Disastro minerario del Rio Doce, nelle dighe crollate 20 volte il volume dichiarato

La Samarco verso il fallimento? Il Brasile farà pagare i danni ambientali a Vale e BHP Billiton

[2 dicembre 2015]

Resplendor (MG) - Imagem aéra mostra a a lama no Rio Doce, na cidade Resplendor ( Fred Loureiro/ Secom ES)

La Fukushma mineraria del Brasile ha precise responsabilità: fin dal 2012 i dati relativi l’altezza e al volume di sterili delle dighe di Fundão e Santarém, la miniera Germano, della Samarco, a Mariana, avevano già superato i limiti fissati dalla Fundação Estadual do Meio Ambiente (Feam).

La diga Fundão, che conteneva i fanghi minerari, è crollata completamente il 5 novembre e la massa di fango acqua e sterili si è riversata nel lagunaggio Santarém che ha ceduto a sua volta, dando origina alla più grande catastrofe ambientale del Brasile e probabilmente del Sudamerica. L’ondata di fango tossico ha distrutto le comunità vicine, ha ucciso 13 persone, ci sono ancora 8 dispersi, ha inquinato l’intero bacino dei fiumi Rio Doce. Oltre a Oltre radere al suolo il quartiere di Bento Rodrigues, il fango della  Samarco ha raggiunto la costa delo Stato di Espirito Santo, dove sta inquinando l’Oceno Atlantico da più di una settimana, ricoprendo, secondo dati della compagnia mineraria, una superficie di 27 km2 in una regione turistica e dove nidificano le tartarughe marine .

Il giornale brasiliano Estato de Minas ricorda che l’«Altezza e il volume delle dighe sono componenti chiave per caratterizzare il livello di rischio che le strutture attuali, secondo le norme federali (Lei 12.334/2010 e Resolução CNRH 143/2012) e dello stato (Deliberação Normativa 62/2002)».  Dopo l’incidente le agenzie di controllo federale e statale del Minas Gerais hano ammesso di avere pochi ispettori e che quindi non sono nemmeno n grado di garantire le  ispezioni dove i rischi sono più evidenti. La Secretaria de Estado de Meio Ambiente e Desenvolvimento Sustentável  ha riferito che i dati vengono semplicemente trasmessi dalle compagnie minerarie, che compilano un formulario, ma di non sapere quali siano le lacune verificatesi a causa dell’omissioni dei dati forniti dalle miniere o per un  errore del ministero dell’ambiente nel diffonderli.

L’ultimo rapporto sul volume di sterili nella diga di Fundão – una struttura ritenuta sicura prima del l disastro – ‘era stato nel  2013: allora la diga, secondo dati ufficiali, conteneva 2,65 milioni di m3  di sabbia, fango e detriti minerali. Tuttavia, la stessa Samarco ha ammesso che un volume  20 volte superiore – 55 milioni di m3  – è fuoriuscito  dalla diga dopo il crollo. La sottostante diga di Santarém, nel 2011 – data dell’ultimo controllo statale – conteneva 14,5 milioni di m3, teoricamente era satura, ma successivamente è stata interessata da opere strutturali per prevenirne il crollo e nel 2013 aveva un volume di 45 milioni di m3 e una capacità di saturazione di 70 milioni di m3. Per quanto riguarda l’altezza delle dighe, anche qui i dati sono incompleti. Nel 2013, l’altezza della Fundão registrata ufficialmente era di 80 metri, mentre i tecnici del Departamento Nacional de Produção Mineral (DNPM) hanno detto che era alta 130 metri. La diga di Santarém, che nel 2009 era stata portata da 29 a 53 metri di altezza, continuava ad essere presentata dalla Vale come alta  29 metri nel 2012, per poi salire improvvisamente a 32 metri nel 2013, senza che tutto questo venisse registrato prima del disastro del 5 novembre.

Una delle principali preoccupazioni della miniera della Vale, filiale della multinazionale australiana Bhp Billiton, è sempre stata quella di trovare nuove aree dove stoccare le scorie minerarie  e per questo non ha lesinato in progetti tanto audaci quanto rischiosi. Maurílio Mansur, un ingegnere minerario specializzato in dragaggi, ha detto all’Estato de Minas: «Nella mia valutazione, la diga di Germano era già saturo dal 2003 e, senza alcun innalzamento dell’opera per espandere la capacità, si era già tentato di ridurre il volume dei rifiuti in un modo che ritengo pericoloso». Secondo lui, una delle soluzioni sarebbe stata dragare il fondo delle dighe, ma la Vale avrebbe utilizzato tecniche non idonee. Per quando riguarda le crepe e i crolli verificatisi nelle strutture delle dighe di Santarém e Germano, ammessi dalla stessa compagnia mineraria dopo il disastro, Mansur pensa che «Possono essere correlati a problemi nel drenaggio delle dighe, una struttura che serve per assorbire l’umidità proveniente dall’estremità in cui vengono scaricati le scorie minerarie. Questo tipo di danno è molto caratteristico. Il filtraggio dell’acqua non deve aver funzionato. Quindi non bisognava solo rafforzare le dighe, ma si doveva ripararle».

Nel 2012 e 2013 il DNPM aveva fatto due ispezioni nel complesso di Alegria, dove sorgevano le dighe di Germano l’unica ancora in piedi), Santarém e Fundão, ed aveva chiesto di elaborare un piano di sicurezza con controlli ogni 15 giorni e la pubblicazione di un grande rapporto annuale sulla stabilità delle dighe. Secondo fonti del dipartimento, tutti questi passaggi sono stati completati ed esisteva una dichiarazione di stabilità fatta o da un ingegnere indipendente e avallata dal Conselho Regional de Engenharia e Agronomia de Minas Gerais (Crea-MG). L’anno seguente era stato richiesto un  piano d’azione di emergenza in caso di rottura delle dighe. Secondo fonti del DNPM, la Samarco ha presentato i piani, ma una delle linee delle indagini sull’incidente sta verificando proprio se le misure sono state veramente  messe in atto, cosa che fino ad oggi non è stata confermata. Nemmeno da parte della Samarco /Vale, che, attraverso il suo presidente, Ricardo Vescovi, si è limitata a dichiarare che il piano è stato avviato, non appena c’è stato il crollo, ma cosa ha davvero fatto la compagnia non è chiaro.  Estado de Minas  ha cercato di contattare la Samarco per chiedere spiegazioni  sulla mancanza di informazioni registrate sulle loro dighe, ma la compagnia mineraria non ha voluto commentato. Inoltre, l’impresa mineraria non ha mai rivelato i dettagli di quali fossero i passi e le procedure del piano d’azione di emergenza che avrebbe dovuto entrare in funzione con l’incidente che è diventato la Fukushima mineraria del Brasile.

Intanto la Samarco ha iniziato a distribuire carte di assistenza mensili agli sfollati del disastro minerario, il loro valore è quello del salario minimo (788 reais) per famiglia, più il 20% per ogni dipendente. Ma il disastro potrebbe costare molto più caro a Bhp e Vale: il governo federale brasiliano ha depositato una richiesta di danni per 20 miliardi di reais (5,2 miliardi di dollari), da versare in un fondo per il recupero ambientale di un’area che scienziati, ambientalisti e indios definiscono biologicamente morta. I giudici brasiliani hanno detto che «se Samarco non avrà le risorse finanziarie per provvedere ai pagamenti nei prossimi 10 anni, Vale e Bhp saranno ritenute responsabili».

Infatti il procuratore della repubblica del Brasile sta prendendo in considerazione la possibilità di fallimento della Samarco a causa dei costi del  risanamento e sta studiando come, nell’eventualità questo accada, come caricare qui costi (e i risarcimenti) su  Vale e BHP Billiton, Secondo il procuratore Bruno Magalhães, del Ministério Público Federal (MPF) a overnador Valadares, e il promotor Mauro da Fonseca Ellovitch, del Ministério Público Estadual (MPE), oltre alle decisioni giudiziarie,  i due colossi minerari devono sottoscrivere un accordo che preveda la creazione di un fondo ambientale e  il sequestro del patrimonio delle compagnie minerarie.

Magalhães e Ellovitch, che fanno parte della task force  di MPF e MPE che indaga sulle cause del crollo delle dighe della Samarco, ieri hanno partecipato alla commmissione speciale aperta dell’Assemblea legislativa sul criollo delle dighe minerarie.

Il 16 novembre, la Samarco/Vale aveva accettato di affidare al MPF un miliardo di reais (R$)  come prima tranche per  le attività di risanamento ambientale. Il 30 novembre, la Justiça de Minas Gerais, su richiesta dello Stato, del  governo e delle agenzie ambientali, ha detto che la Samarco deve versare un altro miliardo di R$  per risarcire i danni dalla tragedia a Mariana e pagare 50milioni di R$ per le spese già effettuate dalle agenzie ambientali minerarie.

Inoltre, la compagnia è già stata multata per 1,2 milioni di R$  per non aver onorato l’impegno preso con  MPF e MPE di depositare la metà del miliardo di R$  previsto entro il  26 novembre. La società mineraria ha detto che effettuerà il pagamento entro oggi.

Un’altra sentenza aveva bloccato 300 milioni di R$ della Samarco per risarcire i danni causati dal crollo delle dighe. Secondo Magellan, dopo la fase iniziale durante la quale la task force, ha chiesto alla Samarco di garantire servizi essenziali, come il rifornimento di acqua potabile per tutta la popolazione che vive lungo il corso del Rio Doce devastato e avvelenato dal fango, ora bisogna preoccuparsi di garantire che la compagnia disponga di risorse sufficienti a pagare i danni. «Oltre al miliardo di R$  previsto, è necessario verificare che siano rilevati tutti i beni aziendali», ha detto il procuratore. Per Ellovich «Se necessario, la società deve trovare  le risorse al di fuori del Paese. Se la società diventasse insolvente, cercherà un risarcimento dai suoi controllori»  Anche  defensor público Aylton Magalhães, che  si occupa di  diritti umani, ha la stessa posizione. «La nostra preoccupazione è se Samarco da sola abbia il capitale sufficiente per pagare i danni. In caso di fallimento della Samarco vanno sanzionate Vale e BHP Billiton».

Ellovich  ha sottolineato che «La Samarco finora non è riuscita a presentare un piano di emergenza completo nel caso di rottura della diga di Germano, il che significa che bisogna  rafforzare l’opera e che può anche crollare. Tutto quello che riceviamo sono richieste di più tempo. Oggi nessuno nel Minas Gerais sa cosa potrebbe accadere se crollasse la diga. Quindi non possiamo essere ottimisti».

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  • Mariana

    http://www.em.com.br/especiais/desastre-mariana/