Fiume Volta, il global warming potrebbe prosciugare energia e produzione alimentare

L'inazione mette a rischio sviluppo economico e la sicurezza alimentare di Ghana, Burkina Faso ed altri paesi dell'Africa occidentale

[22 luglio 2013]

Un nuovo e recentissimo studio – The Water Resource Implications of  Changing Climate in the Volta River Basin – rivela che, a causa dei cambiamenti climatici, il bacino del fiume Volta potrebbe perdere così tanta acqua da far fallire gli attuali progetti pianificati per aumentare la produzione di energia idroelettrica e la  produzione di cibo. Circa 24 milioni di persone in Ghana, Burkina Faso (vche prima della rivoluzione sankarista si chiamava Alto Volta)  e in altri 4 Paesi vicini dipendono dal Volta e dei suoi affluenti come principale fonte di acqua.

In particolare, i ricercatori dell’International water management institute (Iwmi), finanziati dal Cgiar Research program on climate change, agriculture and food security (Ccafs), una partnership strategica tra Cgiar e Futere Earth,  e dal ministero per la cooperazione e lo sviluppo economico della Germania, hanno concluso che «Gli effetti combinati delle temperature più elevate e della diminuzione delle piogge potrebbero significare che, entro il 2100, tutti gli attuali e previsti progetti idroelettrici del bacino non sarebbero in grado nemmeno produrre tanta energia di quanto riescano a fare oggi le infrastrutture esistenti. Nel frattempo, ci sarebbe acqua sufficiente solo a soddisfare circa un terzo della domanda dell’irrigazione.

Iwmi e Ccafs hanno pubblicato lo studio sul Volta alla vigilia dell’Africa Agriculture Science Week 2013, che ha come tema “Africa Feeding Africa” che ha riunito ad Accra, la capitale del Ghana, molti leader africani.

Il principale autore dello studio, Matthew McCartney, un idrologo dell’Iwmi che ha guidato un team composto anche da ricercatori del Council for scientific and industrial research del ghana e dai tedeschi del Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (Pik) , ha sottolineato che «Un apporto di acqua inaffidabile per l’irrigazione avrà gravi conseguenze per una regione dove la maggior parte delle persone sono contadini. Oltre a ciò, per l’agricoltura irrigua, ci sarà l’urgente bisogno di spostare la produzione alimentare più lontano da sistemi pluviali che sono soggetti ai capricci del clima. Questo studio dimostra che questa strategia non è così affidabile come si pensava una volta».

I modelli climatici mostrano che le temperature nel bacino del Volta nel corso del prossimo secolo aumenteranno fino a 3,6 gradi Celsius e gli scienziati avvertono che così potrebbe aumentare in modo significativo l’acqua persa per evaporazione. Anche le precipitazioni medie annuali potrebbero calare di  circa il 20% ed il team di  McCartney ha calcolato che i flussi d’acqua nella regione Volta potrebbe scendere del 24% entro il  2050 e del 45% entro il 2100, privando il bacino dell’acqua sulla quale 6 Paesi contano per far funzionare le turbine idroelettriche ed irrigare i campi coltivati.

Secondo Robert Zougmoré, a capo dei ricercatori Ccafs in Africa Occidentale, «Lo sviluppo intelligente delle risorse idriche è una parte cruciale di “Africa feeding Africa”, e dobbiamo capire come il cambiamento climatico potrebbe alterare la disponibilità di acqua nelle regioni vulnerabili, come il bacino del Volta. Questo studio mette in evidenza la necessità di una maggiore innovazione e cooperazione nel Volta, per assicurarsi che gli agricoltori della regione siano in grado di adattarsi a queste condizioni molto difficili causate dal global warming».

Il bacino del Volta si estende su 402.000 Km2, per la maggior parte nel Ghana e nel Burkina Faso, ma anche in Benin, Costa d’Avorio, Mali e Togo. La popolazione del bacino raggiungerà i 34 milioni di persone entro il 2015, nel 2000 erano 19 milioni. L’agricoltura rappresenta il 40% dell’attività economica del bacino. Dato che le piogge diventano sempre meno affidabili in un clima che cambia rapidamente, i ricercatori ed i policy-makers  hanno cercato di capire se è possibile sfruttare le acque delle falde sotterranee o andare  verso altri tipi di irrigazione. Intanto le centrali idroelettriche sono viste come un elemento fondamentale per sostenere lo sviluppo industriale ed espandere le opportunità economiche.

Nel bacino del Volta sorge già la grande diga di Akosombo, che ha creato Lago Volta, il più grande lago artificiale del mondo per superficie ed il quarto per volume di acqua. E’ quasi terminata la realizzazione della controversa diga di Bui  che dovrebbe fornire altri 400 megawatt al Ghana sempre più affamato di energia e permettere di irrigare 30.000 ettari di terre agricole. Ma lo studio raffredda gli entusiasmi e dice che «Questi progetti e molti altri in programma per il bacino, potrebbe scendere molto al di sotto delle loro potenzialità a causa dei cambiamenti climatici».

Entro il 2050 ci sarebbe così poca acqua a disposizione che le dighe potrebbero funzionare solo al 50% delle loro capacità di progetto ed entro la fine del secolo si scenderebbe addirittura a circa il 25%.

Per i progetti di irrigazione, almeno inizialmente, le cose andrebbero meglio. Lo studio rileva che «Se tutti i progetti previsti venissero completati, potrebbero raddoppiare l’acqua disponibile per l’irrigazione entro il  2050. Ma entro il 2100, quando le perdite d’acqua si accumuleranno, il sistema sarebbe in grado di fornire solo leggermente più acqua di quanto forniscono ora i progetti, e non abbastanza per soddisfare la domanda».

Comew sempre a pagare il prezzo più alto saranno gli agricoltori più poveri delle zone rurali, dove l’agricoltura è la principale fonte di cibo e reddito, per loro la perdita di acqua nel bacino del Volta sarà una vera e propria tragedia. Infatti, oltre ai problemi per i progetti di irrigazione su vasta scala, sarà particolarmente colpita l’irrigazione su piccola scala, che è comune in tutta la regione. Lo studio Iwmi sottolinea che «Le acque sotterranee potrebbero diventare più difficile da utilizzare, soprattutto la falda superficiale, tipicamente usato nelle comunità rurali».

McCartney avverte che «Le previsioni per le risorse idriche del Volta non sono assolute», ma ha anche detto che «Nei dati ci sono sufficienti segnali di pericolo perché i decision-makers debbano pensare di un mix più resiliente di opzioni per l’energia e l’agricoltura per resistere alla sfida climatica. Ad esempio, lo studio suggerisce di prendere in considerazione una gamma più vasta di fonti energetiche rinnovabili, tra le quali l’eolico ed il solare. Le opzioni di stoccaggio di acqua non dovrebbero essere limitate ai progetti che utilizzano le grandi dighe, uguale considerazione dovrebbe essere data ai sistemi di stoccaggio idrico alternativi».

Il rapporto evidenzia che «Per gli agricoltori, le soluzioni potrebbero includere il miglioramento delle forniture idriche sotterranee disponibili per le aree rurali, la “ricarica” degli acquiferi locali con acqua prelevata dai fiumi o bacini. Questa è una pratica che sta diventando sempre più popolare nelle regioni in stress idrico del mondo». Lo studio chiede inoltre di perseguire gli approcci di piccola scala, «Con la realizzazione di  depositi di acqua relativamente semplici,  come ad esempio la costruzione di piccoli stagni negli allevamenti rurali e l’utilizzo di serbatoi d’acqua nei tetti per ridurre l’evaporazione».

McCartney conclude: «L’Africa ha il potenziale di innovazione e di soluzioni. Dobbiamo sfruttare l’innovazione e combinarla con soluzioni che conosciamo per lavorare per sfamare l’Africa».