Ecco cosa può fare davvero l’Italia per contrastare l’emergenza siccità

Tra le priorità ripensare i sistemi d’irrigazione, riutilizzare le acque reflue, promuovere il risparmio idrico all’interno dei regolamenti edilizi e ammodernare gli acquedotti

[23 giugno 2017]

L’estate è appena arrivata, ma temperature record e siccità si accompagnano in Italia ormai da mesi, chiarendo come il riscaldamento globale non stia mettendo in pericolo “solo” orsi polari e popolazioni lontane. Il clima che cambia è già a casa nostra, e in Italia il mutamento è anche più veloce della media globale. I suoi effetti sono già pesanti.

Come documenta Legambiente, il bollettino rosso che si sta registrando in tutta la Penisola è davvero preoccupante: tre regioni (Sardegna, Emilia Romagna e Toscana) hanno dichiarato lo stato di emergenza per siccità, ma l’allerta è già massima in tutte le altre regioni; fiumi e laghi sono quasi a secco, con il Piave e il Lago di Bracciano in forte sofferenza.

«Il tema dei cambiamenti climatici in atto – spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente e membro del think tank di greenreport  – deve essere messo con urgenza al centro dell’agenda politica e in quella di pianificazione e valutazione degli interventi, rispettando gli accordi di Parigi e avviando interventi rapidi e politiche di adattamento. Anche l’Italia deve fare la sua parte, approvando il piano nazionale di adattamento al clima, che deve diventare il riferimento per gli interventi di messa in sicurezza del territorio e dei finanziamenti nei prossimi anni. In questa partita così delicata si inserisce anche la gestione dell’acqua e la definizione di una seria politica di tutela e gestione della risorsa idrica, un bene comune fondamentale per la vita, da preservare nella qualità oltre che nella quantità».

Un punto dolente per il nostro Paese, dove ad oggi l’utilizzo dell’acqua – analizzato dall’Istat – è così ripartito: Irrigui 46,8%, Civili 27,8%, Industria 17,8%, energia 4,7%, Zootecnia 2,9%, anche se in alcune aree il consumo agricolo arriva a coprire anche il 60% del totale. Che fare? Oltre a portare avanti con convinzione la lotta ai cambiamenti climatici – cosa che in Italia non sta avvenendo, dato che le emissioni di gas serra nazionali sono tornate a crescere – è imprescindibile procedere sul doppio binario dell’adattamento, per lenire quegli effetti dei cambiamenti climatici che comunque dovremo ormai sopportare.

Sul fronte agricoltura, prima consumatrice d’acqua ma al contempo vittima della siccità, secondo Legambiente occorre ripensare ad una riconversione del sistema di irrigazione dei terreni agricoli (quasi totalmente fondato sulla modalità ad aspersione o a pioggia) puntando a sistemi di microirrigazione e a goccia, che possono garantire almeno il 50% del risparmio di acqua utilizzata e rivedere completamente il sistema di tariffazione degli usi dell’acqua, con un sistema di premialità e penalità. Per ridurre i prelievi di acqua e gli scarichi nei corpi idrici ricettori, occorre poi praticare il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura, così come nell’industria; per farlo è ormai urgente modificare il decreto del Ministero dell’ambiente n. 185/2003 sul riuso dell’acqua. Sul piano della gestione della risorsa è necessario che le Regioni mettano in campo politiche indirizzate verso il risparmio e l’efficienza nell’uso dell’acqua, e lo stesso devono fare le amministrazioni comunali. La risorsa idrica rappresenta infatti un fattore chiave anche per la sostenibilità in edilizia, per questo è fondamentale inserire sempre di più la voce del risparmio idrico all’interno dei regolamenti edilizi: molti comuni già lo stanno facendo obbligando e/o incentivando azioni come le cassette w.c. a doppio scarico e l’utilizzo dei riduttori di flusso, ma troppi altri ancora devono seguire il buon esempio.

Infine, un grande classico per l’Italia: quello della lotta agli sprechi gratuiti. Legambiente ricorda come sia fondamentale ammodernare gli acquedotti per ridurre le perdite delle reti di distribuzione e gli sprechi nel trasporto della risorsa idrica: stando ai dati Istat, nel 2015 è stato quasi il 40% dell’acqua immessa in rete a non raggiungere l’utente finale nei comuni capoluogo di provincia, 2,8 milioni di metri cubi al giorno, un dato addirittura peggiorato dal 2012 in cui era il 35% circa. Uno spreco indigeribile, cui è sempre più urgente porre rimedio. Per farlo però occorrono investimenti, e questo potrebbe non far piacere ai cittadini/consumatori: ad oggi infatti le tariffe dell’acqua in Italia – con cui poter finanziare gli investimenti – sono fra le più basse d’Europa e del mondo. Se dovranno salire, è indispensabile che ciò avvenga con equità.