Goletta Verde in Puglia: fuori norma 9 campionamenti su 30

Criticità alle foci di fiumi e torrenti. Focus di Legambiente sulla depurazione

[9 luglio 2015]

goletta puglia

Il monitoraggio effettuato in Puglia da Goletta Verde mostra segnali contrastanti: 9 campionamenti sui 30,  in corrispondenza delle foci di fiumi, canali e torrenti, «presentano ancora livelli di inquinanti molto elevati e per otto di questi il giudizio è di “fortemente inquinato” per l’elevato inquinamento microbiologico riscontrato». Per questo, Legambiente chiede ai sindaci di «fare fronte comune per chiudere il ciclo della depurazione con la realizzazione dei recapiti finali e al neogovernatore Emiliano di istituire una cabina di regia fra assessorati competenti per puntare al massimo utilizzo in agricoltura dell’acqua depurata e affinata».

I prelievi risultati inquinati sono: Manfredonia, alla foce del torrente Candelaro; Lesina-Torre Mileto, alla foce del canale Schiapparo, in località Lago di Lesina. foce del fiume Ofanto a Margherita di Savoia; foce del canale di ponente (Lungomare Mennea) di Barletta; foce del canale Giancola e foce del torrente Reale (località Torre Guaceto) a Brindisi; sbocco del depuratore su via dei Pioppi a Ostuni, in località Villanova-Mogale. Foce del fiume Ostone a Marina di Lizzano; canale dei Samari a Gallipoli.

Commentando l’istantanea scattata al mare pugliese, Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, ha sottolineato che «In Puglia, pur registrando un miglioramento della situazione rispetto agli anni passati, riscontriamo ancora criticità, nuove o già note, che vanno subito risolte. Al centro della nostra analisi  ci sono gli scarichi non depurati che arrivano in mare, problema su cui occorre dare un segnale di forte responsabilità e concretezza negli interventi. Occorre ragionare in una scala più ampia dei semplici confini comunali o territoriali e valutare caso per caso la soluzione migliore da adottare senza pregiudizi».

Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, ha aggiunto che «Una situazione peculiare quale quella pugliese richiede un’attenta valutazione di tutte le tecnologie disponibili e non consente di utilizzare dovunque lo stesso approccio. Dai monitoraggi della Goletta Verde,  risulta migliore la qualità delle acque in Puglia anche se permangono le criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali. Migliora la situazione anche sul fronte della depurazione: diminuiscono sia gli impianti che scaricano nel sottosuolo che quelli su cui Arpa ha riscontrato superamenti dei limiti tabellari. Sono state avviate le procedure per il potenziamento dei depuratori sebbene su molti si è ancora in attesa dell’avvio dei lavori. Continuano, però, purtroppo ad esserci scarichi anomali che inficiano il processo depurativo degli impianti. Rimangono le criticità per ciò che riguarda la realizzazione dei recapiti finali, in una regione come la nostra, caratterizzata da una scarsa presenza di corsi d’acqua dove spesso vengono a crearsi situazioni altamente conflittuali sia per l’altissimo valore paesaggistico delle aree costiere che per il grande indotto turistico balneare. A tal proposito invitiamo i sindaci ad abbandonare ogni campanilismo affinché si chiuda il ciclo della depurazione con la realizzazione dei recapiti finali. Chiediamo al neogovernatore Emiliano di istituire una cabina di regia fra assessorati competenti per puntare al massimo utilizzo in agricoltura dell’acqua depurata e affinata».

In Puglia ci sono 187 i depuratori pubblici e diversi continuano ad avere problemi di funzionamento e criticità che, in alcuni casi, rendono inefficace la depurazione dei reflui. In un focus dedicato alla depurazione, Legambiente evidenzia che «La scarsa disponibilità idrica superficiale naturale condiziona fortemente la tipologia dei recapiti finali nella nostra regione. Questo comporta che solo il 4% dei recapiti finali dei depuratori è costituito da corpi idrici superficiali significativi, il 76% è costituito da lame e corsi d’acqua minori o dal suolo (attraverso trincee drenanti), il 16% recapita a mare. Gli scarichi nel sottosuolo, vietati dalla norma nazionale, costituiscono il 4% del totale. Attualmente sono scesi a 8 gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo, con grave rischio di inquinamento delle falde acquifere (Casamassima Vecchio, Cassano delle Murge Vecchio, Carovigno Vecchio, Lesina Marina, Uggiano la Chiesa, Manduria Vecchio, San Giorgio Jonico e Martina Franca).

Nel 20214 Arpa Puglia ha riscontrato  superamenti dei limiti tabellari per almeno per un parametro monitorato in 33 depuratori, tra cui Bari Ovest, Bitonto, Corato, Molfetta, Andria, Barletta, Trani, Trinitapoli, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Bovino, Ascoli Satriano, Bovino, Cerignola, Foggia 1, Monte Sant’Angelo, San Severo, Serracapriola, Castrignano del Capo, Uggiano La Chiesa, Crispiano, Martina Franca, Monteiasi e San Giorgio Jonico. Sono stati avviati gli interventi di potenziamento e adeguamento su 47 depuratori: 2 sono in attesa di chiusura di procedura VIA, 38 non ancora cantierati e solo 7 realizzati.

36 gli impianti sono sotto inchiesta dell’autorità giudiziaria: Bari Ovest, Bitonto, Molfetta, Corato, Andria, Trani, Gioia del Colle, Santeramo in Colle (Recapito finale), Lizzano (Recapito finale), Pulsano vecchio (dismesso a maggio 2015), Barletta, Bisceglie, Putignano, Ruvo-Terlizzi, Sammichele di Bari, Galatina-Soleto, Montesano Salentino, San Cesario, S.Pancrazio Salentino, Ostuni, Torre S. Susanna, Monte S.Angelo, Stornarella, Otranto, Lucera, San Nicandro Garganico,  S. Paolo Civitate, Trinitapoli, Cerignola, Peschici, Stornarella, S. Marco in Lamis, Ortanova, S. Severo, Manfredonia, Foggia.

Gli ambientalisti dicono che «Tra i fattori che possono inficiare il processo depurativo degli impianti ci sono anche gli scarichi anomali (arrivi impropri di acque meteoriche, di vegetazione e di natura lattiero-casearia). L’Acquedotto pugliese rileva che le irregolarità nel refluo in ingresso riguardano il 47% dei campioni prelevati. In Puglia sono presenti 5 impianti di affinamento, di cui tre regolarmente in esercizio, ovvero Corsano (volume riutilizzato 2014 in agricoltura: 137.975 mc), Gallipoli (volume riutilizzato 2014 in agricoltura: 445.739 mc), Ostuni (volume riutilizzato 2014 in agricoltura: 38.978 mc), e i restanti due, S.Pancrazio Salentino e Trinitapoli, in attesa dei lavori necessari da parte dei rispettivi Consorzi di bonifica per garantire la distribuzione irrigua».

Nel 2014 l’Ue ha avviato una nuova procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane che riguarda anche centri abitati pugliesi: Casamassima, San Vito dei Normanni, Casarano, Porto Cesareo, Supersano, Taviano, Monteiasi, Francavilla Fontana e Trinitapoli, l’attuale procedura di infrazione ne interessa 37. Di questi sono 20 gli impianti di depurazione per i quali è in corso l’attività di progettazione (S. Severo, Ascoli Satriano, Castro, S. Ferdinando di Puglia, Poggiardo, Faeto 1, Faeto2, Maglie, Taviano, Specchia, Volturino, Montemesola, Carlantino, Casarano, Supersano, Castrignano del Capo, Castellaneta Marina, Mattinata, Zapponeta e Ginosa Marina).