Goletta Verde: nel Lazio male 15 campionamenti su 24

Foci di fiumi, canali e torrenti continuano ad essere un pericolo per il mare laziale

[5 agosto 2015]

lazio goletta

Quello che ha (ri)trovato Goletta Verde nel Lazio sono «Scarichi abusivi o non controllati direttamente su spiaggia e un deficit depurativo» che «continuano a mettere a dura prova il mare»  Infatti, dei 24 punti monitorati lungo le coste laziali dall’imbarcazione ambientalista, 15 presentano una carica batterica superiore ai limiti consentiti dalla legge.

Dei 14 prelievi effettuati in provincia di Roma, addirittura 10 i hanno riportato un giudizio di “fortemente inquinato”. Nella capitale cariche batteriche ben oltre i limiti sono state riscontrate alla foce del fiume Tevere e alla foce del canale presso il cancello numero 1 a Ostia (sempre a Ostia è invece risultato nei limiti il prelievo effettuato al canale dei Pescatori). Gli altri prelievi con esito negativo sono stati effettuati sul lungomare Pyrgi (altezza via Oleandri) a Santa Severa di Santa Marinella; ala foce del fiume Arrone, sul lungomare di Ponente di Fregene; alla foce del canale Crocetta (Filadelfia), alla foce del canale Orfeo e alla foce del Rio Torto tutti a Torvajanica, nel comune di Pomezia; alla foce del fosso Grande ad Ardea; alla foce del fosso Cavallo Morto (lungomare delle Sterlizzie) in località Lido dei Gigli di Anzio e alla foce del porto canale Loricina di Nettuno. Entro i limiti, invece, gli altri campionamenti: alla foce del fosso Zambra a Marina di Cerveteri; alla spiaggia presso la foce del canale e del fiume Statua a Ladispoli.

7 i campionamenti effettuati in provincia di Latina. Fortemente inquinati sono stati giudicati quelli alla foce del torrente Longato in località Torre San Vito a Gaeta, alla foce del Rio Recillo a Minturno e quello alla spiaggia presso Rio Santacroce in località Gianola di Formia. Entro i limiti le cariche batteriche presenti nei campioni prelevati alla foce Verde di Latina; alla foce del canale Caterattino di Sabaudia; alla foce del canale Sisto a Terracina e alla foce del canale Sant’Anastasia di Fondi.

3 i prelievi effettuati in provincia di Viterbo. “Fortemente inquinato” è stato giudicato il campionamento eseguito alla foce del fiume Marta, in località Lido di Tarquinia; “inquinato” invece quello alla foce del Fosso Chiarone in località Pescia Romana, nel comune di Montalto di Castro.

Per affrontare i problemi legati alla depurazione, Legambiente chiede che «Regione e amministrazioni comunali, di costa e entroterra, siano attive nella risoluzione dei deficit depurativi ancora presenti, per non compromettere una delle principali risorse di questo territorio, e iniziare a rilanciare l’economia turistica e del mare in chiave sostenibile».

Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico di Legambiente ha sottolineato che «Sulla sfida della depurazione si gioca il futuro del nostro Paese e di questa regione. L’obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è, bene specificarlo, è quello di individuare i punti critici di una regione e le pressioni inquinanti che ancora gravano sulla costa, analizzando il carico batterico che arriva in mare prevalentemente dalle foci di fiumi, canali o scarichi non depurati. È quindi un monitoraggio puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né Legambiente assegna patenti di balneabilità, ma restituisce comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni. Anche nel Lazio abbiamo quindi messo sotto osservazione prevalentemente foci di fiumi e torrenti, ma che si trovano in tratti di costa o su spiagge molto frequentate e che quindi possono diventare elementi di criticità per gli stessi bagnanti. Punti che, in molti casi, sono stati segnalati al nostro servizio Sos Goletta dagli stessi cittadini che chiedevano maggiori controlli su tratti di spiaggia e scarichi sospetti».

Secondo le ultime stime dell’Istat e del governo 3 italiani su 10  non sono ancora allacciati a fognature o a depuratori e il 40% dei nostri fiumi risultano gravemente inquinati. «Eppure  – dicono al Cigno Verde – sono passati dieci anni dal termine ultimo che l’Unione Europea ci aveva imposto per mettere a norma i sistemi fognari e depurativi, ma piuttosto di agire non abbiamo fatto altro che collezionare multe. A pagare l’immobilismo cronico delle istituzioni, quando siamo prossimi ormai alla terza sentenza di condanna prevista per gennaio 2016, saranno al solito i cittadini». Secondo il rapporto della “Struttura di missione” del Governo, per il Lazio, la multa sarà di 7 milioni di euro. Soldi che, così come per il resto d’Italia, sarebbe stato sicuramente più utile investire in depuratori e fognature.

Molti problemi riscontrati dai tecnici di Goletta provengono dall’entroterra, in particolare dal Tevere, dove poche settimane fa Legambiente denunciava la presenza di ben 12 scarichi non depurati solo a Roma. L’ultima procedura di infrazione dell’Ue del 2014 riguarda anche sei agglomerati urbani laziali: quello di Roma (con 2milioni 768mila abitanti equivalenti); di Anagni (20.267 a.e.), di Fontana Liri – Arce (9mila a.e.), di Monte San Giovanni Campano (9.100 a.e.), Orte (7.500 a.e.) e Piglio (4.800 a.e). «Questi agglomerati – spiegano gli ambientalisti – risultano non conformi all’art.4 in quanto non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceve un adeguato trattamento secondario. Un problema sicuramente ben noto in questa regione, visto che, secondo i dati Istat (2012) oltre il 40% dei reflui civili non viene adeguatamente trattato (non viene cioè sottoposto a un trattamento secondario e terziario) e apporta così il suo carico inquinante nelle aste fluviali o a mare. Grazie ai fondi della legge di Stabilità 2014, il ministero dell’Ambiente nel novembre scorso (con il decreto 271) ha finanziato 132 interventi nel Centro-Nord, proprio per risolvere i contenziosi con l’Ue. Alla regione Lazio sono stati destinati 16milioni e mezzo di euro per opere di collettamento e depurazione che ricadono negli agglomerati urbani di Vignanello, Canepina, Vallerano e Soriano nel Cimino

Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, sottolinea che «”Quest’anno con il passaggio di Goletta Verde abbiamo voluto raccontare come la valorizzazione del mare e il rilancio della sua economia in chiave sostenibile, viaggia attraverso salvaguardia e fruibilità, da ricercare con strumenti come la nuova buona legge regionale sul demanio marittimo, che prevede che almeno il 50% di costa sia spiaggia libera, il rilancio delle aree marine protette come sta avvenendo per le Secche di Tor Paterno e l’istituzione di nuove aree protette come quella che chiediamo a Santa Severa con il Monumento Naturale Antica Pyrgi. Le sfide d’ora in poi devono essere quelle di uno sviluppo sostenibile che punta alla valorizzazione della specificità del Lazio, quell’intreccio positivo e splendido tra natura, turismo, cultura e storia, da affiancare a scelte che guardino alla sostenibilità energetica, allo stop al consumo di suolo, alla corretta gestione di reflui così come dei rifiuti. La salvaguardia del nostro mare passa imprescindibilmente da questi fattori uniti alla risoluzione dei problemi di inquinamento, e sulla qualità delle acque è fondamentale la strutturazione di un nuovo Piano Regionale di Tutela delle Acque. Le nostre analisi però dimostrano che c’è tanto ancora da lavorare per rilanciare davvero le aree di pregio, investendo sul sistema depurativo e spendendo bene le risorse già pronte. I risultati che oggi presentiamo, focalizzano criticità specifiche nella provincia di Roma in particolar modo, ma anche in settori del Sud-pontino e della Tuscia laziale, dove continuiamo a trovare in piena stagione balneare troppi punti fortemente inquinati, tra foci e scarichi, ma anche nel bel mezzo di importanti e frequentate spiagge».