Da Israele le superpiante Ogm: resistono alla siccità e non marciscono

Ma secondo i ricercatori Usa nel lungo periodo le piante geneticamente modificate sono svantaggiose

[28 agosto 2013]

I ricercatori israeliani sono convinti di aver realizzato superpiante resistenti alla siccità che potranno essere “game-changer” per risolvere la crisi alimentare globale, visto che richiedono meno acqua, producono raccolti  più abbondanti e marciscono molto dopo essere raccolti.

La ricerca di Shimon Gepstein, professore di biologia alla Technion University di Haifa, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences, è stata rilanciata da  United with Israel, un’organizzazione di amicizia tra Usa e Israele, scrive che lo scienziato «Ha aperto la strada di una ricerca che può rappresentare un importante progresso per le forniture alimentari in tutto il mondo».

Sul sito della Technion University si legge che «Gepstein ha scoperto questa caratteristica delle sue piante geneticamente modificate per puro caso, quando ha dimenticate di innaffiarle per un paio di settimane».

Gepstein descrive così questi nuovi ceppi di super-lattughe Ogm: «Le verdure e la frutta, se provengono da piante geneticamente modificate, ora durano il doppio e talvolta tre volte di più dopo che sono state recise. Ho portato a casa la lattuga modificata e ci sono voluti 21 giorni perché iniziasse a diventare marrone, mentre le lattughe normali vanno a male in cinque o sei giorni».

L’entusiasmo degli israeliani per le superpiante non sembra cedere nemmeno di fronte alle recenti ricerche statunitensi e cinesi sulle piante Ogm che affermano come, sul lungo periodo, gli svantaggi superino i vantaggi, anche dal punto di vista delle rese e della sicurezza alimentare ed ambientale.

I ricercatori della  Technion University descrivono  i loro Ogm come “superplants”  e l’entusiasta  United with Israel  scrive: «Non solo queste piante geneticamente modificate sostengono la produzione dell’ormone zytokinin, che previene l’invecchiamento e favorisce la continua fotosintesi, ma hanno bisogno di meno acqua per crescere» e Gepstein conferma: «Queste piante possono sopravvivere a periodi di siccità, possono andare avanti per un mese senza acqua e anche se c’è  acqua, hanno bisogno solo del  30% della quantità di liquidi che occorre alle piante».

Queste superpiante Ogm vivono più a lungo e danno raccolti più abbondanti, in modo da poter «assistere innumerevoli Paesi che attualmente soffrono di scarsità d’acqua – rimarca United with Israel  – Dato che le crisi alimentari più gravi della storia moderna sono state causate dalla siccità o  da altri eventi meteorologici estremi, le superplants possono rappresentare la fine alla carenza di cibo provocata dalla siccità, che resta un grave problema a livello internazionale».

Il sito filio-israeliano ricorda che secondo il Programma alimentare mondiale, «Disastri naturali come inondazioni, tempeste tropicali e lunghi periodi di siccità sono in aumento,  con conseguenze disastrose per la sicurezza alimentare, nei Paesi poveri in via di sviluppo. La siccità è ora la causa più comune della carenza di cibo nel mondo. Nel 2011, le siccità ricorrenti hanno causato cattivi raccolti e pesanti perdite di bestiame pesanti in parti dell’Etiopia, della Somalia e del Kenya. In molti Paesi, il cambiamento climatico sta esacerbando le condizioni naturali già avverse».

Siamo alle solite, per giustificare la creazione di Ogm si tira fuori la fame in Paesi poverissimi che non avrebbero comunque la capacità di coltivare in maniera autonome queste superpiante che andrebbero a sostituire specie autoctone che potrebbero resistere alla siccità senza nessuna ingegneria genetica, specie messe fuori dal mercato da una globalizzazione dell’agricoltura che livella ed appiuattisce, finbo ad arrivare agli Ogm controllati dalle grandi multinazionali dell’agro-industria.

Geptstein è comunque fiducioso per l’avvenire delle sue superplants: «Abbiamo scoperto che dopo un mese che non ricevevano acqua erano buone come quando l’avevano, così potremmo seminarle nelle zone aride o nelle aree dove c’è grave rischio di siccità ed alimentarci la popolazione. Nonostante tutto il male che circonda il termine “geneticamente modificato”, posso dirvi che le nostre piante non sono pericolose per la salute umana, perché le abbiamo modificate utilizzando i loro componenti, non hanno nulla di aggiunto». Non male come sicurezza, per uno che ha scoperto le proprietà delle superpiante per caso, dopo essersele dimenticate.