Il benessere del Pianeta passa anche dalle politiche sull’acqua

[4 settembre 2013]

Mentre è in corso a Stoccolma la Settimana Mondiale dell’Acqua che è dedicata in particolare alla cooperazione idrica, tema scelto dall’Onu per il 2013, l’Ocse in due nuovi rapporti stila una lista di consigli su come affrontare la questione dell’acqua in modo sostenibile nel medio periodo.

Due sono le emergenze da affrontare secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: l’accesso all’acqua potabile e quindi la gestione delle reti idriche e gli eventi estremi come inondazioni e siccità, fattori critici tutti influenzati dai cambiamenti climatici.

«Riformare i sistemi di gestione dell’acqua richiede tempo, impegno dei soggetti interessati e volontà politica, quindi l’azione deve cominciare adesso», sottolinea l’Ocse. «I Paesi che rinnovano la loro governance dell’acqua e mettono in atto le politiche necessarie per prepararsi al futuro potranno evitare di gestire le crisi in modo reattivo e più costoso». Quindi anche se con una percentuale di rischio è necessario imparare a convivere, secondo l’Ocse «i sistemi più resistenti e reattivi saranno più capaci di adattarsi alle nuove condizioni, con minori costi, e potranno risollevarsi dai disastri più rapidamente».

Per l’Ocse quindi è necessario al più presto mettere mano ai sistemi idrici, investendo risorse economiche, attraverso un processo suddiviso in tre fasi:  in primo luogo, conoscere il rischio idrico sia in materia di disastri naturali sia di accesso all’acqua potabile e il suo eventuale impatto, informando tutti i soggetti interessati; il secondo passo sarà poi affrontare il rischio considerando il rapporto costi-benefici di ogni intervento sul territorio. Ultimo passo gestire il rischio attraverso l’implementazione di un mix di politiche che riduca i pericoli e limiti le vulnerabilità, incrociando strumenti economici (incentivi o disincentivi), meccanismi di assicurazione anti-inondazione, efficienza nei prezzi dell’acqua e sviluppo di infrastrutture “green”.

Il percorso è condivisibile ma va sviluppato a livello globale e coordinato da un organismo sovraordinato come l’Onu, visto che il “benessere del pianeta” passa anche attraverso le politiche internazionali di governo dell’acqua. Del resto tra gli otto obiettivi di sviluppo del millennio vi è la necessità di dimezzare entro il 2015 la percentuale della popolazione ancora senza accesso all’acqua potabile, e anche se per molti l’obiettivo è già raggiunto, sono molte ancora oggi le popolazioni in difficoltà anche per condizioni igienico-sanitarie non adeguate.

Inoltre l’espansione demografica è in aumento con una popolazione umana che è costituita da più di sette miliardi di individui a cui, per la questione dell’accesso all’acqua e disponibilità idrica, è necessario aggiungere i numeri del bestiame. Gli animali utilizzati direttamente dall’uomo per i propri bisogni, a cui è necessario dare da bere, entrano nel conteggio dell’impronta idrica anche per il crescente consumo globale di carne la cui produzione richiede un utilizzo d’acqua molto superiore rispetto a diete vegetariane.

L’acceso all’acqua potabile è un limite allo sviluppo in molte aree del pianeta ma ciò è ancora più evidente nel continente africano dove le popolazioni sono sulla soglia della sopravvivenza perché senza acqua (ed energia) non possono nemmeno sviluppare l’agricoltura. È necessario quindi concentrare la cooperazione in questa parte del pianeta per non lasciarlo troppo indietro sotto il profilo sociale, ambientale, ed economico. In un contesto influenzato dai cambiamenti climatici è necessario sviluppare politiche di conservazione e corretta gestione della risorsa idrica con un maggior utilizzo delle fonti idriche non convenzionali nelle aree più ricche in base anche a quanto indicato dall’Ocse, ma vanno aggiunti interventi infrastrutturali per l’accesso nell’acqua e il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie nelle aree di maggiore deficit idrico e più povere.

Si tratta, nelle diverse situazioni, di investire risorse in un settore che può offrire un ritorno in termini di sostenibilità e che se governato con equità e rispetto delle popolazioni locali, può contribuire a migliorare il benessere del pianeta e dare un contributo per il raggiungimento di una auspicata pace globale.