Riceviamo e pubblichiamo

Fiumi e tagli alla vegetazione ripariale, dall’università di Siena 35 firme contro gli interventi in Toscana meridionale

[15 dicembre 2015]

argini ombrone vegetazione ripariale 1

Una versione sintetica del documento redatto da alcuni docenti e ricercatori dell’università di Siena, precedentemente recapitato alle istituzioni interessate. La versione completa originale, comprendente i firmatari, è disponibile in allegato.

Negli ultimi mesi in Toscana meridionale il Consorzio di Bonifica Toscana Sud e la Provincia di Siena hanno avviato una serie di tagli della vegetazione ripariale per la manutenzione ordinaria a fini idraulici di lunghi tratti del Fiume Ombrone, del Torrente Arbia e dei suoi affluenti Tressa e Riluogo. I tagli hanno drammaticamente peggiorato la funzionalità fluviale di questi corsi d’acqua. Sono stati effettuati senza alcun criterio, dal momento che la vegetazione arborea è stata totalmente asportata facendo ricorso all’utilizzo di ruspe e di altri mezzi meccanici che hanno operato sugli argini e direttamente nel letto fluviale, creando un grave danno all’ecosistema in spregio alle normative comunitarie, nazionali e regionali.

È ormai universalmente accettato come la vegetazione ripariale svolga un ruolo di primo piano nella conservazione del territorio e della biodiversità. Essa preserva il territorio dall’erosione trattenendo il suolo, contribuisce a determinare la forma dei canali, la stabilità delle sponde e il trasporto dei sedimenti, regola il deflusso delle acque e contribuisce a dissipare l’energia cinetica delle piene: tanto più ampia è la fascia vegetazionale, tanto maggiore risulta l’effetto di rallentamento dell’ondata di piena e, di conseguenza, la regolazione del deflusso delle acque.

La vegetazione contribuisce a migliorare la qualità dell’acqua, svolgendo un’azione di filtro nei confronti dei nutrienti e degli inquinanti, diminuisce l’effetto delle escursioni termiche giornaliere e stagionali, aumenta la biodiversità, rendendo possibile l’insediamento di numerose specie vegetali, fungine e animali e funziona da corridoio ecologico fra habitat separati da barriere di origine antropica. Essa costituisce un habitat peculiare, il cosiddetto ecotono ripario (habitat di transizione tra gli ambienti acquatici e quelli terricoli) caratterizzato da una vegetazione a dominanza di pioppi e salici. È un habitat dotato di una notevole produttività ecologica in cui si insediano importanti comunità vegetali e animali. La Direttiva Habitat (92/43/CEE), infatti, include i boschi ripariali a dominanza di salici e pioppi nell’Habitat di Interesse Comunitario “92A0”, in cui si rinvengono di solito specie inserite nelle Liste Rosse e nelle normative per la tutela della flora e della fauna. Se manca la vegetazione, con i rami e le foglie caduti in acqua o al suolo, mancano anche le risorse alimentari per microrganismi, funghi, invertebrati e vertebrati acquatici e terricoli, le cui popolazioni rischiano così di ridursi fino a scomparire. La vegetazione, infine, ha un valore paesaggistico, culturale e ricreativo (solo un esempio: il sentiero lungo il Torrente Malena che collega l’Acqua Borra a Montaperti, frequentato da tantissimi escursionisti). Fiumi e torrenti sono infatti parte integrante del paesaggio.

Purtroppo, nonostante l’enorme valore naturalistico e l’importanza che riveste nella conservazione del territorio, la vegetazione ripariale è stata e continua a essere aggredita con ogni mezzo, per ricavare legname, inerti (ghiaia e sabbia) e per la cosiddetta sicurezza idraulica. Ormai, in buona parte dei corsi d’acqua italiani si osserva la pressoché totale assenza di vegetazione ripariale, sostituita, nella migliore delle ipotesi, da una bassa vegetazione erbacea, se non da una totale cementificazione delle rive. Le normative comunitarie, nazionali e regionali dettano per contro precise disposizioni per la salvaguardia delle fasce fluviali, per la pianificazione e la selettività degli interventi di mantenimento e di ripristino della vegetazione adiacente i corpi idrici, per la stabilizzazione delle sponde e per la conservazione della biodiversità e perfino per la creazione ex novo di zone umide, tutte normative che vengono purtroppo puntualmente disattese.

Forse non ci rendiamo conto del fatto che abbiamo la fortuna di vivere in un territorio che tutti ci invidiano per i buoni livelli di naturalità che lo caratterizzano dovuti alla scarsa industrializzazione e alla sopravvivenza di forme di economia di tipo tradizionale. Ma tutto questo quanto potrà durare? Il Fiume Ombrone e il Torrente Arbia sono stati devastati per chilometri e in un prossimo futuro quali corsi d’acqua saranno oggetto di simili interventi di manutenzione idraulica? I permessi di taglio vengono concessi con facilità, i controlli sono inesistenti e la “gestione” viene affidata a persone che non hanno competenza in campo naturalistico e, soprattutto, che sono in conflitto di interesse (ditte forestali che commercializzano legname e cippato).

Eppure basterebbe molto poco, per esempio seguire le direttive e i criteri espressi nel documento “Linee guida per la gestione della vegetazione di sponda dei corsi d’acqua secondo criteri di sostenibilità ecologica ed economica” della Regione Toscana! Il taglio, se e quando effettivamente necessario per motivi idraulici, deve favorire le specie autoctone tipiche dell’ambiente ripariale (es. pioppi e salici); si devono asportare solamente le piante secche di grandi dimensioni o pericolosamente inclinate sull’acqua che con le piene potrebbero, spezzandosi, ostacolare il flusso (piante secche di piccole dimensioni possono essere lasciate in situ); si devono evitare i tagli delle piante giovani e degli arbusti poiché, flettendosi al passaggio della piena, frenano la forza dell’acqua; i tagli devono essere effettuati senza entrare nelle rive e in alveo con i mezzi meccanici che hanno effetti devastanti sull’habitat ripario; il legname deve essere portato via con verricelli o, al più, con bracci meccanici dalle rive, senza aprire piste di esbosco che distruggono gli argini fluviali; le piante risparmiate dal taglio devono offrire una buona copertura dell’asta fluviale, in modo da limitare l’aumento della temperatura dell’acqua dovuto all’accresciuto irraggiamento solare. Le normative esistono: come mai, allora, non vengono rispettate nei corsi d’acqua del bacino del Fiume Ombrone?

Negli ultimi mesi in Toscana meridionale il Consorzio di Bonifica Toscana Sud e la Provincia di Siena hanno avviato una serie di tagli della vegetazione ripariale per la manutenzione ordinaria a fini idraulici di lunghi tratti del Fiume Ombrone, del Torrente Arbia e dei suoi affluenti Tressa e Riluogo. I tagli hanno drammaticamente peggiorato la funzionalità fluviale di questi corsi d’acqua. Sono stati effettuati senza alcun criterio, dal momento che la vegetazione arborea è stata totalmente asportata facendo ricorso all’utilizzo di ruspe e di altri mezzi meccanici che hanno operato sugli argini e direttamente nel letto fluviale, creando un grave danno all’ecosistema in spregio alle normative comunitarie, nazionali e regionali.

È ormai universalmente accettato come la vegetazione ripariale svolga un ruolo di primo piano nella conservazione del territorio e della biodiversità. Essa preserva il territorio dall’erosione trattenendo il suolo, contribuisce a determinare la forma dei canali, la stabilità delle sponde e il trasporto dei sedimenti, regola il deflusso delle acque e contribuisce a dissipare l’energia cinetica delle piene: tanto più ampia è la fascia vegetazionale, tanto maggiore risulta l’effetto di rallentamento dell’ondata di piena e, di conseguenza, la regolazione del deflusso delle acque.

La vegetazione contribuisce a migliorare la qualità dell’acqua, svolgendo un’azione di filtro nei confronti dei nutrienti e degli inquinanti, diminuisce l’effetto delle escursioni termiche giornaliere e stagionali, aumenta la biodiversità, rendendo possibile l’insediamento di numerose specie vegetali, fungine e animali e funziona da corridoio ecologico fra habitat separati da barriere di origine antropica. Essa costituisce un habitat peculiare, il cosiddetto ecotono ripario (habitat di transizione tra gli ambienti acquatici e quelli terricoli) caratterizzato da una vegetazione a dominanza di pioppi e salici. È un habitat dotato di una notevole produttività ecologica in cui si insediano importanti comunità vegetali e animali. La Direttiva Habitat (92/43/CEE), infatti, include i boschi ripariali a dominanza di salici e pioppi nell’Habitat di Interesse Comunitario “92A0”, in cui si rinvengono di solito specie inserite nelle Liste Rosse e nelle normative per la tutela della flora e della fauna. Se manca la vegetazione, con i rami e le foglie caduti in acqua o al suolo, mancano anche le risorse alimentari per microrganismi, funghi, invertebrati e vertebrati acquatici e terricoli, le cui popolazioni rischiano così di ridursi fino a scomparire. La vegetazione, infine, ha un valore paesaggistico, culturale e ricreativo (solo un esempio: il sentiero lungo il Torrente Malena che collega l’Acqua Borra a Montaperti, frequentato da tantissimi escursionisti). Fiumi e torrenti sono infatti parte integrante del paesaggio.

Purtroppo, nonostante l’enorme valore naturalistico e l’importanza che riveste nella conservazione del territorio, la vegetazione ripariale è stata e continua a essere aggredita con ogni mezzo, per ricavare legname, inerti (ghiaia e sabbia) e per la cosiddetta sicurezza idraulica. Ormai, in buona parte dei corsi d’acqua italiani si osserva la pressoché totale assenza di vegetazione ripariale, sostituita, nella migliore delle ipotesi, da una bassa vegetazione erbacea, se non da una totale cementificazione delle rive. Le normative comunitarie, nazionali e regionali dettano per contro precise disposizioni per la salvaguardia delle fasce fluviali, per la pianificazione e la selettività degli interventi di mantenimento e di ripristino della vegetazione adiacente i corpi idrici, per la stabilizzazione delle sponde e per la conservazione della biodiversità e perfino per la creazione ex novo di zone umide, tutte normative che vengono purtroppo puntualmente disattese.

Forse non ci rendiamo conto del fatto che abbiamo la fortuna di vivere in un territorio che tutti ci invidiano per i buoni livelli di naturalità che lo caratterizzano dovuti alla scarsa industrializzazione e alla sopravvivenza di forme di economia di tipo tradizionale. Ma tutto questo quanto potrà durare? Il Fiume Ombrone e il Torrente Arbia sono stati devastati per chilometri e in un prossimo futuro quali corsi d’acqua saranno oggetto di simili interventi di manutenzione idraulica? I permessi di taglio vengono concessi con facilità, i controlli sono inesistenti e la “gestione” viene affidata a persone che non hanno competenza in campo naturalistico e, soprattutto, che sono in conflitto di interesse (ditte forestali che commercializzano legname e cippato).

Eppure basterebbe molto poco, per esempio seguire le direttive e i criteri espressi nel documento “Linee guida per la gestione della vegetazione di sponda dei corsi d’acqua secondo criteri di sostenibilità ecologica ed economica” della Regione Toscana! Il taglio, se e quando effettivamente necessario per motivi idraulici, deve favorire le specie autoctone tipiche dell’ambiente ripariale (es. pioppi e salici); si devono asportare solamente le piante secche di grandi dimensioni o pericolosamente inclinate sull’acqua che con le piene potrebbero, spezzandosi, ostacolare il flusso (piante secche di piccole dimensioni possono essere lasciate in situ); si devono evitare i tagli delle piante giovani e degli arbusti poiché, flettendosi al passaggio della piena, frenano la forza dell’acqua; i tagli devono essere effettuati senza entrare nelle rive e in alveo con i mezzi meccanici che hanno effetti devastanti sull’habitat ripario; il legname deve essere portato via con verricelli o, al più, con bracci meccanici dalle rive, senza aprire piste di esbosco che distruggono gli argini fluviali; le piante risparmiate dal taglio devono offrire una buona copertura dell’asta fluviale, in modo da limitare l’aumento della temperatura dell’acqua dovuto all’accresciuto irraggiamento solare. Le normative esistono: come mai, allora, non vengono rispettate nei corsi d’acqua del bacino del Fiume Ombrone?