Gli studi dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea)

Europa, il rischio alluvioni nel continente è destinato ad aumentare

Cambiamenti climatici e cementificazione aumentano gli effetti. Infrastrutture verdi per la mitigazione

[6 giugno 2013]

Le alluvioni in Europa centrale che hanno causato morti e molti danni in Repubblica Ceca, Germania ed Austria ci hanno riportato alla mente le ormai ricorrenti alluvioni italiane, ma l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) ci ricorda ancora una volta che «Tali eventi rischiano di aumentare in Europa per diversi motivi, tra cui il cambiamento climatico».

Secondo il recente rapporto Aea Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2012, Inondazioni, tempeste ed altri eventi idro-meteorologici rappresentano circa i due terzi dei costi dei danni delle catastrofi naturali, e questi costi sono aumentati dal 1980, e «L’aumento osservato nei costi dei danni da eventi meteorologici estremi è dovuto principalmente al cambiamento nell’utilizzo del suolo, all’aumento della popolazione e della ricchezza economica e delle attività umane in aree soggette a pericolo e ad una migliore rendicontazione».

L’Aea in una nota sottolinea che «Per confermare l’esatto ruolo svolto dai cambiamenti climatici nelle tendenze delle inondazioni nei decenni passati, sarebbe necessario disporre di serie di dati di più lungo periodo più affidabili per fiumi con un regime di flusso naturale».

Ma l’Agenzia europea dell’ambiente dice che « In ogni caso, è probabile che l’aumento delle temperature in Europa intensificheranno l ciclo idrologico portando ad inondazioni più frequenti e intense in molte regioni. Anche se le proiezioni quantitative per la frequenza e l’intensità delle inondazioni sono incerte, il contributo dei cambiamenti climatici ai costi dei danni da calamità naturali è destinato ad aumentare in futuro a causa del previsto aumento dell’intensità e della frequenza di eventi meteorologici estremi in molte regioni».

Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea, ha evidenziato che «Tendendo in considerazione il rischio di alluvioni in Europa, possiamo vedere che il cambiamento climatico sarà un fattore sempre più importante. Ma in molti casi, il rischio alluvione è anche il risultato di dove e come, abbiamo scelto di vivere. Gli aumenti dei costi da inondazioni degli ultimi decenni possono essere in parte attribuiti al maggior numero di persone che vivono in aree a rischio di inondazione».

Il rapporto del 2012 ribadisce che l’Unione europea in crisi economica deve adattarsi al cambiamento climatico che sta avvenendo ora, se vuole anticipare i cambiamenti futuri. Un altro rapporto Aea del 2012, Water resources in Europe in the context of vulnerability, che affronta il tema delle azioni necessarie per ridurre l’impatto delle alluvioni, spiega che le misure di adattamento possono essere classificati come “gey”, come i progetti tecnologici e di ingegneria, e “green” cioè basati sugli ecosistemi e la natura e le cosiddette misure “soft”, come le politiche per cambiare strategie di governance. Secondo l’Aea, «I progetti di adattamento più efficaci spesso combinano due o più differenti approcci. Per mettere questo in azione, la pianificazione territoriale e fisica hanno un ruolo importante da svolgere».

L’Agenzia europea dell’ambienta fa l’esempio delle “Room for the River”, più o meno le nostre casse di espansione, o di concetti simili applicati in vari Stati membri dell’Ue e ricorda l’importanza di ridare più spazio ai fiumi per poterli far esondare in luoghi precisi. «Questa “room” viene creato in vari modi – si legge in un comunicato – come ad esempio l’abbassamento di pianure alluvionali, il trasferimento attraverso o dighe o permettendo che terreni bonificati artificialmente vengano nuovamente sommersi. Oltre alla sicurezza, l’area fluviale può quindi essere reso più resiliente, sana ed attraente, offrendo più spazio per la natura e la ricreazione».

Anche se non mancano polemiche su come siano stati spesi i soldi stanziati per finanziare la prevenzione degli alluvioni nelle città centroeuropee finite nuovamente sott’acqua (per non parlare di noi per carità di Patria…), diverse città europee stanno lavorando ad iniziative volte a ridurre la loro vulnerabilità alle inondazioni. Un altro rapporto Aea, “Europe’s future depends on cities resilient to climate change” , rivela che circa un quinto delle città europee con più di 100.000 abitanti, è molto vulnerabile alle inondazioni fluviali e le città devono fare i conti con la crescente impermeabilizzazione del suolo aumenta il rischio di alluvioni.

L’Unione europea sta affrontando il rischio di inondazione con la Direttiva alluvioni secondo la quale i Paesi membri entro il 2013 sono tenuti a redigere mappe del rischio di alluvioni ed a stabilire entro il 2015 piani di gestione del rischio di alluvione incentrati sulla prevenzione, protezione e preparazione. Ad aprile la Commissione europea ha adottato la comunicazione sulla Strategia Ue in materia di adattamento al cambiamento climatico che punta a contribuire a realizzare un’Europa più resiliente al clima. La strategia mira anche migliorare la prevenzione e a capacità di rispondere agli impatti dei cambiamenti climatici a livello locale, regionale, nazionale e comunitario. A maggio la Commissione ha adottato una Comunicazione sulle infrastrutture verdi nella quale si evidenzia che anche la Green infrastructure può ridurre il rischio di alluvioni. L’infrastruttura verde è una rete di aree naturali e semi-naturali studiate in modo da fornire tutta una serie di servizi ecosistemici che sono stati pesantemente intaccati, come ad esempio le zone umide in grado di assorbire l’acqua in eccesso.

Anche la tecnologia spaziale può venire in aiuto. Dopo le ultime inondazioni il governo tedesco ha chiesto che Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Ue, fornisca le mappe delle zone colpite. Le mappe prodotte dai satelliti dell’Agenzia spaziale europea stanno già aiutando i servizi di emergenza nazionali a pianificare le risposte ai disastri naturali e le autorità locali tedesche potranno avere dati e riferimenti territoriali aggiornatissimi c on una mappatura regionale. L’utilizzo a livello nazionale dei dati forniti dal Copernicus Emergency Management Service è facilitato da un altro progetto Aea, il Gmes in-situ coordination (Gisc) e da un accordo firmato con Eurogeographics. Nella disgrazia i tedeschi hanno avuto fortuna, visto che l’accesso gratuito a questi dati è possibile solo dalla scorsa settimana.

Tutto questo non toglie che le inondazioni che hanno gettato nel caos e spesso nel lutto gran parte dell’Europa centrale non siano un fosco presagio di cosa accadrà in un continente he diventa sempre più tempestoso. A Passau, in Germania, le acque sono salite al livello più alto dal 1501; le inondazioni ha nuovamente colpito Praga; a Dresda il fiume Elba è diventato una presenza sempre più preoccupante. «Anche se è prematuro dare la colpa delle forti piogge ai cambiamenti climatici, potrebbero esserne in parte responsabili – dice Stéphane Isoard dell’Agenzia per l’ambiente di Copenaghen – Ma la cattiva gestione del territorio è altrettanto importante. Noi costruiamo sulla terra e l’espansione urbana non si ferma, così c’è meno possibilità per l’acqua di infiltrarsi nel terreno. Con più inondazioni che sono inevitabili a causa del clima più umido previsto con il cambiamento climatico, l’Europa deve adattarsi a un nuovo mondo con frequenti inondazioni».

Alcuni lavori sono già in corso. Si stanno ripristinando zone umide lungo alcuni tratti del Danubio, in Ungheria e in Romania, che hanno subito alluvioni devastanti. Secondo Isoard «E’ meglio utilizzare queste difese “morbide” per appianare i crescenti effetti delle acque che difese “dure” come gli argini, che portano solo inondazioni violente quando cedono».

Iain White, dell’università di Manchester conclude: «Nel corso degli ultimi 20 anni, eventi come questi sono diventati più comuni. L’Europa centrale ha migliorato le sue risposte alle inondazione dopo le gravi alluvioni che l’hanno colpita nel 2002, ma arriva un punto in cui non ci si può difendere, quando semplicemente c’è troppa acqua».