Genova e il Piano paesaggistico della Toscana, Renzi da che parte sta?

[13 ottobre 2014]

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha lanciato l’offensiva sulla sua pagina Facebook, dal disastro ligure fino al Piano paesaggistico toscano: «Ancora a proposito del ‪‎disastro di ‎Genova.  Oggi tutti a piangere lacrime di coccodrillo, però quando ci impegniamo a tutelare il territorio, con il piano del paesaggio e la nuova legge urbanistica, allora si alzano le critiche e si rifiutano le regole. Sono un uomo del dialogo, ascolterò tutti, ma alla fine la nuova legge urbanistica e il piano paesaggistico devono essere approvati. Il ‪‎maltempo colpisce ancora e devasta la ‪‎Liguria e Genova. A questi repentini cambiamenti climatici occorre opporre una manutenzione costante del territorio, investimenti seri sulla prevenzione, un cambiamento dei nostri stili di vita e un maggiore rispetto per il paesaggio. Non possiamo continuare a far finta di nulla ma dobbiamo fare i conti con queste trasformazioni».

Un’uscita dura e decisa: che questo di Enrico Rossi non fosse solo uno sfogo estemporaneo per ciò che stava succedendo nel capoluogo ligure – e che è successo ancora una volta in una Toscana recentemente ferita del maltempo – lo ha fatto capire chiaramente all’Internet Festival a Pisa con tre precise richieste/avvertimenti al presidente del Consiglio: «A Renzi chiedo 40 milioni per terminare i lavori alla diga di Levane e per completare le casse di espansione sull’Arno così da mettere Firenze in sicurezza, ma mi arrabbierei se nella Finanziaria ci fossero solo provvedimenti per Firenze e non anche per la costa. Quanto al Piano di indirizzo territoriale, va approvato, altrimenti la Toscana si dovrà trovare un altro candidato presidente».

Rispondendo all’intervista di Lucia Annunziata, Rossi ha detto chela Regione farà la sua parte e che «è disponibile ad aggiungere dal proprio bilancio altri 40 milioni per l’Arno, che per la costa servono interventi sul porto di Livorno e per Pisa una cittadella aeroportuale, un centro congressi e un più rapido collegamento ferroviario con Firenze».  Poi è tornato sulle sue  sua forti affermazione sul Pit confermando di averle fatte a ragion veduta: «Farò in modo – ribadisce – che il Piano venga approvato».

Quanto scritto da Rossi su Facebook sembra la fotocopia di quanto dichiarato da Renzi in riferimento a Genova: «Adesso tutti a strapparsi le vesti, tutti a indossare la faccia contrita d’ordinanza. Ma diciamoci la verità: del dissesto bisogna occuparsi quando non ne parla nessuno». Ciò è proprio quanto cerca di fare (mettendo scandalosamente sulla carta vincoli già esistenti ed invarianti come quelle del rischio idrogeologico) il Piano paesaggistico Rossi/Marson che sta subendo attacchi da parte di chi, mentre Genova annega e la Toscana smotta di nuovo, si dichiara allergico all’attuazione di regole che già esistono; di chi vuol far passare per nuova burocrazia quell’opera di prevenzione legislativa e di programmazione territoriale della quale hanno assoluto bisogno l’Italia e la Toscana; di chi ha nostalgia della burocrazia dei bei piani con il buco in fondo per infilarci le mani libere.

E’ chiaro che Rossi, che teoricamente avrebbe una maggioranza di ferro, ce l’ha con quella parte del suo partito, renziana della prima ora o neofita, che flirta con corporazioni e lobby, vedendo nell’assalto al Piano paesaggistico e alla nuova legge urbanistica l’occasione per far fuori l’Assessore Anna Marson e indebolire la ricandidatura di Rossi fino a farla saltare.

Renzi, il toscano Renzi, se vuole dar peso e sostanza alla denuncia contro gli “strappatori di vesti” di professione, ha l’occasione di far vedere in casa propria quanto sia davvero determinato, di far capire al suo partito che dalle dichiarazioni di principio bisogna passare (dolorosamente per qualcuno) ai fatti. Vedremo se sul Piano Paesaggistico i renziani del PD toscano avranno in Regione lo stesso atteggiamento, critico ma alla fine “fedele alla linea”, che la sinistra del partito ha avuto al Senato per il Jobs Act che Renzi le ha fatto ingoiare.

Anche perché il Piano Paesaggistico di Rossi non è affatto un rospo, ma la messa nero su bianco della difesa di un immenso patrimonio comune (e della bellezza e della sicurezza) della Regione più famosa del mondo, quella roba che si legge sempre nei programmi elettorali ma che poi annega a Genova come in Lunigiana o in Maremma.