La più grande diga del mondo (se realizzata) mette a rischio un tratto consistente del Nilo

[4 giugno 2013]

Con i suoi 6.650 chilometri, il Nilo è il fiume più lungo del Pianeta*. Attraversa dieci Paesi, quattro dei quali hanno seri problemi di scarsità d’acqua. Il Bacino del Nilo copre un’area di circa 3 milioni di chilometri quadrati, abitata da 160 milioni di persone. Gli esperti affermano che il fiume non ha una portata sufficiente per soddisfare le esigenze di irrigazione di tutti i Paesi del Bacino. Le grandi dighe, sia quelle esistenti ma soprattutto quelle in fase di progettazione, si vanno a innestare in un contesto già a dir poco complesso.

A cominciare da quella che, una volta completata, diverrà la diga più grande del continente africano – almeno prima che nella Repubblica Democratica del Congo compaia la Grand Inga, dal costo preventivato di 80 miliardi di dollari. Il nome della diga etiope è quanto mai altisonante: Grand Renaissance Dam. Al momento è in fase di costruzione sul tratto del Nilo Blu che attraversa la regione etiopica di Benishangul-Gumuz, nella parte occidentale del Paese e vicino al confine con il Sudan. Un’opera controversa, capace di generare 6mila megawatt, i cui lavori sono stati affidati senza gara d’appalto all’impresa italiana Salini. A essere preoccupati sono soprattutto Sudan ed Egitto. Si stima infatti che il mastodontico bacino artificiale prodotto dalla diga potrebbe “bloccare” una volta e mezza il flusso di acqua prodotto dal Nilo Blu in un anno. In meno di un lustro i Paesi a valle si ritroveranno con effetti drammatici per l’agricoltura e le riserve idriche. Dopo un lungo tira e molla, i tre Stati interessati hanno deciso di istituire un gruppo di esperti indipendenti che dovrà studiare gli impatti dell’opera da tutti i punti di vista.

Ma intanto i lavori continuano, sebbene il fondamentale aspetto finanziario che fa da corollario al progetto presenti ancora delle vaste zone d’ombra. Lo scorso novembre il ministro dell’energia etiope, Alemayehu Tegenu, ha smentito l’esistenza di problemi legati alla mancanza di fondi, sebbene abbia ammesso che sui 4,8 miliardi di dollari necessari per realizzare la diga ne siano stati trovati poco meno di 300 milioni, il grosso raccolto tramite obbligazioni governative. Dietro l’angolo c’è il coinvolgimento cinese (di fatto in parte già assicurato) e una sorta di “contributo obbligatorio” da parte dell’intera cittadinanza.

La Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo, nonostante un passato infarcito di finanziamenti per opere di questo tipo, si sono ben presto sfilate, manifestando dubbi sulla fattibilità e l’opportunità del progetto. Jan Mikkelsen, il rappresentante del Fondo monetario in Etiopia, ha sottolineato come “l’opera vada ripensata per non drenare una larga fetta delle risorse economiche del Paese da destinare alle spese di ordinaria amministrazione”. Anche la Banca europea per gli investimenti, a dispetto da quanto riportato di recente su un articolo del Corriere della Sera, non fornisce alcun supporto economico al progetto.

Il ministro Tegenu ha comunicato che è completa solo per il 13 per cento, ma si è detto sicuro che sarà perfettamente funzionante entro il 2015, senza troppo curarsi dell’esito dei lavori della commissione indipendente. Si attendono sviluppi nei prossimi mesi, ma ormai che un tratto consistente del Nilo sia a forte rischio sembra proprio un dato di fatto.

Luca Manes, re:common per greenreport.it

*un recente studio brasiliano ritiene che il fiume più lungo al mondo sia in realà il Rio delle Amazzoni (considerando l’estuario come parte integrante del fiume), la disputa è ancora aperta, ma non cambia il senso della notizia