Geologi, in Toscana a rischio pozzi e falde idriche: «Semplificazione uguale assenza di controlli»

«Regione autoreferenziale, ignora le indicazioni dei geologi professionisti»

[23 maggio 2016]

pozzio Toscana

Secondo la presidente dellOrdine dei geologi della Toscana, Maria Teresa Fagioli, «Il ritorno alla Regione della gestione del demanio idrico rischia di far chiudere le aziende che attendono le concessioni per utilizzare acqua pubblica. La regolamentazione tecnica dei pozzi è imprecisa e con errori. La deregulation per i pozzi domestici rischia di favorire l’abusivismo con conseguenti danni alle falde, all’erario e alle imprese serie che lavorano con professionisti seri».

Insomma, per i geologi la Toscana rischia di rimanere secco di acqua, «Non tanto, per adesso, per la scarsità di risorsa, quanto per una mancanza di valide, chiare e semplici regolamentazioni in materia di demanio idrico, sia per le concessioni quando si tratta di utilizzare le acque pubbliche, sia per i pozzi domestici che sono la stragrande maggioranza».

La Fagioli spiega che «La Regione, che ci aveva abituati a una normazione ragionevole e rigorosa in materia ambientale, in questa occasione sembra proprio aver incomprensibilmente deciso per un indirizzo totalmente autoreferenziale dimenticando che per agire d’autorità senza perdere di credibilità sarebbe saggio dimostrarsi, se non autorevoli, per lo meno competenti. Senza l‘urgente promulgazione di valide norme sul demanio idrico, le aziende potrebbero chiudere. Urgenza senza dubbio oggettiva, vista la massa di pratiche concessorie che in attesa delle nuove regole unificate si stanno accumulando aggiungendosi a quelle finora inevase. Il rischio è che le numerose imprese che hanno bisogno di attingere acqua, nelle more della formalizzazione delle concessioni, si vedano costrette a scegliere fra chiudere mandando a casa i dipendenti o proseguire l’attività rischiando una denuncia penale. Staremo a vedere come la Regione risolverà questo impasse».

La Fagioli ricorda che tutto nasce dal fatto che ora la Regione ha le competenze sul demanio idrico, «precedentemente assegnate alle ormai rottamate Province e sta affrontando il problema di conglobare ed uniformare i regolamenti che in modo alquanto disomogeneo le Province si erano date. Il problema però è che in materia di regolamenti, nella definizione di norme uniformi per gli iter burocratici, i funzionari della Regione Toscana stanno mostrando la loro indubbia esperienza, non disgiunta da una particolare abilità nell’incrementare il gettito delle concessioni.  Duole però dover notare, nel caso specifico, la carenza di una pari attenzione alle problematiche idrogeologiche, ambientali e di tutela delle falde idriche».

L’Ordine dei geologi della Toscana seganale imprecisioni ed errori per la gestione dei pozzi: «Se problemi ci sono nella regolamentazione della gestione delle acque pubbliche, altrettanto bene non sta la normativa tecnica sui pozzi. «Il disciplinare di buona pratica per la realizzazione di pozzi, oltre alle condivisibili dichiarazioni di intenti, mostra anche purtroppo, numerose imprecisioni e qualche marchiano errore. Ad esempio, quando si parla di tombatura dei pozzi, argomento di estrema criticità per la tutela delle falde, le specifiche tecniche enunciate non garantiscono affatto l’efficacia dell’operazione».

La Fagioli aggiunge che con l’addio alle verifiche e ai controlli per i pozzi domestici si corre un grave rischio ambientale: «Alla base del problema c’è la tanto auspicata semplificazione. Che però si sta concretizzando, per i pozzi domestici ubicati in zone di non conclamata criticità (che rappresentano la stragrande maggioranza della totalità dei pozzi), con l’eliminazione di tutti quei passaggi normativi che prevedevano, molto correttamente, verifiche e controlli. Infatti, stabilire la “non rilevanza edilizia” dei pozzi, senza considerarne normativamente la rilevante potenziale pericolosità ambientale, ha consentito in pratica ai Comuni di ignorare in toto la problematica, richiedere per i pozzi domestici, solo un’asseverazione riguardante la mera stratigrafia lascia di fatto del tutto indefinita ed a totale responsabilità del committente la verifica della sostenibilità e liceità dell’opera, come pure della qualità tecnica della sua realizzazione. Senza controlli si crea spazio a operatori improvvisati e dannosi. Se si è costretti ad operare in un limbo normativo è facile prevedere il proliferare di operatori improvvisati a potenziale danno: della risorsa, del gettito fiscale (l’operatore improvvisato spesso lavora “al nero”), delle ditte serie che lavorano con competenza e fatturano regolarmente e del committente, privato cittadino, che nella stragrande maggioranza dei casi ignora la necessità, anche e prima di tutto a propria tutela, di avvalersi di professionisti tecnicamente e giuridicamente preparati in materia».

I geologi accusano la Regione di non aver dato ascolto alla loro offerta di contributo gratuito e concludono sottolineando che «Le osservazioni non vanno nella direzione di voler creare artificiose occasioni di lavoro per i geologi, ma semplicemente di tutelare adeguatamente la risorsa ed i cittadini. Le nostre osservazioni, su quanto già promulgato e su quanto in approvazione, e le nostre reiterate offerte di contribuire gratuitamente alla redazione di regolamenti, non sono state prese in considerazione. Sembrerebbe quasi che, al contrario, la presenza dei geologi professionisti ai tavoli tecnici in materia di normazione pozzi, sia stata accuratamente evitata».