Ecco tutta l’acqua che c’è nel sottosuolo (ma solo il 6% è utilizzabile)

Solo 0,35 milioni di chilometri cubici di acque sotterranee hanno meno di 50 anni

[17 novembre 2015]

Acque sotterranee 1

Le acque sotterranee sono una delle risorse naturali più sfruttate e preziose del pianeta ed hanno un’età che varia da pochi mesi a milioni di anni. Per questo in tutto il mondo ci si chiede quanta acqua c’è sotto terra e per quanto tempo potremo sfruttarla a questi ritmi prima di esaurirla.

Nature Geoscience  pubblica lo studio “The global volume and distribution of modern groundwater”, nel quale un team internazionale di idrologi, guidato dai ricercatori australiani dell’università di Victoria, stima per la prima volta dagli anni ’70 i rifornimento totale delle acque sotterranee del nostro Pianeta:

Lo studio si occupa soprattutto delle acque sotterranee “moderne” e dimostra che almeno il 6% delle acque sotterranee fino alla profondità di 2 Km può rinnovarsi nello spazio della durata di una vita umana.

«Questo non lo sapevamo prima – sottolinea il principale autore dello studio, Tom Gleeson dell’università di  Victoria  – Sapevamo già che i livelli dell’acqua in molte falde acquifere sono in calo. Stiamo utilizzando le nostre risorse idriche sotterranee molto velocemente, anche se non si stanno rinnovando. Data la crescente domanda globale di acqua, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici, questo studio fornisce informazioni importanti per gestori delle risorse idriche e i politici e gli scienziati che si occupano di idrologia, scienza atmosferica, geochimica d oceanografia per gestire al meglio le risorse idriche sotterranee in modo sostenibile modo».

Utilizzando diversi dataset che comprendono i dati provenienti da quasi un milione di bacini idrografici, e più di 40.000 groundwater models, lo studio stima un volume totale di quasi 23 milioni di chilometri cubi di acque sotterrane, di cui solo 0,35 milioni di chilometri cubici hanno meno di 50 anni.

Perché è importante distinguere le acque sotterrane antiche da quelle moderne?  I ricercatori spiegano che «Le acque moderne e quelle antiche sono fondamentalmente diversi nel modo in cui interagiscono con il resto dei cicli dell’acqua e del clima. Le antiche acque sotterranee si trovano più in profondità e sono spesso utilizzate come risorsa idrica per l’agricoltura e l’industria. A volte contengono arsenico o uranio e spesso sono più salate dell’acqua dell’oceano. In alcune zone, l’acqua salata è così antica, isolata e stagnante che dovrebbe essere ritenuta non rinnovabile».

Invece il  volume delle acque sotterranee moderne è la frazione più piccola di tutte le altre componenti attive del ciclo dell’acqua ed è una risorsa più rinnovabili, ma, dato che è più vicina alla superficie dell’acqua ed è più veloce a ricaricarsi e ad esaurirsi delle acque sotterranee antiche, è anche più vulnerabili ai cambiamenti climatici e la contaminazione da parte delle attività antropiche.

Le mappe che illustrano lo studi (che pubblichiamo) mostrano le acque sotterranee più moderne sono quelle delle regioni tropicali e di montagna. Alcuni dei più grandi giacimenti sono nel bacino amazzonico, in Congo, in Indonesia  e  nel Nord America centrale, nel bacino che corre lungo le Montagne Rocciose,  e nella cordigliera occidentale fino alla punta del Sud America. Le elevate latitudini settentrionali sono escluse dalle mappe perché i dati satellitari non coprono con precisione queste latitudini. Indipendentemente da questo, questa zona è in gran parte ricoperta dal permafrost e quindi ha poche acque sotterranee. La minor quantità di acque sotterranee moderne è sorprendentemente nelle regioni più aride, come il Sahara.

Kevin Befus, che al momento della ricerca sulle acque sotterranee stava realizzando una dottorato di ricerca all’università del Texas e che ora lavora all’United States Geological Survey. Spiega a sua volta: «Intuitivamente, ci aspettiamo che le aree più secche abbiano meno acque sotterranee moderne e che le zone più umide ne abbiano di più, ma prima di questo studio, tutto ciò che avevamo era l’intuizione. Ora, abbiamo una stima quantitativa che abbiamo confrontato con le osservazioni geochimiche. Il passo successivo per disegnare un quadro completo di quanto velocemente stiamo riducendo le acque sotterranee antiche e moderne è quello di analizzare volumi delle acque sotterranee in relazione a quanto viene utilizzato e impoverito».

In uno studio del 2012 pubblicato su Nature, che alla fine ha portato a questa ricerca sulle acque sotterranee moderne, Gleeson aveva mappato gli hot spots degli stress delle acque sotterranee: livelli di precipitazione ridotti rispetto ai tassi di pompaggio, soprattutto per l’agricoltura. I principali di questi hot spots sono l’India del Nord e il Pakistan, il nord della Cina, Iran, l’Arabia Saudita e aree degli Stati Uniti e del  Messico.

Gleeson conclude: «Dal momento che ora sappiamo quanto le acque sotterranee siano in via di esaurimento e quanto ce ne siano, saremo in grado di stimare quanto tempo rimane fino al loro esaurimento. Per fare questo, sarà importante un ulteriore studio che utilizzi un global scale model».