Contratti di fiume. A dicembre tavolo nazionale a Firenze per rilanciarli in Toscana

[27 settembre 2013]

Il prossimo 6 dicembre a Firenze, si terranno i lavori del VIII Tavolo nazionale dei Contratti di Fiume (CdF). Dopo la ratifica, qualche anno fa, della Carta nazionale dei Contratti di Fiume e dopo quanto emerso a Bologna nel 2012, durante il VII° Tavolo Nazionale, questo “strumento” per la tutela dei territori fluviali si sta continuamente espandendo attraverso varie modalità.

«Dall’Osservatorio del Tavolo nazionale dei Contratti di Fiume si registra un incremento in tutta Italia del numero di processi di Contratto di Fiume», ha dichiarato Massimo Bastiani Coordinatore Scientifico Tavolo nazionale dei Contratti di Fiume. «Questo sviluppo è legato a varie tipologie di proponenti: dal “basso” (Associazioni, gruppi di cittadini, singoli Comuni…) o su proposta di Enti intermedi (Parchi, Associazioni diComuni, Province..). Si cominciano inoltre ad attivare Contratti di Fiume all’interno dei processi di formazione dei Piani dei Bacini Idrografici (Dir. CE 2000/60 e 2007/60), si tratta di un fenomeno che nei prossimi anni dovrà essere seguito attentamente, anche se nell’immediato è ancora limitato ad alcune Regioni del Nord Italia. Un’ulteriore considerazione è infine necessaria rispetto alla varietà di forme che i Contratti di Fiume stanno assumendo (di foce, di lago, di falda, di valle fluviale..) che li avvicinano sempre più all’esperienza francese dei Contrats de milieu».

Difficile definire precisamente quanti  processi che portano a Cdf sono stati attivati in Italia (si parla di oltre 60) e questo aspetto, certamente positivo, determina anche la necessità di un sistema di controllo della qualità e dei contenuti minimi da rispettare in ogni singolo CdF e della verifica dei risultati ottenuti  per i Contratti più datati nel tempo. Questo è uno degli aspetti che sarà dibattuto al tavolo di Firenze (per la cui organizzazione nei giorni scorsi è stato tenuto un primo incontro preparatorio), insieme al tema della necessità di un chiaro “riconoscimento” e della legittimazione dei Cdf.

«Dal punto di vista della struttura metodologica è necessario considerare come a  partire dai primi anni 2000 ad oggi, in Italia, i processi di CdF stiano invertendo la tendenza iniziale, che li vedeva essenzialmente relegati all’interno della pianificazione settoriale, dei Piani di Tutela delle Acque», ha aggiunto Bastiani.

«Attualmente i CdF – dice ancora Bastiani – si stanno configurando come uno strumento strategico complesso, in grado di influenzare complessivamente le politiche ed avere forti ricadute nella pianificazione e programmazione integrata dei territori. In grado cioè di fornire importanti spunti sulla sperimentazione e formulazione dei nuovi strumenti di pianificazione che intervengono nel “vuoto” delle politiche di pianificazione urbanistica (che in Italia sono ancora rappresentate dalla legge 1150/1942) e nell’assenza di una politica nazionale che ha delegato “de facto” alla responsabilità delle singole Regioni buona parte delle scelte in merito all’uso del territorio. Questa evoluzione necessita di una coraggiosa riflessione sulla politica urbanistica nazionale, sull’uso del suolo e sul ruolo dei Contratti di Fiume come uno degli strumenti che consentono di raggiungere gli obiettivi ambiziosi che i protocolli internazionale e gli indirizzi della Commissione EU ci indicano per i prossimi anni.  I Contratti di Fiume si stanno dimostrando sempre più efficaci, proprio nell’integrazione tra i piani e le norme sulla gestione e tutela delle acque con quelli per la difesa del suolo e del paesaggio, ma anche con i programmi di sviluppo economico dei territori».

Il riconoscimento della validità dello strumento da parte di tutti i potenziali stakeholder, e quindi della necessità di una maggiore garanzia di partecipazione, è legato anche il tema del supporto finanziario alla gestione dei processi e l’individuazione delle risorse per l’attuazione delle azioni condivise nei Contratti di Fiume: «Tale aspetto necessità un approfondimento sulla disponibilità dei fondi strutturali della programmazione 2014-2020 da parte delle Regioni nella necessità di rendere operativo un sostegno ai territori fluviali che adottano un Contratto di Fiume».

I Piani di azione dei Contratti di fiume, del resto, possono prevedere misure volte alla prevenzione, ad esempio del rischio idrogeologico, da sostenere economicamente, spendendo risorse economiche in misura  molto inferiore rispetto a quelle che comunemente  vengono stanziate per riparare i danni post evento.

In sintesi, quindi, durante l’VIII Tavolo nazionale dei Contratti di Fiume del 6 dicembre verranno affrontati quattro temi: quello del definitivo riconoscimento dei CdF a scala Nazionale e Regionale; il sostegno ai Cdf come strumenti di gestione di politiche territoriali integrate e multisettoriali, stabilire i requisiti ai quali i processi devono rispondere (approccio disciplinare e metodologico); il tema della rappresentatività e inclusività delle comunità locali all’interno dei processi di partecipazione dei CdF; l’elaborazione di proposte operative per l’utilizzo dei fondi strutturali 2014-2020 nei territori oggetto di Contratti di Fiume.

Come in passato sarà proseguita l’esperienza del Premio ai percorsi di CdF più significativi, esteso ad una nuova sessione dedicata anche a tesi o ricerche universitarie. I temi del Call for paper/poster per l’VIII Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume di Firenze sono: programmi e processi di partecipazione attivata nei Contratti di Fiume: sperimentazioni del passaggio da politiche top down a botton up; attuazione di politiche e strategie integrate e multisettoriali avviate dai CdF in relazione ai diversi strumenti di pianificazione e programmazione dei territori fluviali (acqua, uso del suolo, rischio, paesaggio, sviluppo economico..); risultati ed azioni concretamente attivate/realizzate nei territori a seguito di un CdF.

L’auspicio è che l’VIII Tavolo nazionale dei Contratti di Fiume che si terrà a Firenze, rappresenti una “rampa di lancio” per arrivare a “siglare” dei contratti di fiume anche in Toscana. Per ora nonostante i Cdf siano citati anche a livello di pianificazione, ci sono state solo timide esperienze applicative nella nostra regione, l’ultima della quali è stata condotta in provincia di Lucca. Grazie all’Associazione per l’Arno è da poco iniziato un lavoro che nel tempo dovrebbe portare ad un Contratto di fiume da attuare almeno su un tratto del più importante corso d’acqua che attraversa la Toscana.