Presentato oggi a Milano il nuovo rapporto Top Utility Analysis

Cresce il lavoro nelle 100 maggiori utility italiane, 133mila gli occupati

Ricavi in calo a 108 miliardi di euro, ma gli investimenti crescono del 12,2% in un anno

[22 febbraio 2017]

La quinta edizione del rapporto Top Utility Analysis presentato oggi a Milano presso la Camera di Commercio torna ad analizzare le performance delle maggiori 100 utility pubbliche e private italiane attive nei settori di gas, elettricità, acqua e rifiuti, con lo scopo di fornire una visione d’insieme dell’industria dei servizi di pubblica utilità in un momento di particolare vivacità nel settore, in concomitanza con le novità introdotte anche da ultimo in questi giorni dal decreto correttivo sulla riforma Madia.

«L’analisi fotografa un settore dinamico, sebbene penalizzato da una contrazione dei ricavi (dovuto al crollo dei prezzi energetici) – spiega Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys e  coordinatore  del gruppo di ricerca Top Utility – Per crescere e consolidarsi, le Top Utility hanno deciso di destinare risorse umane e investimenti a innovazione e tecnologie in misura crescente rispetto al passato. Le aziende idriche e del gas sono quelle che hanno un migliore rapporto tra margini e ricavi, al contrario di quelle del settore ambientale, con maggiori attività labour intensive».

Le Top Utility italiane hanno infatti segnato per il secondo anno consecutivo – spiegano da Althesys – una sensibile riduzione dei ricavi, passando dai 120 miliardi di euro del 2014 ai circa 108 miliardi di euro (-9,7%). Il calo è dovuto alla forte discesa dei prezzi di gas ed energia elettrica. Se si escludono le aziende energetiche, infatti, la crescita dei ricavi del resto del campione si attesta al 3,2%. Il servizio idrico e la distribuzione del gas hanno un livello di EBITDA sui ricavi superiore rispetto agli altri comparti, mentre gli operatori del settore rifiuti nell’ultimo triennio hanno visto emergere una progressiva riduzione dei margini con conseguente incremento del rapporto debito/EBITDA, passato da 2,3 a 2,8 tra il 2013 e il 2015.

La progressiva compressione dei margini nei settori utility rende così necessario un approccio sempre più orientato all’efficienza, che in genere non va a ledere la qualità dei servizi offerti: guardando ad esempio alle percentuali di raccolta differenziata, le prestazioni delle migliori imprese dei servizi ambientali risultano, anche nel 2015, superiori alla media nazionale: la percentuale raggiunge il 52,3%, circa cinque punti sopra la media del Paese (47,5%), mentre lo smaltimento in discarica interessa solamente il 13% dei rifiuti urbani da loro raccolti, a fronte di una media nazionale del 26%.

Nonostante ciò il contributo delle utility all’economia nazionale rimane più che rilevante: gli investimenti delle Top Utility in impianti, infrastrutture e reti hanno segnato nel 2015 un aumento (+12,2%) rispetto all’anno precedente, passando da 4,1 a 4,6 miliardi di euro, pari a circa lo 0,3% del Pil e l’1,7% degli investimenti fissi lordi effettuati in Italia nell’ultimo anno. Inoltre, nel 2015 le maggiori 100 utility italiane hanno prodotto ricavi pari al 6,6% del Pil, dando lavoro a circa 133.000 addetti (+1,5% rispetto all’anno precedente). Tra queste – evidenziano da Althesys – sono prevalenti le aziende di medie e piccole dimensioni: solo 18 imprese, infatti, hanno ricavi superiori a 500 milioni di euro, e di queste solo la metà supera il miliardo. Le multiutility sono la tipologia maggiormente rappresentata (34%), seguite da aziende operanti nella gestione rifiuti (27%) e monoutility idriche (26%).  Le Top 100 nel 2015 hanno prodotto il 50,3% dell’energia elettrica generata in Italia, raccolto il 35% dei rifiuti urbani prodotti (fonte ISPRA) e distribuito il 52% dell’acqua complessivamente erogata.