Il testo della petizione inviata al Consiglio regionale

Dopo l’alluvione, la Regione Lombardia vuole approvare la legge #ammazzasuolo

Presidio delle associazioni ambientaliste e degli agricoltori davanti all’ente guidato da Roberto Maroni

[18 novembre 2014]

Mentre la Lombardia si lecca le ferite del maltempo e Milano è ancora in ginocchio per la nona esondazione del Seveso dall’inizio dell’anno, al Consiglio Regionale inizia l’iter per approvare la legge che gli ambientalisti hanno ribattezzato #ammazzasuolo e dalle 10,00 odierne un presidio davanti al palazzo della Regione sta cercando di ricordare alla maggioranza di centro-destra a guida leghista che  «le opere idrauliche non ci salveranno dagli eventi più critici: occorre una strategia di adattamento per gli eventi climatici estremi per la sicurezza idrogeologica, occorre fare l’esatto opposto di quanto prevede la legge #ammazzasuolo, che verrà votata martedì dal Consiglio Regionale»

Legambiente aveva già sottolineato che «i gravi disagi subiti a Milano, per quanto pesanti, non sono nulla rispetto a quello che potrebbe avvenire di fronte a precipitazioni intense come quelle che si sono abbattute nell’area del Verbano, dove dall’inizio del mese sono caduti fino al triplo dei millimetri di pioggia misurati a Milano». Gli ambientalisti non credono che si possa «affrontare la crescente criticità climatica con gli scongiuri, e nemmeno aspettando soluzioni miracolistiche come le vasche di laminazione di Senago. Vasche che, nel caso di esondazioni come quella di mercoledì, sarebbero risultate probabilmente inservibili, perché già piene dopo tre giorni di pioggia battente. Il primo imperativo per aumentare la sicurezza del territorio e delle persone che vi vivono è quello di restituire ai corsi d’acqua lo spazio sottratto dallo sviluppo urbano».

Per Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, «si tratta di un immane sforzo di prevenzione attiva dei danni alluvionali, che non fa parte per nulla della cultura degli amministratori se è vero che in quest’ultima alluvione ad essere allagate dai fiumi in piena sono state perfino le caserme dei vigili del fuoco. Purtroppo le opere di difesa idraulica da sole non bastano a proteggere Milano dagli eventi più critici: occorre liberare il suolo dal troppo cemento, anche con programmi urbanistici per la progressiva delocalizzazione degli edifici e dei quartieri che sorgono in aree esondabili. In altre parole, di fronte ad un assetto climatico sempre più instabile, sono le città, non certo i fiumi, che devono adattarsi. L’adattamento urbano al rischio climatico è la grande opera che la Lombardia dovrebbe intraprendere e su cui si devono mobilitare le risorse dei privati e i mezzi delle imprese di costruzione occorre per questo avere rispetto dei suoli liberi e intervenire su previsioni urbanistiche sbagliate, contenute in quasi tutti i piani di governo del territorio dei comuni lombardi. Esattamente il contrario, dunque, di quello che prevede la legge ammazzasuolo, quella che viene portata al voto dell’aula. Una legge che espone tutta la Lombardia a una nuova colata di cemento sui campi, non è certo quello che serve per aumentare la sicurezza del territorio».

Intanto le associazioni ambientaliste hanno inviato una lettera aperta al presidente e ai consiglieri del Consiglio regionale della Lombardia. Ecco il testo:

Nelle prossime ore dovrete esprimervi sul progetto di legge recante “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato”.

Si tratta di un testo che ci lascia sconcertati, per la palese contraddittorietà tra titolo e dispositivo della norma.

Il riferimento è in primo luogo alla norma transitoria (art. 5) che dispone un periodo di moratoria durante il quale sono fatte salve tutte le previsioni dei piani urbanistici vigenti (stimate nell’ordine di 55.000 ettari di nuove urbanizzazioni su suoli agricoli!), stabilendo un limite di tre anni per il convenzionamento degli interventi attuativi, a cui per di più vengono concesse agevolazioni (rateazione degli oneri) e accelerazioni procedurali, prevedendo una straordinaria facoltà di interventi sostitutivi in caso di mancato rispetto dei ristretti tempi di istruttoria comunale.

Intento della legge non pare quello di contenere l’urbanizzazione espansiva, ma di fornire un formidabile impulso alla concretizzazione di diritti edificatori, in una contingenza di mercato in cui molte imprese rischiano con ciò di incorrere in sovraesposizioni debitorie e rischi di fallimento. Potrebbe persino accadere che tra le imprese in grado di avvalersi della norma possano annoverarsi quelle che gravitano nella contiguità della criminalità organizzata, tra le poche in grado di disporre di adeguata provvista finanziaria, ancorché di provenienza illecita, per investimenti ad elevato rischio.

Rileviamo poi tra le incongruenze l’esclusione dalla contabilità del consumo di suolo delle opere pubbliche o di interesse pubblico, come se tale attributo bastasse a certificare l’assenza di impatti: una norma illogica oltre che contrastante con il diritto comunitario, l’interesse pubblico non può infatti giustificare l’indiscriminato abuso di risorse naturali o la localizzazione in aree incompatibili, o il mancato ricorso a misure di mitigazione e compensazione ambientale.

Ancora, segnaliamo la devitalizzazione di quel timido ma prezioso disincentivo al consumo di suolo costituito dall’art. 43bis della l.r. 12/2005 che, nel fissare una maggiorazione d’oneri per le trasformazioni urbanistiche di terreni agricoli ‘allo stato di fatto’, ha permesso di alimentare il fondo regionale aree verdi, destinato a finanziare interventi in aree protette: la sostituzione dell’espressione ‘allo stato di fatto’ con le definizioni del tutto aleatorie introdotte dal PdL (in virtù delle quali sono agricole solo le aree azzonate come tali) rende inapplicabile tale disposizione in tutti i casi di interventi edilizi coerenti con le previsioni urbanistiche.

Da questa non certo esaustiva premessa comprenderete come la norma appaia tutt’altro che scontata nei suoi effetti, e potenzialmente controproducente agli obiettivi dichiarati. Rileviamo che l’estrema rapidità con cui essa è stata sottoposta e dibattuta ha impedito anche di utilizzare gli strumenti conoscitivi e previsionali che avrebbero potuto essere messi in campo dalle strutture di valutazione tecnica e giuridica di cui lo stesso Consiglio Regionale si è dotato. Siamo così in presenza di un DdL che nella migliore delle ipotesi non innova il quadro legislativo nè introduce misure efficaci per limitare il consumo di suolo. Nella peggiore delle ipotesi, che reputiamo estremamente probabile, questa norma rischia di essere perfino profondamente peggiorativa del quadro attuale.

Ciò di cui invece sentiamo il pressante bisogno sono urgenti provvedimenti economici e regolativi diretti a sostenere e agevolare il recupero e la rigenerazione degli spazi urbani degradati, sottoutilizzati o dismessi, vera problematica attuale dei nostri centri urbani; questo anche attraverso apposizione di maggiori oneri sulla trasformazione di aree libere e, al contrario, alleggerimenti fiscali e procedurali per la trasformazione di aree già edificate e da riqualificare.

Per questo ci appelliamo alla vostra autonomia intellettuale e politica, affinché vogliate attivarvi per un rinvio della votazione finalizzato a una seria e trasparente ponderazione degli effetti che questa norma è in grado di produrre.

Firmatari:

Valentina Mutti, ACLI Anni Verdi Ambiente; Emanuele Patti, ARCI Milano; Dante Perin e Renato Aquilani, Associazione DESR Parco Agricolo Sud Milano; Angelo Proserpio, Associazione Uomo e Territorio Pro Natura; Andrea Arcidiacono, Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo; Dario Olivero, CIA provinciale Milano, Lodi, Monza e Brianza; Angelo Monti, Consulta Regionale Lombarda degli Ordini degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori; Marilena Ballestriero, Coordinamento dei comitati lombardi Forum Salviamo il Paesaggio; Renata Lovati, Donne in Campo CIA Lombardia; Oreste Magni, Ecoistituto della Valle del Ticino; Luca Imberti, INU Lombardia; Rossana Bettinelli, Italia Nostra – Lombardia; Damiano Di Simine, Legambiente Lombardia; Massimo Soldarini, LIPU Birdlife international; Adriano Licini, Mountain Wilderness Gruppo Regionale Lombardia; Vincenzo Giovine, Ordine dei Geologi della Lombardia; Carlo Negrini, Osservatorio del paesaggio dell’Oltrepò Mantovano.

Aderiscono:

Claudio Arbib, Università dell’Aquila; Alessandro Balducci, Politecnico di Milano; Stefano Bocchi, Università degli Studi di Milano; Giuseppe Bogliani, Università di Pavia, Luca Bonardi, Università degli Studi di Milano; Roberto Camagni, Politecnico di Milano;  Edoardo Croci, IEFE Università Bocconi; Marco Frey, Scuola Superiore S.Anna di Pisa; Fabio Iraldo, Università Bocconi; Eliot Laniado, Consiglio Nazionale delle Ricerche; Arturo Lanzani, Politecnico di Milano; Sergio Malcevschi, Università degli Studi di Pavia; Stefano Pareglio, Università Cattolica del Sacro Cuore; Roberto Spigarolo, Università degli Studi di Milano; Gabriele Pasqui, Politecnico di Milano; Paolo Pileri, Politecnico di Milano; Marcella Schmidt di Friedberg, Università di Milano Bicocca