Frane e alluvioni, Ispra: oltre 7 milioni di italiani a rischio nell’88% dei comuni

Online le mappe ufficiali del dissesto idrogeologico e la nuova piattaforma web di #italiasicura

[3 marzo 2016]

Dissesto Ispra

L’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha presentato il rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio 2015” che fornisce una conoscenza completa e aggiornata sulla pericolosità da frana, idraulica e di erosione costiera dell’intero territorio nazionale e contiene indicatori di rischio riguardanti popolazione, imprese, beni culturali e superfici artificiali, di grande importanza per la programmazione degli interventi strutturali e non strutturali di mitigazione del rischio nel Paese. I dati e le informazioni del Rapporto, mosaicati da Ispra sulla base delle perimetrazioni della pericolosità da frana e idraulica realizzate dalle Autorità di Bacino, Regioni e Province Autonome, sono disponibili online sulla piattaforma cartografica Italia Sicura e sul Geoportale Ispra.

Dal rapporto emerge che  «Supera i 7 milioni il numero degli abitanti residenti in aree a rischio frane e alluvioni (12% del totale), dei quali oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4), mappate nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e quasi 6 milioni vivono in zone alluvionabili classificate a pericolosità idraulica media P2 con un tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (perimetrate nell’ambito della Direttiva Alluvioni)».

Le regioni con i più alti valori di popolazione a elevato rischio frana sono  Campania, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna, mentre quelle con più popolazione a rischio alluvione, nello scenario di pericolosità idraulica media P2, sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria.  .

L’88,3% (7.145) dei Comuni italiani è a rischio frane e/o alluvioni: «di questi – sottolinea l’Ispra – 1.640 hanno nel loro territorio solo aree ad elevata propensione a fenomeni franosi, 1.607 solo quelle a pericolosità idraulica, mentre in 3.898 coesistono entrambi i fenomeni».  In 7 Regioni è a rischio idrogeologico il 100% dei Comuni: Valle D’Aosta, Liguria, Emilia – Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata.  Mentre in  Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia la percentuale dei Comuni a rischio supera il 90%. Presentando il Rapporto Ispra ha sottolineato che «II livelli elevati di pericolosità da frana e quelli medi per la pericolosità idraulica, riguardano il 15,8% del territorio nazionale, per una superficie complessiva di 47.747 km2 . In Italia, quasi 80.000 unità locali di imprese (circa l’1,7%) si trovano in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata per un totale di oltre 200.000 addetti a rischio. Le regioni con il numero più alto di unità locali a rischio sono Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte. Esposte, invece, al pericolo inondazione nello scenario medio, 576.535 unità, per un totale di oltre 2 milioni di addetti. Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia, sono le regioni con il numero più elevato di imprese vulnerabili al fenomeno idraulico».

Sono a rischio idrogeologico anche i beni culturali architettonici, monumentali e archeologici: «quelli  potenzialmente soggetti a fenomeni franosi sono 34.651 (18,1% del patrimonio totale), dei quali oltre 10.000 rientrano in aree a pericolosità elevata e molto elevata – evidenzia il Rapporto – Nello scenario di pericolosità media delle alluvioni ricadono circa 29.000 monumenti, mentre oltre 40.000 sono i beni culturali a rischio nello scenario relativo a eventi estremi P1 (meno probabili, ma più intensi). Le regioni con il numero più alto di beni a rischio nello scenario medio, sono Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Tra i comuni, spiccano le città d’arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa. Roma si aggiunge, invece, se consideriamo lo scenario a scarsa probabilità di accadimento».

C’è poco di naturale in questo aumento ed estensione del rischio: «Il forte incremento del territorio urbanizzato a partire dal secondo dopoguerra assume nel contesto del dissesto idrogeologico una particolare rilevanza in quanto ha portato a un considerevole aumento degli elementi esposti e quindi del rischio – fanno notare all’Ispra – Attualmente, nelle aree classificate a più elevata pericolosità da frana si trovano 476 km2 di superfici artificiali, pari al 2,7% del totale, mentre oltre 2.000 km2 (11,5%) ricadono nello scenario di pericolosità idraulica media».

Il presidente della Commissione ambiente della Camera Ermete Realacci scrive sul suo profilo Facebook che i dati presenti nel Rapporto Ispra «Destano allarme e ci rimandano una situazione purtroppo nota, aggravata dagli eventi estremi generati dai mutamenti climatici; le responsabilità principali, come sappiamo, sono dovute a decenni di incuria e inerzia rispetto alla gestione del suolo, a cui si sono sommati interventi predatori e abusi devastanti. Si comincia finalmente a cambiare passo. La costituzione dell’unità di missione “Italia Sicura” ha creato la prima cabina di regia con il compito di coordinare progetti e finanziamenti in un settore troppo spesso frammentato per competenze e burocrazia. A breve alla Camera si discuterà in aula la legge sul consumo di suolo. In questo quadro il contributo delle professionalità dell’Ispra è di grande valore. La strada è quella giusta, adesso bisogna percorrerla fino in fondo in modo da passare dalle necessarie analisi agli impegni alle azioni concrete, per imprimere una svolta nella cura di uno dei beni più preziosi del nostro Paese: il territorio. Perché con il paesaggio, le qualità, i talenti e la creatività legate al territorio, l’Italia deve fare l’Italia».

Anche secondo  è Stella Bianchi (PD), presidente dell’Intergruppo Globe Italia, i dati presentati dall’Ispra «Sono gravi e ci restituiscono la fotografia di un paese fragile con l’88% dei comuni a rischio idrogeologico e 7 milioni di abitanti a rischio frane e alluvioni. La prevenzione e la messa in sicurezza di questa gran parte del territorio italiano deve diventare a pieno titolo una priorità del paese, per la tutela dei cittadini e per non dover pagare poi prezzi altissimi in termini di vite umane a ogni ondata di maltempo. E’ ormai evidente che a una situazione già critica, generata dall’incuria, dall’abusivismo e dalla cementificazione selvaggia del territorio, si sommano eventi meteorologici sempre più violenti, aggravati dagli effetti dei cambiamenti climatici. La priorità è darsi con urgenza un piano di misure concrete di adattamento ai cambiamenti climatici con risorse e tempi certi per rafforzare la sicurezza dei nostri territori e delle nostre comunità. E insieme a questo, ci vogliono politiche serie per il clima con obiettivi precisi e scadenzati nel tempo di riduzione delle emissioni di gas serra che ci consentano di rispettare gli impegni che l’Italia ha già assunto aderendo all’accordo di Parigi. Non abbiamo più tempo da perdere. Gli impatti dei cambiamenti climatici sono tragicamente sotto i nostri occhi. Contenere il riscaldamento globale insieme agli altri paesi e con risultati concreti nel nostro paese da ottenere con azioni di riduzione l’associazione dei parlamentari impegnati per il clima, commentando i dati presentati oggi dall’Ispra nel rapporto sul dissesto idrogeologico. delle emissioni e di adattamento del territorio deve essere la nostra priorità».

Insieme al Rapporto Ispra è stata presentata anche la nuova piattaforma web di #italiasicura e nella nuova versione grafica del sito che valorizza anche le tre specificità: #dissesto, #acquepulite e #scuole, con una nuova grafica per le homapage dedicate e una maggiore accessibilità alle novità e alle notizie. La mappa dei cantieri di #italiasicura è ora raggiungibile dalla home page del portale e  presenta le opere di prevenzione nel contesto più ampio della pericolosità e del rischio e le emergenze. «Tutti i dati presentati sono integralmente scaricabili con licenza open data – dicono a #italiasicura – Il cittadino può accedere alle stesse fonti “originali” (Ispra, Dipartimento Protezione Civile, Istat), sempre aggiornate, cui attinge il programma».

Secondo Mauro Grassi, responsabile della struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico, «La fotografia scattata da Ispra dimostra, una volta di più, che intervenire per la prevenzione di frane e alluvioni è l’unico percorso capace di ridurre il rischio che in futuro altre vittime e altri danni si aggiungano al già smisurato elenco di tragedie del nostro passato. #italiasicura è la dimostrazione che il Governo ha scelto la strada della prevenzione, finanziando con oltre 750 milioni di euro i 33 più importanti cantieri per la sicurezza delle nostre città, dove maggiore è il numero di persone, attività economiche e beni culturali esposti al rischio di finire sommersi da un’alluvione o sepolti da una frana. Entro questa estate saranno consegnati lavori per circa 254 milioni. Oltre agli interventi, già in corso, sul Fereggiano a Genova (45 milioni ) e sul Seveso a Milano (30 milioni ) si prevede già a partire dal mese di Marzo l’intervento sul litorale di Cesenatico (21 milioni) e quindi sul Lambro a Milano (6,5 milioni) e a seguire ancora sul Bisagno a Genova (95 milioni), su alcuni lotti del Lusore a Venezia (10 milioni) e dell’Astico per Vicenza (31,3 milioni) e infine su alcuni, più piccoli, interventi nell’area di Carrara e Pisa (3,6 milioni). E’ una sfida che durerà anni perché le opere da realizzare sono spesso importanti quanto complesse, ma che ora ha un orizzonte preciso cui guardare, fatto di progetti esecutivi, cantieri, vasche di laminazione, scolmatori e nuovi e più sicuri argini. Abbiamo scelto, poi, di condividere al 100% il nostro lavoro e i progressi nella realizzazione delle opere sul nostro sito, oggi completamente rinnovato, dove ogni singolo cittadino potrà verificare comune per comune, lo stato e il numero degli interventi, un vero open data, tutto completamente accessibile e scaricabile da chiunque».

Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, è convinto che «Integrare e mettere a sistema tutte le conoscenze a disposizione, come viene fatto oggi con gli ultimi rapporti elaborati da Ispra, è fondamentale. Così come determinante è che i dati non siano semplicemente resi pubblici, ma contestualizzati, semplificati e spiegati ai cittadini in una visione più complessiva di politiche di riduzione dei rischi: solo così le comunità non solo potranno meglio comprendere e seguire le attività di prevenzione strutturale e di protezione civile decise sui territori, ma potranno fornire davvero anche un attivo contributo nella mitigazione dei rischi».