Il Daesh attacca i turchi a Mosul, dove devono andare i soldati italiani

Renzi invia i soldati in Iraq, Obama ritira 18 F-15 dalla base di Incirlik

[17 dicembre 2015]

Turchi Iraq

Ieri lo Stato Islamico/Daesh ha per la prima volta attaccato militari turchi. I jihadisti neri hanno lanciato diversi razzi contro il  campo militare turco vicino a Mosul, nel nord dell’Iraq. Quattro soldati turchi sarebbero stati feriti, uno dei quali gravemente. Fonti turche dicono che i militari di Ankara hanno risposto al fuoco con tiri di artiglieria contro le posizioni del Daesh.

Il primo scontro tra Stato Islamico e Turchia in terra irachena avviene proprio in un’area vicina a quella  che fra qualche giorno dovrebbe presidiare il contingente italiano che il premier Matteo Renzi ha annunciato che invierà a difendere la messa in sicurezza della diga di Musul, un obiettivo che lo Stato Islamico/Daesh vuole riconquistare e che i militari turchi (e i loro alleati kurdi irakeni) vogliono controllare.  Praticamente le nostre truppe si andranno ad infilare in una delle aree più critiche e pericolose della guerra siriano/irakena, non male per un governo che fino a pochi giorni fa giurava che non si sarebbe fatto coinvolgere in operazioni di guerra sul territorio. A rendere ancora più preoccupante il quadro sono le fonti militari kurde, che hanno detto che l’attacco ai turchi in Iraq si inscrive nel quadro di una grande offensiva del Daesh contro e posizioni kurde a nord di Mosul, un’area dove la lotta per l’acqua e il petrolio si mischia pericolosamente .

Il campo militare turco attaccato è quello che ha provocato una crisi politico/diplomatica tra Bagdad ed Ankara, infatti l’esercito turco, violando la sovranità irakena, ha mandato circa 13 soldati, carri armati ed artiglieria pesante ad “addestrare” i peshmerga kurdi irakeni – che sono già molto efficienti per conto loro –   invadendo di fatto il 4 dicembre l’Iraq, visto che il Kurdistan irakeno semi-indipendente è ancora ufficialmente una regione dell’Iraq. Inoltre la città di Bachiqa, nella provincia di Ninive, dove sono state dispiegate le truppe turche, non fa parte del Kurdistan irakeno.  Quindi la Turchia, che ha abbattuto un bombardiere russo accusando Mosca di aver violato la sua sovranità per una violazione dello spazio aereo – se mai c’è stata –  durata ualche secondo, pochi giorni dopo è entrata con i suoi soldati in un Paese sovrano e ci ha realizzato una base militare senza nessun permesso.

Il presidente irakeno Fuad Massum aveva subito definite l’invasione «Violazione del diritto internazionale». Ankara ha risposto sprezzantemente che il dispiegamento di truppe era stato concordato con le autorità irakene e si è rifiutata di ritirare le sue truppe dalla regione. Il presidente del Kurdistan irakeno, Massud Barzani, si è schierato con I turchi (che intanto continuano ad attaccare i kurdi di sinistra in Turchia, Siria e nello stesso Iraq) e ha detto che il programma di addestramento dei sui peshmerga da parte dei turchi era stato concordato con il governo centrale di Bagdad.

Il primo ministri turco Ahmet Davutoglu, dopo aver confermato che non ha nessuna intenzione di ritirare i suoi soldati dall’Iraq del nord, ha aggiunto, rivolto sia allo Stato Islamico/Daesh che al governo irakeno dominato dagli sciiti: «Abbiamo preso tutte le misure necessarie contro gli attacchi al campo di Bachika. La presenza dei militari turchi sarà mantenuta. Abbiamo proceduto alla riorganizzazione ed abbiamo inviato rinforzi per proteggere il campo. I nostri militari non parteciperanno agi sconti (sic!). Sono stati dispiegati n Iraq unicamente con l’obiettivo di addestrare le forze locali. La legittimità della loro presenza non è in discussione».

Ma questa alleanza contro natura tra Turchia e kurdi (nome che Davutoglu non riesce nemmeno a pronunciare) continua ad essere vista come un’invasione dal governo irakeno che ha presentato una protesta ufficiale al Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma evidentemente la comunità internazionale (occidentale) non considera l’invasione di un pezzo di Iraq una violazione, cosa che è pronta a fare per molto meno quando sono in ballo Paesi meno potenti e “amici”.  .

Intanto, mentre Renzi annuncia l’invio di soldati italiani in Iraq, Barack Obama che gli ha chiesto di fare questo pericoloso passo su un terreno scivolosissimo e minato,  ritira 12 caccia F-15 Eagle e 6 cacciabombardieri F-15 Strike Eagle dalla Turchia, dove li aveva inviati solo un mese fa per combattere il Daesh in Siria ed Iraq.

A dirlo è Deutsche Welle che sottolinea che la decisione di richiamare gli F-15 è stata presa il giorno dopo la visita del ministro della difesa USA, Ashton Carter, alla base militare turca di Incirlik. Secondo il Pentagono si tratta solo di una semplice coincidenza e questo ritiro non comporta nessun minore impegno nella lotta contro il Daesh.

Gli USA a Incirlik hanno ancora 12 caccia A-10, droni e aerei da rifornimento. Gli  F-15 ritirati servivano ad americani e turchi per operazioni in Siria e per controllare da vicino gli aerei russi.