezioni è una strada non più percorribile. E allora, ci chiediamo: è giusto che il Consiglio regionale apponga il proprio timbro su una procedura inficiata da irregolarità, problematicità e mancanza di trasparenza come evidenziato dai fatti?»

Il Nuovo Centrodestra nella mozione specificava  la necessità di salvaguardare quella piccola quota di cittadini che alle urne ci si è recato e che ad avere rappresentanza alla guida dei Consorzi ci tiene, «La forma andrà studiata – spiegano Taradash, Magnolfi, Agresti e Benedetti – perché dobbiamo garantire la massima rappresentanza nei Consorzi come ovunque. Bisogna rivedere le forme di selezione degli organismi di vertice dei Consorzi, e su questo siamo decisi ad andare avanti. La mozione non è che il primo passo».

Esulta anche Stefania Fuscagni, portavoce dell’opposizione in Consiglio regionale  e rimasta con Berlusconi, «Opposizione di centrodestra unita nel voler fare chiarezza e nel voler rivedere alcuni aspetti fondamentali della legge sui Consorzi di Bonifica che, è più che evidente, non ha retto alla prova dei fatti. Non ha retto per i tanti dubbi sulle procedure e per la questione dei costi delle elezioni sui quali non si vuol far chiarezza, ma che si aggirano intorno ai 700 mila euro a fronte del 2,9% di partecipazione al voto. Per questo abbiamo deciso di non partecipare alla corsa sulle nomine quando ancora sono in piedi interrogativi profondi che non possono essere superati. E’ innegabile che abbiamo assistito ad elezioni flop, visto che si sono recati alle urne meno del 3% dei toscani; è innegabile che il  rendiconto dei costi da parte della Regione sia lacunoso visto che il costo complessivo ammette di non conoscerlo nemmeno l’Assessore Bramerini; è evidente che le relazioni redatte dai Consorzi siano fatte in maniera raffazzonata, visto che solo due Consorzi su sei hanno rendicontato le spese elettorali (superando in entrambi i casi i 100 mila euro). Ma non basta – insiste l’esponente di Forza Italia –  in alcune realtà ci sono stati voti “dubbi”, oggi ci sono inchieste in corso e le procedure pre-elettorali sembrano essersi svolte in maniera non conforme alla legge visto che l’invio delle comunicazioni sarebbe avvenuto fuori tempo massimo e come se non bastasse ci sono state modalità comunicative politicamente “guitte” e autoreferenziali, tenuto conto che ai consorziati si è detto che potevano votare ma ci si è dimenticati di dire loro che avrebbero potuto anche presentarsi ed essere regolarmente eletti».

La Fuscagni, che fa parte della commissione regionale ambiente e territorio, conclude con un attacco alla maggioranza e una rivendicazione “spartitoria”: «Dinnanzi a questo oggettivo “caos” abbiamo detto che le nomine erano poca cosa rispetto alla necessità di comprendere i punti rilevanti e dirimenti che attengono la regolarità di procedure elettorali, cioè la legittimità stessa di ciò di cui stiamo parlando. Infatti una cosa è certa: il Consiglio regionale non può “avallare” con proprie nomine organismi che sono stati costituiti con procedure ancora tutte da verificare. A ciò si somma il silenzio sui costi che, a questo punto, ha il sapore politicamente attendista di chi aspetta che “passi la bufera. E se a ciò si aggiunge che il Consiglio delle Autonomie Locali il 9 gennaio ha provveduto ad una quasi totale informata di nomi di sinistra, risulta sempre più evidente che la maggioranza non ha ben chiara la funzione stessa dei Consorzi che non può essere appannaggio di una sola parte politica e certo questa Opposizione non si accontenta di un piatto di lenticchie. Sarebbero bastati 15 giorni per capire tutti gli aspetti critici e a quel punto forse si poteva procedere con serenità sgombrando il campo dai forti dubbi che ancora permangono, dando spiegazione dettagliate sui costi, trovando la quadra tra tutti invece l’accelerata data dalla sinistra di fatto ha chiuso una procedura ancora incerta finendo per lasciare sul campo troppe questioni che andranno chiarite».