Dal Ghana a Prato: lezioni sull’acqua

[22 marzo 2018]

Nei Paesi dell’Africa sub-sahariana terra e acqua sono risorse che tradizionalmente appartengono e vengono gestite dalle comunità locali al di fuori delle logiche di mercato. Negli anni, però, le comunità sono state gradualmente private dall’accesso e gestione dell’acqua. Lo chiamano “water grabbing”, o accaparramento idrico, il fenomeno che tende a togliere risorse naturali di base (acqua, terra e cibo) al controllo delle persone, a beneficio di soggetti pubblici o privati mossi da fini speculativi.

Il Ghana è uno dei Paesi colpiti dall’erosione dell’accesso all’acqua, in termini di disponibilità o di modalità di gestione da parte della comunità. Il Paese, infatti, ha una buona disponibilità di acqua, ma l’accesso ad acqua potabile è scarso per gli abitanti.

Anticamente, quando il Ghana non si chiamava ancora né Ghana né Costa D’oro, l’acqua apparteneva alle sue comunità tribali, secondo le norme di diritto consuetudinario. Il diritto all’acqua delle comunità era strettamente connesso al diritto della terra e, in quanto naturale, non aveva origine nello Stato. Era per lo più un diritto d’usufrutto: l’acqua poteva essere utilizzata, ma non posseduta.

Durante il periodo coloniale, nel 1928, è iniziata una prima fase di sottrazione delle risorse idriche dalla gestione comunitaria: quando l’acqua veniva pompata per la prima volta nei castelli e nei forti dei coloni. Un processo di mercificazione graduale delle risorse idriche che ha portato alla completa privatizzazione dell’acqua, gestita da parte delle due compagnie private Ghana Water Company Limited (GWCL) e Aqua Vitens Rand Limited (AVRL), multinazionale olandese sudafricana.

Le privatizzazioni, però, si sono dimostrate non in grado di soddisfare le richieste di acqua del Paese, soprattutto delle zone rurali e del mondo dei contadini sia per uso alimentare che produttivo. Oggi, gli abitanti sperimentano una estrema mancanza di accesso ad acqua potabile e un tasso in costante crescita di malattie di origine ambientale e legate all’acqua tra la popolazione, con livelli igienico-sanitari tra i più bassi di tutta l’Africa Occidentale.

Una situazione che è divenuta invivibile che ha provocato la collera della società civile e ha portato, dal 2011, a avviare un processo di mobilitazione e difesa della gestione dell’acqua da parte della società civile, in modo che potesse tornare completamente nelle mani del pubblico.

Proprio nelle zone rurali più colpite dal fenomeno del watergrabbing, COSPE ha scelto di intervenire. Tra i molti progetti, uno, Water Citizen, in collaborazione con la Water Rights Foundation promuove il diritto di accesso all’acqua nella zona di Nzema. Il progetto ha coinvolto 50 associazioni, 1000 tra rappresentanti di comunità e leader tradizionali. Dal progetto, 10 scuole ghanesi hanno realizzato percorsi di educazione all’uso dell’acqua e hanno attivato, grazie alla Water Right Foundation, un gemellaggio con il Liceo Copernico di Prato, in Toscana.

Una storia di successo, di scambio culturale e di conoscenze, che verrà raccontata il prossimo lunedì 26 marzo presso il Liceo Copernico durante l’Assemblea studentesca dedicata al progetto Water Citizen. Parteciperanno all’evento il presidente della Water Right Foundation, Mauro Perini, l’esperto Alfonso Falqui che ha prestato la sua consulenza sul progetto e la collaboratrice COSPE Chiara Marioni.

di Cospe per greenreport.it