Da Milano a Venezia a remi: comincia l’avventura di reMIVEri. Il diario della prima giornata (FOTOGALLERY)

[18 maggio 2015]

Ecco ci siamo. E’ proprio il giorno. Il giorno  della partenza di reMIVEri.

Quello che tutti noi, undici canottieri abbiamo progettato, immaginato, sognato si sta per realizzare. La sveglia è prevista per le sette. Ma l’emozione è troppa, e già dalle sei mi rigiro nel letto. Di questa giornata mi voglio godere ogni momento.

La mattina presto, i due equipaggi, al gran completo, si ritrovano in Canottieri San Cristoforo: ultimi controlli alle imbarcazioni, alle dotazioni di bordo, verifica dei remi, degli scalmi e via. Prima sosta in Darsena per salutare amici e parenti e tutta la cittadinanza milanese. Poi imbocchiamo, non senza difficoltà, il Naviglio Pavese dove pochi metri ci separano da una prima esperienza unica: entriamo nella chiusa della Conchetta. Le porte della conca si chiudono dietro di noi. Le due barche allineate aspettano al centro che le acque si abbassino mentre un nuovo gruppo sempre più numeroso di curiosi si unisce alla folla. Per tanti è la prima volta,  che vedono la vecchia chiusa in funzione.  Ed ecco aprirsi le paratie di fronte a noi e con esse la prospettiva del Naviglio Pavese. Il viaggio è veramente iniziato.

Poco dopo ci tocca di nuovo alare le barche a terna,  perché le rimanenti chiuse sul Naviglio Pavese non sono funzionanti. Abbiamo deciso  di proseguire  il viaggio Milano-Pavia portare  le due imbarcazioni con dei carelli autorealizzati trainati da biciclette lungo la ciclabile del Naviglio Pavese proprio per rifare quanto più possibile il percorso originario. La barca ha nostalgia dell’acqua, non vogliamo farla allontanare troppo dalla sponda. Il trasporto delle due imbarcazioni su pista ciclabile è stato come il viaggio del Toti da Cremona a Milano, ma su scala ridotta. Al grido di “barca in carreggiata” ciclisti e pedoni si spostavano sorpresi, spaventati o infastiditi. Lo sapevamo ma non avevamo alternative e arriveremo a Venezia in qualsiasi modo. Mentre pensiamo questo preghiamo anche di non incrociare vigili o polizia: sarebbe una situazione di difficile soluzione.
Il destino ci assiste e a metà pomeriggio raggiungiamo, più o meno senza intoppi, la sede del Cus Pavia Canottaggio dove ci accolgono con grande calore. Mangiamo qualcosa, facciamo un brindisi coi canottieri e con gli amici dell’Associazione Autismo Pavia e raggiungiamo l’albergo.

Dopo la notte a Pavia ci alziamo presto. Se ieri abbiamo solo giocato, oggi ci siamo sul serio.  Oggi le barche assaggeranno l’acqua di fiume, i flutti del grande fiume Po lambiranno le loro carene. E così la mattina presto, siamo di nuovo al Cus Pavia: un rapido controllo alle barche e si pare.

Ticino, finalmente.

La gente di Pavia già ci aveva avvisato su come attraversare  i ponti cittadini; terza arcata a destra. Non si può sbagliare. E così emozionati, saliamo in barca. Poche palate e già il primo ponte è davanti a noi. Lo passiamo. L’aria è ancora fresca. Il cuore batte forte. Siamo in viaggio finalmente .

All’orizzonte già si vede il ponte coperto . Miriamo all’arcata e in velocità, ci scivoliamo sotto.

Pavia alla nostra destra, Borgo Ticino  sulla sinistra.

Mancano pochi chilometri al nostro incontro col Po. Prima però siamo ancora in tempo a scorgere l’ultima chiusa e l’ultimo salto d’acqua del naviglio pavese in Ticino.

Un’ombra vela la nostra gioia: magari un giorno anche noi riusciremo proprio a passare da là, come tanti nostri avi hanno fatto, e arrivare da Milano al Ticino solo via acqua.

Questa piccola amarezza non ancora lasciato il nostro cuore, che già il timoniere grida Po!

E in poche palate arriviamo alla confluenza, acque diverse coi loro colori si uniscono. La gioia è di nuovo tanta. E ora il grande fiume Po. Tra 30 km ci aspettano i nostri amici di Calendasco, piccolo borgo già di origine romana, che sapendo del nostro arrivo si è tutto mobilitato per accoglierci a pranzo offrendoci una grigliata. Capiamo subito che da qua a Venezia, ci faremo molti nuovi amici, gente di fiume, che come noi ama le acque. Pochi chilometri dopo raggiungiamo Piacenza, dove ricoveriamo le barche dagli amici della Canottieri Vittorino da Feltre.

Il viaggio è davvero iniziato, e il primo giorno di navigazione è andato benissimo, speriamo solo che gli altri con scorrano velocemente come oggi.

 

Giacomo Scandroglio