Dissesto idrogeologico, la struttura di missione del governo sta già franando?

Cgil: «La cantierizzazione è essenziale, ma temiamo si tratti solo di annunci»

[16 luglio 2014]

Nei giorni scorsi il Governo ha presentato la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, coordinata da Erasmo D’Angelis. Dal comunicato stampa di Palazzo Chigi leggiamo che “la struttura di missione è entrata in fase operativa”, il Governo “ha affidato alla struttura di missione misure straordinarie e il compito di fare regia e coordinare tutte le strutture dello Stato” per “trasformare in cantieri” quasi 4 miliardi di euro “in vista 3.395 cantieri anti-alluvioni e per la messa in sicurezza dalle frane e 183 opere per depurazione scarichi urbani e disinquinamento di fiumi e laghi. Previsti interventi per circa 4 miliardi di euro in tutte le Regioni”.

Il dissesto idrogeologico rappresenta per il nostro Paese un problema di primaria importanza, infatti l’81,9% dei Comuni (6.633) ha aree in dissesto idrogeologico. Negli ultimi anni, l’assenza di un’efficace politica di manutenzione e prevenzione, l’azione incontrollata dell’uomo ed i cambiamenti climatici hanno reso la situazione ancor più critica mettendo a repentaglio il nostro fragile territorio e le popolazioni che lo abitano.

Il cambiamento del clima ha modificato anche il regime delle precipitazioni, oggi a carattere “esplosivo”: dai 100 eventi meteo all’anno con danni ingenti registrati fino al 2006 siamo passati al picco di 351 del 2013 e a 110 nei soli primi 20 giorni del 2014. Da ottobre 2013 all’inizio di aprile 2014 sono stati richiesti dalle Regioni 20 Stati di emergenza con fabbisogni totali per 3,7 miliardi di euro. Le cifre diffuse dal Governo sono allarmanti: dal 1945 a oggi, frane e alluvioni sono costate alle casse dello Stato ben 3,5 miliardi di euro all’anno in risarcimento danni. Senza contare le perdite umane incalcolabili. La situazione è ancor più grave se si considera che persino i fondi già stanziati per interventi necessari non sempre vengono utilizzati. Dal 1998 a oggi ben 2.480 milioni di euro già disponibili non hanno infatti trovato impiego.

Il budget di circa 4 miliardi proviene: per 2480 milioni da fondi non spesi, dal 1998 ad oggi, sebbene già previsti negli accordi di programma, tra fondi dal bilancio di Stato, regioni, e fondi Ue, e 1600 milioni destinati alle infrastrutture idriche del Sud, per cui l’Italia è sotto procedura di infrazione. Non sono certo cifre sufficienti a garantire la prevenzione del rischio idrogeologico, la messa in sicurezza dell’intero territorio nazionale, la depurazione e il disinquinamento di fiumi e mari; pur tuttavia sono comunque risorse importanti e la loro cantierizzazione è essenziale per il nostro paese.

La CGIL, negli ultimi anni, ha più volte denunciato l’immobilismo dei vari Governi nei confronti di temi così centrali per la salute e la sicurezza delle popolazioni. Il Governo dichiara di volere accelerare l’apertura dei cantieri, su questo non possiamo che essere d’accordo, ma non ci è ancora chiaro come intenda farlo.

Il decreto 91 del 24 giugno 2014 prevede il subentro dei Presidenti di Regione nelle funzioni di commissari straordinari per la realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico già individuati dagli accordi di programma. Prevede inoltre che “i criteri, le modalità e l’entità delle risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico sono definiti con decreto“ e che “la Presidenza del Consiglio dei Ministri può avvalersi di apposita struttura di missione”. Al momento non c’è né il decreto che definisce i criteri, le modalità e l’entità delle risorse, né, ci risulta essere stato emanato, il decreto di nomina del coordinatore Erasmo D’Angelis. Cosa significa allora che la struttura di missione è in fase operativa?

Temiamo, purtroppo, che per ora si tratti solo di annunci e di misure insufficienti ed inadeguate a risolvere la delicata situazione, per la quale lo stesso Governo dichiara che l’Italia è “in emergenza e in infrazione europea con pesanti sanzioni in arrivo”. Per la CGIL l’accentramento dei ruoli in figure di “super commissari” e la propaganda non rappresentano la soluzione.

E’ necessario, invece, definire una seria e lungimirante politica di programmazione e mettere a disposizione nel più breve tempo possibile, i fondi necessari per affrontare efficacemente il problema. Inoltre, qualunque sia la gestione, commissari o unità di missione, deve essere comunque garantito il rispetto della normativa vigente in materia di pianificazione ambientale e si devono prevedere percorsi di democrazia partecipativa e di confronto con le parti sociali presenti sul territorio.

Prevenzione, manutenzione del territorio, messa in sicurezza e qualificazione del patrimonio edilizio esistente, oltre a essere un’esigenza non più prorogabile del Paese, per garantire maggiore sicurezza a cittadini e ambiente, ed evitare pesanti sanzioni europee, sono anche una straordinaria occasione per creare nuova occupazione legata al territorio. E’ necessario definire le priorità, tenendo conto delle maggiori criticità con criteri chiari e trasparenti, per evitare che l’accentramento dei poteri decisionali determini, invece, decisioni di spesa subordinate a interessi particolari.

di Simona Fabiani e Domenico di Martino, Cgil – Ambiente e territorio