“Fuorilegge” il 75% dei prelievi e maglia nera del mare illegale

Goletta Verde: bollino rosso per il mare del Lazio

[1 luglio 2014]

Mentre la Toscana se l’è cavata, è senza appello l’esito dei monitoraggi di Goletta Verde nel Lazio: «Sui 24 campionamenti effettuati lungo i 329 chilometri del litorale laziale, ben 18 – cioè il 75% – presenta un’altissima concentrazione di inquinamento microbiologico. Le acque analizzate dal laboratorio mobile di Legambiente hanno evidenziato la presenza di scarichi non depurati adeguatamente con presenze di valori di escherichia coli e enterococchi intestinali ben al di sopra dei valori consentiti dalla normativa vigente, in particolare per i prelievi effettuati in prossimità di foci di fiumi, torrenti e canali. Per 13 dei 18 punti critici riscontrati, il giudizio è addirittura di “fortemente inquinato”».

Gioletta Verde sottolinea che «Non solo non è stato fatto alcun passo avanti rispetto allo scorso anno, ma la situazione, se possibile, è addirittura peggiorata». Legambiente chiede quindi che «Regione e amministrazioni comunali si attivino immediatamente per risolvere questo grave deficit depurativo e non compromettere ulteriormente la stagione estiva che è appena iniziata».

Il problema, anche nel Lazio sono le acque contaminate da scarichi non depurati adeguatamente che evidentemente provengono anche dalle aree interne e attraverso i fiumi si immettono a mare. Non è una sorpresa, visto che l’Unione Europea ha nuovamente avviato una procedura di infrazione per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue che riguarda anche 6 agglomerati urbani laziali: Roma (con 2milioni 768mila abitanti equivalenti); di Anagni (20.267 a.e.), di Fontana Liri – Arce  (9mila a.e.), di Monte San Giovanni Campano (9.100 a.e.), Orte (7.500 a.e.) e Piglio (4.800 a.e).

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, evidenzia che «Non si tratta più soltanto di danneggiare ambiente e salute, perché oltre il danno rischiamo di subire per l’ennesima volta la beffa di pagare multe salatissime all’Unione Europea che graveranno su tutti i cittadini. Soldi che potrebbero essere, invece, investiti sull’adeguamento dei depuratori. Il nostro Paese, dove gli scarichi del 22% della popolazione non vengono adeguatamente trattati, vive un vero deficit depurativo e il Lazio rispecchia in pieno questa emergenza. Non possiamo proseguire in questo modo uccidendo i nostri corsi d’acqua e il nostro mare. Non va meglio neanche sul fronte dell’informazione ai cittadini. La vigente direttiva sulle acque di balneazione impone, infatti, ai Comuni di divulgare l’informazione sulla qualità dei singoli tratti di mare, secondo la media degli ultimi quattro anni di prelievi (qualità scarsa, sufficiente, buona, eccellente). Eppure in nessuno dei punti campionati, né nelle immediate prossimità, i nostri tecnici hanno trovato traccia della cartellonistica informativa. Regione e Comuni, sia costieri che dell’entroterra, si attivino per colmare finalmente questo gap, perché investire sulla tutela dell’ambiente è condizione indispensabile alla stessa economia della regione».

Dodici dei tredici prelievi effettuati nella provincia di Roma presentano inquinanti ben al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. Per 10 il giudizio è di “fortemente inquinato”. Il primo è quello nel comune di Santa Marinella (alla foce del canale sul Lungomare Pirgy in località Santa Severa), dove nei giorni scorsi gli attivisti di Legambiente hanno messo in atto un’azione di protesta proprio per chiedere alle autorità di risolvere la palese immissione nelle acque del mare di reflui urbani non depurati da alcuni tubi presenti sulla spiaggia. “Fortemente inquinanti”, come nel 2013, i prelievi a Marina di Cerveteri (alla foce del fosso Zambra); a Ladispoli (foce Rio Vaccina); a Fiumicino (foce Canale dei Pescatori); a Roma-Ostia (foce del fiume Tevere); nei due punti analizzati a Pomezia; a Ardea (foce del fosso Grande). “Fortemente inquinati” anche due nuovi puniti ad Anzio (Lido dei Gigli alla foce del fosso Cavallo Morto) e a Nettuno (nella affollatissima spiaggia a destra della foce del fosso Loricina). “Inquinati” invece due punti di prelievo a Roma-Ostia (Foce canale spiaggia presso cancello n.1) e a Ladispoli (foce fiume Statua). Unico punto non inquinato in Provincia di Roma  è stato quello alla spiaggia a sinistra della foce del Rio Torto a Pomezia.

Uno dei due prelievi effettuati in provincia di Viterbo è risultato fortemente inquinato (foce del fiume Marta in località Lido di Tarquinia), l’altro nella norma (a Montalto Marina, alla foce del fiume Fiora). 5 dei 9 campioni prelevati in  provincia di Latina sono risultati inquinati. A San Felice a Circeo e a Gaeta sono stati effettuati due prelievi: in entrambi i casi è risultata fortemente inquinata l’acqua prelevata alla foce di due torrenti (per il primo comune è stata analizzata la foce del torrente Vittoria e per il secondo quella del torrente Longato), mentre nella norma quella prelevata nelle spiagge limitrofe, grazie alla capacità di diluizione del mare, ma per azzerare il rischio di inquinamento è urgente risolvere anche il problema dell’apporto inquinante dei corsi d’acqua vicini risultati invece con elevate cariche batteriche. “Inquinate”, inoltre, le acque prelevate nella spiaggia di Gianola a Formia (spiaggia presso Rio Santacroce) e a Marina di Minturno (alla foce del fiume Garigliano). Entro i limiti di legge, infine, gli inquinanti riscontrati a Terracina (foce del canale Sisto, in località San Vito) e a Fondi (foce canale Sant’Anastasia).

Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio, denuncia: «Lo scorso anno avevamo chiesto di affrontare con urgenza il problema della depurazione con l’obiettivo di cambiare rotta già da questa stagione balneare.  Ciò non è ancora avvenuto e oggi riscontriamo addirittura un aumento dei punti critici, alle foci dei fiumi e dei torrenti, ma anche in alcune spiagge, su canali che passano nel bel mezzo degli ombrelloni. I prelievi sono stati effettuati nella prima metà di giugno e non a fine luglio come lo scorso anno, quando il carico antropico delle aree costiere è di certo molto più elevato. È un dato questo che deve preoccupare, ma che ci pone nelle condizioni di poter agire fin da subito per salvare l’estate dei cittadini del Lazio e del nostro mare. Abbiamo già inviato ai comuni interessati dai nostri prelievi, nonché a Regione e enti preposti, il dettaglio delle analisi effettuate da Goletta Verde, proprio a dimostrazione dello spirito costruttivo che anima la nostra azione. Per salvare i nostri fiumi, il nostro mare e le nostre coste, la Regione investa seriamente sul Piano di Tutela delle Acque e per realizzare gli interventi necessari, convochi insieme ai comuni costieri, quelli interni che si insistono sugli assi di fiumi e torrenti. Oltre al carico antropico sulla costa, sono infatti da affrontare tutte le situazioni di mancata depurazione dell’entroterra che, immancabilmente arrivano in mare. Si devono attivare le politiche che guardano al futuro nell’ottica della sostenibilità: una su tutte l’istituzione finalmente, del Parco Fluviale del Tevere, vera svolta per il rilancio territoriale complessivo del Lazio».

Ma non è finita, secondo Legambiente il Lazio è prima regione dell’Italia centrale nella classifica del mare illegale: 1.071 reati accertati dalle forze dell’ordine nel 2013, il 7,4% del totale nazionale con 1.153 persone denunciate e arrestate e 235 sequestri effettuati. Lungo i 361 chilometri costieri ci sono 2,9 reati al giorno commessi contro il mare e le coste, uno ogni 3 Km.  Il Lazio sale dall’ottava alla sesta posizione in Italia nella graduatoria dei reati costieri legati al ciclo del cemento, con 146 infrazioni accertate (il 6,1% del totale nazionale).

Secondo il dossier MareMonstrum, i problemi ambientali del mare laziale si chiamano mala depurazione, scarichi abusivi, reflui fognari che finiscono direttamente in mare e lo sversamento di petrolio. Sono 264 le infrazioni accertate nel 2013. Un mare di illegalità che riguarda anche la pesca, con 488 infrazioni e 534 persone denunciate e 25.777 kg di pesce sequestrato, in leggero calo rispetto all’anno precedente.