Emergenza Ombrone, Legambiente: «Ripensare alla prevenzione e pianificazione degli interventi»

Gentili: «Si è costruito troppo e male, servono piani adeguati e il coraggio di delocalizzare»

[2 settembre 2015]

Ombrone piena

Secondo il circolo grossetano di Legambiente, «L’ultima emergenza legata al fiume Ombrone dimostra ancora una volta l’impellente necessità di intervenire per prevenire il più possibile i danni provocati da fenomeni estremi in fortissimo aumento a causa dei cambiamenti climatici provocati dai gas climalteranti sempre più presenti in atmosfera. In un’ora di agosto nel Senese è piovuta la quantità di  un intero mese autunnale mandando in tilt reti fognarie e allagando case e strade, oltre a portare a valle nel grossetano una quantità enorme di detriti, tronchi e alberi che hanno invaso le spiagge del litorale».

Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente, ribadisce che «Occorre ripensare innanzitutto a un’opera di prevenzione e pianificazione degli interventi, oltre a un attento monitoraggio del bacino del fiume Ombrone, sempre più minaccioso e pericoloso per i territori che attraversa, al fine di diminuire il più possibile il rischio idraulico. Purtroppo si è costruito troppo e male, realizzando abitazioni e manufatti perfino in aree di golena, con un uso del suolo spesso irrazionale e sbagliato. Basti pensare alle decine di migliaia di abitanti di Grosseto che vivono in strutture costruite in aree a rischio. Si è, inoltre, disboscato troppo diminuendo la capacità di trattenere il terreno delle aree boschive. Si è poi impermeabilizzato e  cementificato a dismisura senza pensare a un’attenta e costante manutenzione dei corsi d’acqua e dell’intero reticolo idrografico. Se a questo aggiungiamo il fatto che sempre più aree agricole sono soggette ad abbandono con la conseguente mancanza di positiva regimazione e controllo delle acque capiamo quanto siamo indifesi e fragili rispetto a eventi di tale portata. Le bombe d’acqua sempre più frequenti e intense mettono a nudo le deficienze gravi e la manca  di una effettiva e concreta strategia di prevenzione che occorre applicare all’intero corso del fiume e al suo bacino. Senza una oculata strategia di prevenzione, cura e manutenzione ordinaria e straordinaria dell’intero corso d’acqua  dell’Ombrone, non è infatti possibile arginare danni e guasti. Occorre pensare anche a realizzare piccoli bacini in alcune aree a monte ed aree di laminazione dove le acque possano espandersi diminuendo la rovinosa corsa verso valle e di conseguenza con minori danni sia per le aree coltivate che per le persone che vivono in aree a rischio. Occorre inoltre prevedere  piani adeguati e capillari di allerta al fine di diminuire i gravi rischi per le persone coinvolte e al tempo stesso delocalizzare le abitazioni in aree ad alto rischio. Serve una strategia attenta e precisa per diminuire il rischio idraulico, investendo fortemente nella prevenzione piuttosto che subire l’emergenza, evitando gravi ripercussioni per la sicurezza dei cittadini e per il comparto turistico e agricolo».

Per gli ambientalisti del Cigno Verde maremmano, «Anche da parte dei soggetti pubblici locali occorre una nuova strategia che preveda una pianificazione degli interventi necessari e un piano di emergenza puntuale e definito, che coinvolga le comunità locali. A tal proposito il contratto di fiume rappresenta uno strumento utile per garantire trasparenza e partecipazione dei cittadini, delle associazioni di categoria e della società civile per una programmazione e gestione più attenta ed efficace anche dal punto di vista della sicurezza del bacino fluviale dell’Ombrone».